Don Gaspare Goggi, l’eroismo nella malattia

Fu il primo religioso professo della congregazione fondata da san Luigi Orione. Affrontò
un drammatico crollo fisico e psichico, tra difficoltà a nutrirsi e timori di dannazione. Proprio
in quella prova rifulse la sua vocazione
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September 11, 2026
Don Gaspare Goggi, l’eroismo nella malattia
Don Gaspare Goggi
«Se ci sforzeremo di far vivere in noi Gesù, nella pazienza, nell’umiltà, nella carità, ogni pena si cambierà facilmente in diletto, e non finiremo mai di ringraziare la benignità inesauribile del Signore Nostro, che ha così tenera e paterna cura di ciascuno di noi». Questa esortazione, tratta da una lettera scritta da don Gaspare Goggi alla sorella Teresa il 13 maggio 1905, rivela l’atteggiamento spirituale con il quale il giovane sacerdote affrontò le prove di una vita breve e intensissima, conclusa appena tre anni dopo. Lo scorso 21 novembre Leone XIV ne ha riconosciuto l’eroicità delle virtù dichiarandolo venerabile.
Don Gaspare nasce il 6 gennaio 1877 a Pozzolo Formigaro, in provincia di Alessandria e diocesi di Tortona. Il suo direttore spirituale, don Carlo Testone, gli consiglia di visitare l’oratorio San Luigi di Tortona, dove il chierico Luigi Orione, futuro santo, raduna i ragazzi per tenerli lontani dai pericoli della strada. L’intesa tra loro, sin dal primo incontro nell’ottobre 1892, è immediata: Luigi gli confida il sogno di fondare una congregazione i cui membri vivano una carità senza limiti e manifestino una speciale fedeltà al Papa. Gaspare vorrebbe subito entrarne a far parte, ma l’amico, già di fatto sua guida e suo superiore, gli chiede anzitutto di formarsi sul piano culturale. Affronta quindi gli studi liceali a Genova e il 18 luglio 1901 si laurea in Lettere e filosofia a Torino.
Le indicazioni di Luigi Orione, nel frattempo diventato sacerdote, si rivelano quasi profetiche: durante gli studi Gaspare prende coscienza dell’ostilità verso la Chiesa presente nella società del suo tempo e si prepara a contrastarla, attingendo all’esempio dei grandi santi e pensatori cristiani. Dopo l’ordinazione sacerdotale, celebrata il 6 settembre 1903, sente ancor più forte questa chiamata. Quello stesso giorno emette nelle mani di don Orione la prima professione religiosa nella Piccola Opera della Divina Provvidenza, approvata il 21 marzo precedente: ne diventa così il primo membro professo.
Don Orione lo manda al Convitto San Romolo di Sanremo come educatore dei chierici. Un anno dopo, papa Pio X affida ai Figli della Divina Provvidenza la chiesa di Sant’Anna dei Palafrenieri in Vaticano, della quale don Gaspare diventa rettore, curando anche i rapporti della giovane congregazione con la Santa Sede. Confessore e direttore spirituale di molti fedeli, si prende cura dei poveri di Borgo Pio e diventa redattore della rivista “La Madonna”.
A quattordici anni don Gaspare aveva avuto una copiosa epistassi, arrestatasi soltanto con l’arrivo del medico, alcune ore più tardi. Da allora, soprattutto verso la fine della primavera, attraversava periodi di forte spossatezza, dai quali generalmente si riprendeva dopo qualche giorno trascorso in famiglia. Tra maggio e giugno del 1907 era stato scelto come segretario di monsignor Carlo Perosi, futuro cardinale, nominato da Pio X visitatore apostolico dei seminari della Sicilia.
Nel marzo 1908, però, le sue condizioni fisiche diventano preoccupanti. Fatica a mangiare e a concentrarsi, mentre lo stato di esaurimento compromette progressivamente anche il suo equilibrio psichico e spirituale. Sollevato dall’incarico a Sant’Anna, torna in famiglia per curarsi e riposare, ma a metà luglio la debilitazione si aggrava. Dopo aver celebrato e predicato per l’ultima volta il 26 luglio a Bettole di Tortona, cade in uno stato di estrema prostrazione fisica e psichica, accompagnato da scrupoli angosciosi e incontrollabili timori di dannazione, che don Gaspare affronta aggrappandosi fisicamente al Crocifisso.
Il medico consiglia allora di portarlo ad Alessandria, dove possa essere seguito da uno specialista. Il dottor Frigerio ne dispone il ricovero nel reparto psichiatrico dell’ospedale, per poterlo osservare e curare più agevolmente. La cartella clinica registra «gravi condizioni per alimentazione e anemia» e uno «stato di depressione psichica a forma ansiosa». Ricoverato il 30 luglio, don Gaspare peggiora rapidamente e muore il 4 agosto 1908, ad appena trentun anni. Durante le esequie, celebrate tre giorni dopo, don Orione scoppia in pianto pronunciando, nel Padre nostro, le parole «fiat voluntas tua». Quel dolore gli rimarrà impresso: «Don Goggi l’ho pianto più di mia madre», confiderà ricordando il giovane confratello, morto appena due mesi prima di sua madre.
Le ricerche condotte durante la causa di beatificazione e canonizzazione hanno ricondotto il suo progressivo indebolimento psicofisico all’anemia perniciosa, per la quale all’epoca non esisteva ancora una cura efficace. Decenni più tardi lo psichiatra Ferruccio Antonelli, tra i pionieri italiani della medicina psicosomatica, studiò la vicenda clinica di don Goggi: «In don Goggi il sacerdote ha prevalso sul malato». Nella sua capacità di custodire la fede e la vocazione dentro la disgregazione provocata dalla malattia, Antonelli riconobbe «una delle prove più convincenti della sua santità».

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