I cristiani del Pakistan chiedono giustizia per Saba, uccisa a 21 anni
La giovane è stata uccisa a Rawalpindi il 3 settembre. I sospetti cadono su un vicino musulmano, Adnan Butt, che da tempo rivolgeva a Saba avances che lei aveva respinto

Una cristiana di 21 anni, Saba Mehboob, è stata uccisa da colpi di arma da fuoco nella casa di famiglia a Rawalpindi la notte del 3 settembre. Le indagini sono in corso ma i sospetti cadono su un vicino musulmano, Adnan Butt, che da tempo rivolgeva a Saba avances che la giovane aveva respinto. Per la famiglia e vari testimoni il rifiuto sarebbe alla base delle circostanze che hanno portato all'aggressione mortale. La polizia ha emesso un mandato di cattura nei confronti di Butt: secondo la ricostruzione delle autorità l’uomo sarebbe entrato nell'abitazione della famiglia di Saba armato di pistola e le avrebbe sparato alla fronte, uccidendola sul colpo.
In seguito all'omicidio, il fratellastro adolescente della vittima, presente al crimine, sarebbe stato sequestrato per quasi 24 ore e minacciato di morte da Butt e da un suo complice se avesse riferito quanto accaduto. È stato inoltre riferito che avrebbe subito pressioni affinché si assumesse la responsabilità dell'uccisione della sorella. Una circostanza che ha lasciato la famiglia, già straziata dal dolore, nel timore per la propria incolumità. In un risvolto significativo della vicenda, il ministro federale della Giustizia e dei diritti umani, Azam Nazeer Tarar, quando ha saputo dell'uccisione di Saba Mehboob si è messo in contatto con l'ispettore generale della Polizia del Punjab, provincia dove è avvenuto il crimine e che ospita i due terzi della comunità cristiana del Pakistan (complessivamente 3,3 milioni di battezzati su una popolazione di 260 milioni). All’ispettore il ministro ha sollecitato indagini approfondite che portino in tempi brevi all’arresto e al giudizio dell’omicida e di eventuali complici. L’organizzazione Centre for legal aid, assistance and settlement, che segue la vicenda e sostiene la famiglia sul piano legale, ha esortato il dicastero di cui Tarar è a capo a continuare a monitorare il caso per favorire a azioni concrete.
«Questo è un passo importante, ma ora deve tradursi in azioni concrete. La famiglia necessita di protezione, le indagini devono essere condotte senza timori né parzialità e tutti i responsabili devono essere assicurati alla giustizia», ha segnalato il gruppo in un comunicato.
«Saba era una giovane donna cristiana. Aveva diritto alla stessa tutela della vita, della dignità e della sicurezza garantita a ogni altro cittadino. La sua famiglia merita la stessa protezione e lo stesso accesso alla giustizia di qualsiasi altra famiglia in Pakistan – ha sottolineato il presidente dell’organizzazione, Nasir Saeed –. Ottenere giustizia per Saba significa accertare la verità, proteggere la sua famiglia e chiamare a rispondere delle proprie azioni tutti coloro che attraverso il giusto processo risulteranno colpevoli. Dal suo sacrificio deve emergere con chiarezza che le vite, la dignità, la sicurezza e i diritti dei cristiani del Pakistan contano e che la legge esiste per proteggere anche loro».
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