In Svezia s'è fermata la marcia della destra radicale: cosa succede adesso
di Redazione
Con il 94% dei voti scrutinati, i socialdemocratici di Magdalena Andersson sono avanti di tre seggi sul centrodestra di Kristersson. In calo i Democratici svedesi di Åkesson, che interrompono la loro crescita elettorale. Il risultato resta comunque in bilico

È un testa a testa destinato a restare aperto ancora qualche giorno quello uscito dalle urne in Svezia. Con il 94% dei voti scrutinati, la coalizione di centrosinistra guidata dai socialdemocratici è in vantaggio sul blocco di centrodestra del premier uscente Ulf Kristersson: 176 seggi contro 173, secondo le proiezioni della tv pubblica Svt basate sui dati ufficiali. Una distanza minima, che potrebbe ancora cambiare con il conteggio dei voti anticipati e di quelli espressi all’estero. I risultati definitivi non sono attesi prima di mercoledì. Se il quadro attuale venisse confermato, tuttavia, il centrosinistra avrebbe raggiunto la soglia della maggioranza assoluta, fissata a 175 dei 349 seggi del Parlamento, con un solo seggio di margine. Nessuno dei leader in campo si è ancora proclamato vincitore.
A guidare i socialdemocratici c’è Magdalena Andersson, 59 anni, economista e politica di lungo corso. Prima donna a diventare premier della Svezia, nel novembre 2021, ha guidato il governo per pochi mesi prima della vittoria del centrodestra alle elezioni del 2022. Ex ministra delle Finanze e per anni figura di primo piano del Partito socialdemocratico, Andersson è oggi tornata a sfidare Kristersson alla guida del Paese, puntando su una linea che tiene insieme welfare e sicurezza e sulla difesa del modello sociale svedese. I Socialdemocratici di Andersson, con il 28,1%, si confermano largamente il primo partito del Paese. Al secondo posto si collocano i Moderati di Kristersson, al 19,9%. Ma il dato politicamente più significativo riguarda i Democratici svedesi (Sd) di Jimmie Åkesson, formazione nazionalista e anti-immigrazione, che si fermerebbe al 17,6%.
Per gli Sd sarebbe una battuta d'arresto tutt'altro che simbolica: il partito perderebbe circa tre punti percentuali rispetto alla precedente tornata, interrompendo una crescita che dal suo ingresso nel Parlamento, nel 2010, era proseguita a ogni elezione. La destra radicale resterebbe comunque una componente centrale dello scenario politico svedese, ma il risultato ridimensionerebbe l'ipotesi di un suo ulteriore consolidamento. La partita, dunque, non è ancora chiusa. Ma dopo anni di progressiva avanzata della destra nazionalista, le elezioni consegnano per ora un segnale diverso: un centrosinistra a un passo dalla maggioranza e gli Sd in arretramento, mentre il Paese attende il conteggio definitivo per capire chi avrà davvero i numeri per governare.
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