In Svezia sconfitti i nazionalisti. Ma la loro partita resta aperta
I Democratici Svedesi sono scivolati al terzo posto tra i partiti del Paese. Con il 95% dei voti scrutinati, il vantaggio è del centro-sinistra, ma di soli tre seggi. Se la vittoria sarà confermata, per la leader dei Socialdemocratici Magdalena Andersson la sfida sarà trovare una coalizione stabile per poter governare

La destra estrema dei Democratici Svedesi non ha vinto. E questa è una delle poche certezze dei risultati delle elezioni svedesi. Il resto rischia di rimanere un’incognita per settimane. O forse mesi. Non è nemmeno detto che i nazionalisti siano realmente esclusi da incarichi in un nuovo esecutivo. Ieri mattina i leader dei partiti del centro-sinistra si sono incontrati. Sullo sfondo i risultati continuamente aggiornati degli scrutini. Un testa a testa costante con il blocco della destra, tanto che tutti esitano a definirsi certamente vincitori. «Attendiamo», dicono da entrambe le parti. Con il 95% delle schede conteggiate, i progressisti sono però in testa con uno scarto di 28mila voti, cioè tre seggi: 173 contro 176, potenzialmente sufficienti per avere la maggioranza e ottenere l’incarico di formare il governo; i voti ancora da conteggiare sono circa 200mila. Se la vittoria verrà confermata, la leader dei Socialdemocratici – il primo partito del Paese – Magdalena Andersson avrà il compito di formare il nuovo governo di centro- sinistra. Un’impresa tutt’altro che facile. «È una responsabilità che ci prendiamo pienamente», ha ripetuto più volte la leader. Ex prima ministra, è stata la prima donna nel Paese a ricoprire l’incarico nel 2021, in piena pandemia Covid. Ora per lei la sfida principale sarà unificare i suoi alleati per ottenere una maggioranza stabile e puntare al governo. Da mettere d’accordo sono i Socialdemocratici, i Verdi, il Partito della Sinistra e il Partito di Centro. Gli ultimi due si trovano a estremi opposti dello schieramento e non sembrano disponibili a trovare un accordo. Andersson potrebbe puntare a un appoggio esterno della sinistra, senza incarichi ministeriali. Che, però, diversi esponenti di spicco reclamano. Anche perché il partito è stato tra quelli che sono cresciuti, in queste elezioni: un punto e mezzo percentuale in più rispetto alle ultime consultazioni, nel 2022, con un risultato provvisorio dell’8,3%. «Siamo assolutamente convinti che troveremo un’intesa» ha detto sorridendo alle telecamere un esponente di spicco dei Socialdemocratici a margine del meeting tra i quattro leader.
Ma sono proprio le incognite nelle alleanze del centro-sinistra a lasciare un margine di azione al centro-destra. Il primo ministro uscente Ulf Kristersson sta facendo le sue riflessioni: « Potremmo considerare soluzioni che non avevamo valutato prima delle elezioni » ha detto ai giornali svedesi, «ci saranno trattative molto complesse, da entrambe le parti». Il suo partito, i Moderati, è il secondo del Paese (19,9%, risultato coerente con il 2022). Tra le opzioni inedite si ipotizza la ricerca di un’alleanza proprio con il partito di Centro: se Kristersson lo convincesse a spostarsi a destra, potrebbe puntare a una nuova maggioranza. E allora – si specula – nel governo potrebbero trovare posto anche i Democratici Svedesi, la formazione di destra estrema e con radici neo-fasciste che era l’osservato speciale di queste elezioni. La loro ascesa nella politica svedese è stata ininterrotta negli ultimi anni. Da interlocutori considerati impresentabili, a legittimi. Una scalata che, almeno temporaneamente, si è fermata. Il partito è scivolato al terzo posto, rispetto al secondo ottenuto alle elezioni del 2022, con tre punti percentuali in meno (17,5% quest’anno). Ma prime delle elezioni Kristersson aveva aperto a una loro piena integrazione nel go-verno, per la prima volta nella storia del Paese. Già da quattro anni i nazionalisti appoggiavano l’esecutivo dall’esterno, senza incarichi di governo. Una posizione che – dice anche qualche esponente dello stesso partito – spiegherebbe in parte la perdita di consensi dei nazionalisti: gli elettori non li percepirebbero più come una formazione anti-establishment, ma come una forza ormai integrata. La prossima seduta parlamentare sarà il 28 settembre. Poi inizieranno le consultazioni e il processo di formazione del governo. I giochi sono aperti.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di AvvenireTemi






