Tutto pronto in India per i Brics, il coacervo di Paesi in cerca di (una difficile) unità
di Luca Miele
Già arrivato il presidente russo Putin, domani tocca a Xi. Sul tavolo dei lavori i conflitti in atto e la crisi energetica globale

È arrivato il presidente russo Vladimir Putin. Domani toccherà al "collega" cinese Xi Jinping. Da domani per due giorni, ospitando il vertice annuale dei Brics, New Delhi si ritrova a essere la capitale dell’“altro” mondo, quello che - almeno sulla carta - vuole costruire un ordine alternativo all’attuale, egemonizzato dagli Usa e sempre più in frantumi dopo le guerre in Ucraina e Iran. Saranno proprio i dossier relativi ai conflitti in corso – e alla crisi energetica che ne è scaturita – a “occupare” gli undici leader mondiali (tra questi ci saranno i rappresentanti di Iran, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti), accorsi nella capitale indiana per partecipare ai lavori che si svolgeranno sotto la regia del “padrone di casa”, il primo ministro Narendra Modi.
Un coacervo di nazioni, un peso economico e demografico enorme (e crescente), una matassa di interessi spesso contrastanti, vocazioni e ambizioni plurime. I Brics sono tutto questo. L’interrogativo che preme sull’agenda dei lavori: l’organizzazione troverà un punto di sintesi? La posizione dell’Iran potrà mai “armonizzarsi” con quella dei sauditi? E Cina e India – che hanno intrapreso un percorso di avvicinamento, testimoniato proprio dal viaggio di Xi in India, il primo da sette anni - saranno in grado di gestire le annose dispute lungo il confine himalayano e trovare una quadratura su temi caldi, come il commercio?
“La questione cruciale – scrive il sito di analisi Modern Diplomacy - è se i Brics saranno in grado di sfruttare il potenziale dei membri per creare istituzioni e meccanismi di collaborazione che soddisfino le esigenze e gli interessi dei diversi Paesi, imprese e banche”. Insomma la questione principale “non è se i Brics svilupperanno un approccio geopolitico comune, ma se saranno in grado di semplificare le problematiche di cooperazione per entità con interessi economici e capacità istituzionali così divergenti”.
Tre sono gli “elementi” che caratterizzano oggi l’organizzazione. Primo: siamo all’incrocio tra Paesi “energivori” - la Cina è il più grande importatore di petrolio al mondo, tallonata dall'India al secondo posto – e nazioni che “vendono” energia: l'Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti sono grandi esportatori di petrolio, l'Iran, pur “ammaccato” dalla guerra, rimane un importante produttore di idrocarburi.

Secondo elemento. I Brics si stanno sempre più “asianizzando”. Come scrive Asia Times, “sei degli undici membri – Cina, India, Indonesia, Iran, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti – sono asiatici. In termini di potere d'acquisto, rappresentano circa l'83% del Pil dei Brics, o il 90% includendo la Russia transcontinentale, con la sola Cina che contribuisce per il 58%. Cina e India insieme rappresentano il 71% della popolazione del blocco e il 74% del suo PIL. Complessivamente, i Brics rappresentano circa il 40% del Pil globale e quasi la metà dell'umanità”.
Terzo elemento, quello più “difficile” da maneggiare. Il pluralismo strategico sarà una costante intramontabile dei Brics: pensare che l’organizzazione possa sfociare, un giorno, in una alleanza stabile e univoca è una prospettiva semplicemente utopica. Molto dipenderà dall’atteggiamento e dalla posizione del soggetto che continua a essere egemonico sulla scena globale: gli Stati Uniti.
Come scrive il think tank Usa Quincy Institute for Responsible Statecraft, “Washington oscilla tra due posizioni controproducenti riguardo ai Brics: da un lato, un rifiuto sprezzante, dall'altro, un'eccessiva enfasi sulla minaccia rappresentata dai presunti tentativi dei Paesi emergenti di de-dollarizzazione. Ma più gli Stati Uniti ostacolano il quadro multilaterale, più rafforzano la logica stessa – la necessità di proteggersi dall'imprevedibilità americana e dall'incertezza globale – che alimenta la crescita del gruppo dei Brics”.
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