L'aborto e quella menzogna: eppure stasera pregherò per Emma Bonino
Il ventre gonfio di una donna non è una cosa, è un bambino. Fu sbagliato, da parte sua, farsi paladina solo di una parte. Ora sarà il buon Dio a leggere nel cuore di questa nostra sorella

Non è stata una persona qualsiasi, Emma Bonino. Non sta a me fare una sua ulteriore biografia, in questi giorni ne sono apparse tante e tante altre appariranno nei mesi che verranno. Quando si combatte per un ideale, si va avanti senza paura, si è caparbi e determinati è sempre un bene. Forse nel futuro – ma già oggi – rimpiangeremo le antiche battaglie combattute dai nostri padri a fronte di tanta parte di gioventù che i moderni mezzi di comunicazione e di intrattenimento tendono ad appiattire. So che la Bonino si è sempre dichiarata atea e anticlericale. Essere anticlericale non fa problema. Sull’ateismo, invece, mi guarderei bene dal pronunciarmi. Troppe volte ho visto e letto che nel tempo della vecchiaia, della sofferenza, della solitudine, delle incomprensioni, quando la morte inizia a passeggiare sorniona nella tua camera da letto e ti tiene sveglio fino all’alba, tante antiche convinzioni lasciano il tempo che trovarono. Ateismo e vera fede in Dio hanno i confini più incerti di quanto possiamo credere. A chi, come noi, si professa cristiano e cattolico, viene chiesto oggi di pregare per la sua anima come per quella di ogni essere umano che s’ inoltra nel Mistero. Una cosa, in questo momento, vorrei dire.
Tra le tante battaglie combattute dalla Bonino una in particolare ha assunto un valore del tutto particolare: quella sull’aborto. Aborto, cioè uccisione di un essere umano nelle primissime fasi della sua meravigliosa e unica esistenza. Vero è che nei tempi più remoti l’aborto è stato praticato e nelle forme più pericolose per la donna. Vero è che tante donne hanno dovuto dire addio alla vita per aver abortito in modo clandestino. Vero è che i tempi chiedevano e pretendevano per la donna più spazi, più autonomia, vera autodeterminazione. Ci siamo arrivati, finalmente, anche se la storia dei moderni femminicidi ci dice che la cervice di certi maschi è dura. La storia si giudica con criteri storici. Si procede lentamente. Passo dopo passo si trova la strada da imboccare. Gradino dopo gradino si sale la scala della vita. Parlare di aborto, però, vuol dire immergersi in un mondo che spaventa. O che avrebbe dovuto spaventare.
Discutere di aborto dovrebbe fare tremare i polsi a tutti, credenti e non credenti, donne incinte e maschi responsabile di quella gravidanza, legislatori ed elettori, chiese e parlamenti, gente comune e professori universitari. Il motivo è sotto gli occhi di tutti: uno dei protagonisti di questo discorso o di questa battaglia non potrà mai dire la sua. Non potrà mai interferire, mai difendersi, mai obiettare, mai tirarci una pietra in testa. È troppo piccolo. Chiede solo di essere accolto. Chiede solo di essere amato. Promette tanto in cambio di poco. Come la befana arriva con un carico di regali meravigliosi a patto che tu gli apra la porta. Non è vero che i problemi che porta sono irrisolvibili. Non è vero che la sola soluzione sia la sua eliminazione. Non è vero che insieme a lui nella fogna affogheranno anche i tuoi problemi. Non è vero. Ce lo hanno fatto credere. A furia di insistere, ripetere, martellare, mentire, ci hanno convinto che una sola è la protagonista della gravidanza: la donna col ventre gonfio. Quel ventre gonfio non è una cosa, non è una malattia, non è un cancro maligno, è un bambino. Non è vero, dunque, che la donna incinta sia la sola protagonista, questa è stata una grande menzogna. E di questa menzogna, Emma Bonino si è fatta paladina.
S’iniziò con la necessità di poter abortire dopo uno stupro o in presenza di un feto malformato. Si portarono in televisione storie strappalacrime. Poco tempo dopo si andò oltre. Poi ancora, ancora, ancora. La domanda la pongo senza enfasi, senza rancori e senza reticenza: quanti nostri figli potevano essere strappati alla fogna maledetta? Siamo arrivati a praticare aborti – chirurgici o farmacologici che siano - come contraccettivi. Penso, spero e prego che nelle ultime ore della sua vita, Emma Bonino abbia potuto riflettere su questo aspetto, per quanto mi riguarda il più importante in assoluto, dell’influenza che ha esercitato, insieme a Pannella e company, sulla cultura italiana delle nuove generazioni. Sulla nostra vita possiamo e dobbiamo discutere. Quando si parla e si legifera della vita altrui dobbiamo toglierci i calzari, inginocchiarci e baciare il terreno su cui poggiamo i piedi. È terra sacra. Bambini chiamati alla vita e poi eliminati, abbiate pietà di noi. Figli nuovi di questa vecchia umanità bella e drammatica che gettammo nella fogna illudendoci di essere più liberi e felici, perdonateci. Possiamo sempre ritornare sui nostri passi per rivedere le nostre scelte. Senza paure e senza strepitii, possiamo guardarci dentro e chiarire a noi stessi se siano state dettate dalla necessità, dall’amore, dall’orgoglio, dall’egoismo o dagli ordini di scuderie. Per quanto mi riguarda, nella Messa di stasera, pregheremo per Emma Bonino e la consegneremo nelle mani del buon Dio che meglio di tutti sa leggere nel suo e nei nostri cuori.
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