Con la vittoria di AfD ora le persone disabili come me hanno paura

L’idea di scuole separate per i disabili sostenuta dal partito tedesco vittorioso in Sassonia-Anhalt sarebbe un passo indietro pericoloso. E preoccupa il sostegno dall'Italia
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September 11, 2026
Con la vittoria di AfD ora le persone disabili come me hanno paura
Florian Schroeder e Jan Scharfenort, membri del partito Alternativa per la Germania (AfD) e del parlamento regionale della Sassonia-Anhalt/ REUTERS
Caro direttore, lunedì mattina, migliaia di bambini e bambine con disabilità che vivono in Sassonia-Anhalt si sono risvegliati col rischio concreto di essere strappati alle loro classi, ai loro compagni, ai loro professori ed essere confinati in scuole speciali separate. In quel Laender, infatti, AfD si trova a un passo dalla maggioranza assoluta e il suo leader regionale, Ulrich Siegmund, potrebbe riuscire a governare e a realizzare la proposta di abolire ogni forma di scuola inclusiva, perché – dice – «i bambini con disabilità devono tornare a studiare esclusivamente nelle scuole speciali (Förderschulen), dove possono ricevere un'assistenza separata e dedicata, liberando le scuole ordinarie da questo carico».
È difficile spiegare con le parole ciò che provo constatando che oltre il 44% dei cittadini sassoni recatisi alle urne (affluenza altissima, oltre il 75%) abbia ascoltato tali parole e, ciononostante, abbia accordato il proprio voto ad AfD. Io appartengo alla prima generazione di bimbi con disabilità che ha potuto godere del modello italiano di scuola inclusiva, studiato e ammirato in tutto il mondo. Se nel 1977 il nostro Paese non avesse definitivamente abolito le classi differenziali, la bambina segregata in una scuola speciale sarei stata io. Grazie al coraggio e alla scelta lungimirante del Parlamento italiano che, qualche anno prima dell’inizio delle mie elementari, approvò la Legge 517, la mia vita è stata invece completamente diversa: dopo la fine della scuola dell’obbligo, ho avuto la possibilità di frequentare il liceo, laurearmi, diventare avvocata, costruire una bella carriera e avere poi l’immenso onore di servire il mio Paese ricoprendo cariche elettive in tutte le istituzioni italiane, Comune, Consiglio Regionale, Parlamento.
Nulla di tutto ciò sarebbe stato possibile se non fossi cresciuta in una scuola che mi ha consentito di confrontarmi con le infinite diversità dei miei compagni, imparando però a riconoscermi pari a loro nei diritti e nei doveri, di sviluppare il mio potenziale, sentendomi degna di un investimento sulle mie capacità, di maturare la consapevolezza di poter chiedere anche io occasioni e strumenti adeguati per costruire il mio progetto di vita, senza limitarmi nelle aspirazioni. Una scuola, insomma, che a me bambina ha mandato un messaggio chiaro e forte: tu conti, non devi vergognarti delle tue fragilità e il tuo Paese crede nelle tue potenzialità perché vede ciò che puoi realizzare, molto prima di ciò che non riesci a fare. Qualcuno sosterrà che “dipende dalla disabilità”, che “in certi casi, è meglio tenere il bambino con disabilità in situazioni protette”. La mia domanda a costoro è: protetti da cosa?
La tesi per cui, segregando gli alunni con disabilità, ci si libererebbe da uno dei fattori che impediscono alle scuole di «formare le eccellenze del futuro» (così Björn Höcke, leader dell'AfD in Turingia) non è solo indegna, ma anche falsa. Come ampiamente riconosciuto dalla ricerca pedagogica, da Vygotskij in poi, e successivamente dimostrato dalle neuroscienze, l'apprendimento è un processo sociale. Per questo, vivere quotidianamente in un contesto eterogeneo accelera la maturazione cognitiva di tutti gli studenti, favorendone la capacità di decodificare le esigenze altrui, di modulare le proprie competenze, attitudini e comportamenti nell’ambiente sociale, di sviluppare una mentalità orientata alla ricerca di soluzioni creative per problemi complessi.
Quando sento le proposte di AfD risuonare nelle sciagurate parole dell’On. Vanacci, secondo cui «dividere gli studenti in classi con caratteristiche separate in base alle loro abilità e disabilità aiuterebbe sia i più brillanti sia i più fragili a ricevere un supporto mirato», un brivido mi corre lungo la schiena. Così come sono atterrita quando vedo Matteo Salvini, Ministro della Repubblica, rallegrarsi di fronte alla vittoria di AfD. Quasi che il destino dei bambini e delle bambine con disabilità della Sassonia fosse un mero inciampo, un dettaglio su cui si può sorvolare pur di fare propaganda, sperando di poter recuperare un po’ di consenso qui in Italia, cavalcando l’onda nera che sembra montare in Germania e in Europa. Ieri, ho ricevuto tanti messaggi sgomenti da parte di attivisti e attivisti con disabilità. Per la prima volta da anni, nelle loro parole ho sento paura vera. Per questo, di fronte a questa ascesa di un’ideologia neonazista che rischia di impestare tutta l’Europa, non sono più ammessi silenzi, ambiguità, collusioni, distinguo, prese di distanza parolaie a cui non seguano rotture di rapporti e alleanze di governo. Gli elettori di centrodestra che credono ancora nell’Italia civile che cinquant’anni fa ha scelto di non segregare me e tanti bambini e bambine con disabilità si ricordino che i bimbi della Sassonia potrebbero essere i loro figli e che la Storia ci giudicherà.
Avvocato e consigliera regionale di Italia Viva in Regione Lombardia

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