Perché la Bce ha deciso di alzare i tassi dello 0,25. Impennata dell'inflazione, ma l'economia tiene

A pesare soprattutto la guerra in Ucraina e gli aumenti dei prezzi energetici. Lagarde non commenta voci di un suo passaggio al World Economic Forum. Alle estreme destre: «Euro mai così popolare»
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September 10, 2026
Perché la Bce ha deciso di alzare i tassi dello 0,25. Impennata dell'inflazione, ma l'economia tiene
La presidente della Bce Christine Lagarde parla alla stampa insieme al presidente della Bundesbank Joachim Nagel/ Reuters
Come ampiamente previsto, il Consiglio direttivo della Bce, riunito questa volta a Berlino, ha deciso di rialzare i tassi di 25 punti base. I tassi di interesse sui depositi presso la banca centrale, sulle operazioni di rifinanziamento principali e sulle operazioni di rifinanziamento marginale passeranno dunque dal 16 settembre, rispettivamente, al 2,50%, al 2,65% e al 2,90%. Una decisione, ha sottolineato la presidente Christine Lagarde, che «è stata unanime» ed era «scontata» visto il rialzo dell’inflazione. «Il conflitto in Medio Oriente – ha dichiarato Lagarde – continua a generare pressioni sull’inflazione, che dovrebbe mantenersi su livelli ben al di sopra dell’obiettivo (il 2% ndr) per un periodo prolungato». La Bce prevede infatti un’inflazione media al 3% nel 2026 (qui invariato rispetto alle previsioni di giugno), al 2,5% nel 2027 e al 2,1% nel 2028 (per questi due anni vista al rialzo sulla previsione rispettivamente di 2.3% e 2.0%). Positivo, l’aumento anche delle previsioni di crescita: ora siamo allo 0,9% per il 2026, all’1,4% nel 2027 e all’1,5% per il 2028. Per i primi due anni un miglioramento rispetto alle previsioni di giugno (0,8% nel 2026 e 1,2% nel 2027). Questo, spiega la Bce nel comunicato, riflette «principalmente una capacità di tenuta dell’economia dell’area dell’euro maggiore delle attese». «L'economia – ha commentato Lagarde, che ha parlato di «sorpresa» – ha dimostrato di essere resiliente nel secondo trimestre nonostante i venti contrari derivanti dallo choc energetico. La crescita è stata ampia tra i diversi Paesi e settori ed è probabile che questo andamento sia proseguito anche nel terzo trimestre».
Le prospettive restano tuttavia incerte. «I rischi per le prospettive di crescita – ha spiegato – sono al ribasso. Questo è dovuto, in particolare al conflitto in Medio Oriente e agli sviluppi nella guerra ingiustificata della Russia contro l’Ucraina». E al tempo stesso i rischi sono al rialzo per l’inflazione. Sia per la guerra in Ucraina, sia per l’energia. «Lo choc energetico – ha dichiarato la presidente – potrebbe intensificarsi ulteriormente e i suoi effetti su altri prezzi e salari potrebbero rivelarsi più forti di quanto attualmente atteso. In particolare, potrebbero crescere i prezzi del gas nel caso di ulteriori disturbi alle forniture o un inverno insolitamente freddo a fronte di riserve basse». E poi ci sono i dazi, con possibile impatto sulle catene di approvvigionamento e infine i disastri climatici legati dal fenomeno di “El Niño”, che potrebbero far salire i prezzi degli alimenti. 
Su possibili nuovi aumenti la Bce ovviamente non si sbilancia, «non ci impegniamo – ha dichiarato Lagarde – su particolari percorsi», la banca insomma continuerà a basarsi sui dati. Comunque, ha sottolineato la francese, «siamo determinati a raggiungere il nostro obiettivo». Secondo l’agenzia Reuters, mentre i mercati finanziari hanno già calcolato un ulteriore aumento quest’anno più uno o due nel 2027, la maggior parte degli economisti invece ritiene che questo sarà l’ultimo per un lungo periodo. La ragione: le condizioni finanziarie sono già divenute più strette per via dei forti aumenti già registrati sui titoli a lungo termine, a livelli mai visti dalla crisi finanziaria globale del 2008. 
Lagarde, infine, ha respinto le domande su un suo nuovo possibile incarico a breve (La Neue Zürcher Zeitung ha parlato della sua disponibilità ad accettare la carica di presidente del World Economic Forum nel corso del 2027). «Quando ci sarà qualcosa da riferire su di me – ha detto ai cronisti – lo saprete per primi. E al momento non c’è niente da riferire». E non è mancato neppure un riferimento al trionfo dell’estrema destra di AfD in Sassonia-Anhalt. «Sono preoccupato» ha tagliato corto il presidente della Bundesbank Joachim Nagel, che ha fatto da anfitrione alla riunione, citando il rischio che gli investitori esteri «saranno riluttanti a fare affari qui in Germania». «Comunque – ha dichiarato Lagarde per parte sue, a proposito delle posizioni anti-euro delle estreme destre d’Europa –l’euro non è mai stato tanto popolare quanto ora, l’82% lo sostiene». 

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