Joseph pensava di andare in Polonia, si è trovato a combattere in Ucraina: «Noi, schiavi di guerra per Mosca»

Amnesty denuncia la tratta dei combattenti attraverso il reclutamento forzato dall'Africa con false offerte di lavoro. Zelensky in Canada chiede sistemi di difesa
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September 11, 2026
Joseph pensava di andare in Polonia, si è trovato a combattere in Ucraina: «Noi, schiavi di guerra per Mosca»
Bombardamenti a Kramatorsk, nella regione del Donetsk / REUTERS/ /Anatolii Stepanov
Joseph pensava di andare in Polonia. Autista di camion, sudafricano, alla fine del 2025 aveva risposto a un annuncio online per un lavoro ben pagato. Ha scoperto troppo tardi che la destinazione era la trincea. Come lui decine di altri dalle regioni più povere del mondo per quella che appare come la “tratta degli schiavi di guerra”. Amnesty International ha raccolto nuove testimonianze e corroborato le inchieste giornalistiche che avevano individuato il meccanismo con cui Mosca si approvvigiona di carne da cannone. Un dossier diffuso non a caso da Nairobi, la capitale keniota da dove sono partite persone attirate da allettanti proposte di lavoro. E questo mentre le forze russe hanno intensificato la campagna aerea contro città, infrastrutture e nodi logistici ucraini. A Kiev un drone ha colpito una stazione di servizio, provocando quattro feriti; a Dnipro è stato centrato lo stabilimento di olio di girasole della statunitense Bunge, con 2 morti e 5 feriti. A Pavlohrad, importante snodo verso il fronte orientale, si contano quattro morti e circa 60 feriti; altri attacchi hanno colpito Mykolaiv e Sumy. Il presidente Zelensky è in Canada per ottenere nuovi sistemi e sostegno energetico. Ottawa ha annunciato un ulteriore pacchetto, mentre l’Ucraina lavora con gli alleati all’acquisto di circa mille missili Patriot, molti dei quali però arriveranno solo nei prossimi anni. Troppo tardi per affrontare quello che si annuncia come il peggiore inverno di guerra. Sul piano diplomatico, nessuna svolta dopo la telefonata Trump-Putin e la missione Witkoff-Kushner. Il Cremlino parla ancora di possibile riapertura dei colloqui, ma resta irrisolto il nodo territoriale, con Mosca che punta al controllo completo del Donbass. Intanto l’Ucraina amplia gli attacchi in profondità: droni navali su Sochi, un raid rivendicato contro un impianto del gas in Siberia e nuove esplosioni segnalate in Daghestan. Ma sul terreno non si registrano sfondamenti decisivi.
Proprio dal fronte arriva l’eco degli “schiavi di guerra”. La storia del camionista sudafricano Joseph è stata ricostruita da Amnesty attraverso il racconto della moglie. Una donna che si faceva chiamare Anzhelina aveva curato via WhatsApp ogni dettaglio. Quando gli dissero che il volo sarebbe atterrato a Mosca, la spiegazione sembrò plausibile: avrebbe ritirato lì il camion per poi guidarlo verso Varsavia, nell’Europa dei suoi sogni, dove avrebbe fatto base. All’arrivo, niente Polonia, niente camion. Prelevato da alcuni sconosciuti che gli presero ogni cosa, Joseph scoprì la verità: sarebbe diventato un soldato. È una delle molte denunce raccolte nel nuovo rapporto di Amnesty International sul reclutamento di cittadini stranieri da parte della Russia per la guerra in Ucraina. Il dossier cita dati diffusi dalle autorità ucraine: ad aprile 2026 sarebbero stati identificati almeno 28.391 cittadini stranieri di 136 Paesi che avevano combattuto nelle forze russe, esclusi i militari regolari nordcoreani. Amnesty precisa di non poter verificare indipendentemente la cifra. L’organizzazione non sostiene che ogni straniero combattente sia una vittima, ma che la filiera potrebbe salire molto oltre i reclutatori. I legami fra intermediari all’estero e apparati statali restano da provare. Ma Mosca ha quantomeno creato e favorito il sistema. I ricercatori hanno incontrato prigionieri provenienti da Brasile, Colombia, Cuba, Egitto, Sierra Leone, Sri Lanka, Somalia e Sudafrica. Dei quindici cittadini di Paesi terzi intervistati nei campi ucraini. Solo tre hanno detto di avere firmato sapendo che sarebbero stati mandati in zona di guerra.

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