Francesco, il clandestino che ci apre occhi e cuore
Secondo un racconto da Tommaso da Celano, una volta il Santo si imbarcò di nascosto su una nave, ma la sua presenza fu di giovamento per tutti. Una vicenda che può parlare all'Europa di oggi
Un curioso racconto di Tommaso da Celano svela un aspetto inedito di san Francesco. L’agiografo narra, infatti, che, desideroso di recarsi in Siria, questi s’imbarcò su una nave, ma, in forza dei venti contrari, finì per ritrovarsi in Dalmazia. Poiché non vi era nessun altro bastimento che facesse rotta verso le terre d’Oltremare, cercò di salire a bordo di una nave diretta ad Ancona, tuttavia i marinai si opposero alla sua richiesta, «perché i viveri erano insufficienti. Ma il santo, fiducioso nella bontà di Dio, salì di nascosto sull’imbarcazione con il suo compagno». A quest’azione clandestina, seguì l’evento miracoloso: sopraggiunse, infatti, un tale che consegnò a un membro dell’equipaggio delle vivande, dicendogli di portarle «a quei poveretti che sono nascosti nella nave, ogni volta che ne avranno bisogno». E così accadde: scoppiò una furiosa burrasca che portò i rematori fuori rotta, allungando in tal modo i tempi del percorso; i viveri furono consumati tutti, eccetto quelli di Francesco, «i quali si moltiplicarono talmente, che, essendovi ancora molti giorni di navigazione», furono in grado di soddisfare le necessità di tutti finché non giunsero in porto».
Come si siano svolti con precisione gli avvenimenti è difficile dirlo: in effetti, non è semplice comprendere dove sia la linea di confine tra i fatti storicamente accaduti e le amplificazioni introdotte dall’agiografo. Quel che sembra certo è che il santo si trovò su quella nave non come persona regolarmente a bordo, ma nella condizione di clandestino, la cui presenza, alla fin fine, fu di giovamento a tutti. Oggi si discute molto sulla questione dei migranti giunti irregolarmente da altri Paesi. Si alzano muri, s’invocano rimpatri anche forzati, si minaccia con facilità e i politici che mostrano i muscoli ne traggono un immediato consenso; se ne trae l’impressione di essere come in un gioco (che, purtroppo, gioco non è), nel quale vince chi riesce ad essere più cattivo. Eppure, stando al racconto di Tommaso, fu proprio grazie a un clandestino, a uno che si era imbarcato illegalmente, che tutti i naviganti riuscirono a salvarsi: quel clandestino, in definitiva, finì per rivelarsi una risorsa. Qualcosa di analogo mostra anche la vicenda di un altro frate umbro, Giordano da Giano, il quale aveva una paura matta di recarsi in Germania, convinto com’era che i tedeschi fossero tutti massacratori dei poveri frati. Malgrado ciò, finì per ritrovarsi proprio in Germania, perché le vie del Signore e la sua creatività sono infinite: là Giordano rimase per oltre quarant’anni, senza che nessuno gli facesse la pelle, e la preziosa Cronaca che egli ci ha lasciato mostra che non tutti i tedeschi erano crudeli così come non tutti i forestieri si recavano in Germania per fare del male. Lo stesso, a ben vedere, può dirsi ai nostri giorni: quanti degli extraeuropei che, tra tanti timori, bussano alle porte del Vecchio Continente costituiscono invece una risorsa preziosa per il suo futuro? Eppure, l’Europa, ahimè, sembra sempre più somigliare alla figura di Ebenezer Scrooge prima che il suo cuore duro si sciogliesse…
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