Grillo è davvero pronto a tornare in politica? Due indizi non fanno una prova (per ora)
Il videopodcast con Fedez atteso per lunedì prossimo, lo stato di Whatsapp cambiato in "Movimento Zero Stelle": il fondatore del M5s sta lanciando segnali, soprattutto alla sua ex parte politica, con cui è sceso il gelo ai tempi del governo Draghi. Ma tensioni e polemiche non hanno ancora portato a un progetto alternativo

Presentarsi con una propria lista per scompaginare i piani del campo largo e, soprattutto, del “nemico” Giuseppe Conte? L’ipotesi di un ritorno in campo di Beppe Grillo si è fatta strada nelle ultime ore, pur tra qualche smentita. È evidente che un nuovo partito dell’autonominatosi "Elevato", pur senza i numeri del Movimento 5 stelle della prima ora, rosicchierebbe parecchio a un ipotetico campo largo formato da Pd, M5s, Avs e da una lista centrista. E, altro fattore non secondario, sarebbe un ostacolo in più per Giuseppe Conte, intenzionato a tornare a Palazzo Chigi e impegnato nella competizione interna con la segretaria dem Elly Schlein per decidere chi guiderà i partiti centrosinistra. Insomma, vendicandosi in questo modo di chi lo cacciò dalla sua “creatura”, Grillo rischia di diventare il Roberto Vannacci della sinistra. Due indizi non fanno una prova, ma bastano per una suggestione. Il primo: lunedì 21 settembre, il fondatore del M5s sarà il primo ospite della nuova stagione di “Pulp podcast” di Fedez e Mr Marra, il programma YouTube che l’anno scorso ospitò la premier Giorgia Meloni prima del referendum sulla giustizia. La puntata con Grillo – già registrata ma i cui contenuti sono ancora top secret – sarà pubblicata, altra coincidenza, il giorno successivo all’ultima serata di Nova, l’evento dedicato al programma organizzato dal M5s a Milano il 19 e 20 settembre. Poi c’è quello che nel linguaggio del calciomercato sarebbe chiamato “l’indizio social”: cioè la scelta di Beppe Grillo di cambiare lo status di WhatsApp, che ora recita “Movimento Zero Stelle”.
«Grillo vada dove vuole, dica ciò che vuole», la replica gelida di Conte, con cui i rapporti sono da tempo altrettanto freddi. «Ben venga Beppe Grillo, non ci fa paura» le parole ad Huffington Post del capogruppo pentastellato al Senato, Stefano Patuanelli, secondo cui «il progetto dei Cinque Stelle è costruito attorno a Giuseppe Conte, e attorno a Conte realizza il suo successo elettorale». Nel frattempo arrivano anche smentite da figure in realtà oggi fuori dalla politica, come l’ex ministro grillino Danilo Toninelli, secondo cui questa ipotesi «è il nulla, una notizia falsa». Di certo c’è che quest’anno Beppe Grillo ha deciso di fare causa al M5s per riprendersi la titolarità del simbolo e del nome. Se guerra giudiziaria sarà, però, realisticamente andrà per le lunghe e quindi sarà difficile farcela per le prossime elezioni, previste tra primavera e autunno del 2027. Così, meglio pensare a un piano B.
Negli anni gli scontri tra il fondatore e l’attuale leader del Movimento sono stati parecchi, a cominciare dal rapporto con Mario Draghi, definito un “grillino” dall’ex garante del M5s, mentre Conte non ha mai digerito l’addio forzato a Palazzo Chigi. L’ipotesi di un ritorno in campo di Grillo arriva poi mentre si fa più complicata un’altra idea circolata in estate: quella di una lista, anch’essa a sinistra del campo largo, guidata da Alessandro Di Battista, da sabato ricoverato al Gemelli dopo il malore che lo ha colpito a Cuba. A dare una mano a Conte, inaspettatamente, potrebbe essere invece il centrodestra con la legge elettorale in discussione. Lo Stabilicum quadruplica infatti il numero di firme necessarie per i partiti oggi fuori dal Parlamento. Una novità avversata dallo stesso Conte – taglierebbe la strada a forze centriste potenzialmente alleate alle primarie del campo largo, come Progetto Civico di Alessandro Onorato – ma che, per un’eterogenesi dei fini, lo toglierebbe dall’imbarazzo di una sfida con l’ex alleato.
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