Antisemitismo, tensione sul ddl
Il testo, già approvato in Senato, approderà in aula il 2 ottobre. Critiche da M5s e Avs: legge bavaglio, non si potrà criticare Israele. Pd diviso

In un clima politico ancora acceso, l’iter parlamentare del ddl sull’antisemitismo procede a piccoli passi. Ieri si è chiusa senza votazioni la seduta in commissione Affari costituzionali alla Camera: la discussione generale era iniziata, ma l'esame si è fermato dopo che la sottosegretaria Giuseppina Castiello (Lega) ha dovuto lasciare la commissione per impegni istituzionali. Oggi è previsto un Ufficio di presidenza per mettere a punto il nuovo calendario: l’ipotesi è che il voto slitti alla prossima settimana. L’obiettivo, spiegano fonti parlamentari, resta quello di completare l'esame in tempo per l'approdo del provvedimento in Aula, calendarizzato giusto ieri per il prossimo 2 ottobre.
Lo slittamento del voto in commissione non è piaciuto alle opposizioni, che paventano un «ingorgo di provvedimenti» e ritengono che i tempi diverranno «troppo stretti» per portarli in Aula secondo il calendario previsto. «Nonostante ci fossero già i pareri del Governo, il voto è stato rinviato - lamenta Filiberto Zaratti, capogruppo di Avs in commissione -. Per noi va bene, quel testo non ci piace affatto. Ma politicamente notiamo che Vannacci detta l’agenda della destra». A marzo il ddl aveva incassato il primo via libera del Senato (105 voti favorevoli, 24 contrari e 21 astenuti, coi sì compatti del centrodestra oltre ad Azione e Italia viva), ma le opposizioni si erano spaccate (M5s e Avs avevano votato no, mentre il Pd si era astenuto, con l’eccezione di alcuni sì dell’ala riformista). Poi, a settembre, ha preso il via l’esame del provvedimento nelle commissioni di Montecitorio, fra tensioni politiche e sociali. In generale, l’obiettivo del testo è di rafforzare gli strumenti di contrasto ai fenomeni di odio antiebraico, ma su alcuni aspetti fra i partiti c’è ancora disaccordo. Il punto più contestato riguarda l'adozione della definizione operativa di antisemitismo stilata dall’International Holocaust Remembrance Alliance: in parte delle opposizioni, c’è la preoccupazione che così possa essere compressa la legittima critica politica delle azioni del governo israeliano. E, fra gli emendamenti in commissione, ce n’è uno, presentato da Pd, M5s e Avs, in cui non si considera antisemitismo «l’espressione della libera critica alle azioni politiche del governo dello stato di Israele». Esponenti dei suddetti partiti hanno sottoscritto pure un’altra proposta di modifica, in cui si chiede di adottare - al posto della definizione di antisemitismo dell'Ihra - la formulazione della Jerusalem Declaration on Antisemitism. Al momento, la contrarietà di Avs e M5s rimane. Mentre nel Pd, dopo l’astensione di marzo a Palazzo Madama, continua a non esserci una posizione comune: l’ala più critica, guidata da Laura Boldrini, spinge per il no al ddl; la segreteria è orientata all'astensione; i riformisti sono ancora per il sì. Si va dunque verso una riunione in cui cercare un’intesa, prima del voto di ottobre in aula: «Mi auguro che, quando il gruppo Pd discuterà, prevalga la ricerca della più ampia convergenza parlamentare», ragiona Piero Fassino, promotore di Sinistra per Israele e convinto che «l’antisemitismo non è una bandiera di parte» e che sul ddl «si dicono cose infondate. Non è vero che vieterà critiche a Israele e non contiene norme liberticida, né sanzioni penali».
Fuori dai Palazzi, intanto, non si fermano le proteste: ieri in piazza Montecitorio si è tenuto - non senza qualche tensione - un sitin, organizzato da 250 sigle contrarie al ddl. Una maratona oratoria accompagnata dallo sventolio di bandiere della Palestina, cartelli per lo «stop al genocidio» e vessilli di Hamas ed Hezbollah, col capogruppo di FdI Galeazzo Bignami che chiede ai leader di Pd e M5s, Elly Schlein e Giuseppe Conte, di «prendere le distanze» dal sit-in e il console onorario di Israele per Toscana, Emiia e Lombardia Marco Carrai che dà mandato ai legali di denunciare chi sbandierava «per apologia del terrorismo ». Nelle stesse ore, si è fatta sentire la presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Livia Ottolenghi: «Nessun bavaglio, nessuna censura, nessuna repressione. Si può dissentire da una proposta di legge, ma manomettere i fatti è inaccettabile».
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