A Gaza cronaca di una strage annunciata: crolla un edificio, decine le vittime
La palazzina, già danneggiata dai bombardamenti israeliani, ospitava più di 100 sfollati. Uccisi otto bambini, altri 50 sarebbero sotto le macerie. «Erano presenti tante persone anche perché era appena stato celebrato un matrimonio»

Contro il tempo, nell’oscurità e poi nella luce e di nuovo avvolti dalla notte, con ogni mezzo a disposizione, martelli, picconi, piccoli smerigliatori, piedi di porco e soprattutto le mani. Aiutati da un solo escavatore, decine di soccorritori e cittadini raspano e cercano nell’enorme cumulo di macerie che fino alle prime ore di ieri era un palazzo nel quartiere di Tal al-Hawa, a Gaza City. La struttura a più piani, danneggiata durante la guerra dai bombardamenti israeliani, è collassata quando erano circa le 2 del mattino uccidendo 20 persone, otto delle quali bambini. Sono 14 i feriti secondo la Protezione Civile della Striscia, mentre circa cento inquilini, appartenenti ad almeno dieci famiglie, restano intrappolati fra i detriti. Fra loro ci sarebbero non meno di cinquanta minori. «Per quindici minuti, dopo il crollo, la zona è rimasta avvolta da polvere e fumo», racconta ad Avvenire Mahy Adwan, una donna che abita ad appena trenta metri dal palazzo collassato.
I video circolati in rete mostrano diversi sopravvissuti strisciare dai cunicoli di cemento, bambini senza fiato, sconvolti, trasportati via dall’ambulanza. Un gruppo di uomini, riporta Associated Press, è stato visto trasportare il corpo decollato di un fanciullo. «Possiamo sentire le voci delle persone sotto le macerie e le nostre squadre stanno cercando di raggiungerli», ha detto Raed al-Dahshan, direttore della Protezione civile locale, da ieri notte impegnato nelle operazioni di ricerca, che con il trascorrere delle ore hanno coinvolto la Municipalità di Gaza, il Comitato egiziano per i soccorsi, la Croce Rossa internazionale e il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo. «La disponibilità limitata di strutture dove trovare riparo ha costretto i residenti a trasferirsi in questo edificio, ritenendolo sicuro. Tuttavia, a un certo punto l’edificio è crollato completamente, travolgendo tragicamente le persone mentre dormivano», ha riferito al-Dahshan, secondo il quale la Protezione civile nel tempo ha cercato di convincere migliaia di cittadini ad abbandonare gli edifici danneggiati, circa 2.000 in tutta la Striscia.
«È crollata proprio come durante un bombardamento, però senza esplosione», racconta ad Avvenire Alaa Halilo, un gazawi che abita a 200 metri dalla palazzina collassata. «Era stata colpita all’inizio del conflitto ed era già fatiscente. Si era inclinata, dopo che le fondamenta e il primo piano erano stati danneggiati. Non era più agibile. Da un po’ di tempo, però, vedevamo che era abitata e, onestamente, eravamo scioccati dal fatto che quelle famiglie avessero deciso di stare lì. Sembra che avessero perso la speranza di trovare un’alternativa dove vivere», riferisce Halilo. E aggiunge un drammatico particolare: «Quello che abbiamo saputo da alcuni vicini è che era appena stato celebrato un matrimonio. Il motivo dell’elevato numero di persone disperse nel crollo è che alcuni familiari erano arrivati per rendere visita agli sposi». Una diffusa trappola mortale, due volte efficace: «La situazione è tragica, perché non abbiamo l’equipaggiamento e i macchinari adatti. Ecco perché ci sono persone che stanno scavando a mani nude. Dobbiamo prepararci ad altre morti», ha dichiarato Alessandro Mrakic, direttore dell’Ufficio dell’Onu per lo Sviluppo. «Ci sono approssimativamente 400 edifici a rischio collasso. E sappiamo che questi edifici crolleranno, soprattutto con il sopraggiungere dell’inverno», ha osservato Mrakic.
Secondo il ministero della Salute di Gaza, fino al primo settembre erano 34 le persone rimaste uccide nel crollo di edifici dal “cessate il fuoco” dell’ottobre 2025. Fin dal principio, accusano i rappresentanti politici palestinesi, così come numerosi funzionari delle Nazioni Unite, Israele ha impedito l’entrata della Striscia dei mezzi necessari allo smaltimento delle macerie prodotte dalle proprie forze armate, circa 61 milioni di tonnellate, calcola la stessa Onu, che richiederanno sette anni di lavoro. Sotto l’oceano di macerie, ha avvertito due giorni fa la Protezione civile, potrebbero trovarsi fino a 8mila cadaveri. Tel Aviv giustifica il blocco con la necessità di tenere i mezzi lontano dalle mani di Hamas, che potrebbe utilizzarli per creare infrastrutture militari. In violazione dei termini sottoscritti con la “tregua”, per le stesse ragioni, meno comprensibili dal punto di vista strategico, Israele ha impedito l’entrata nell’enclave di strutture provvisorie, perfino le tende. L’avvio del processo di ricostruzione è fermo e subordinato al disarmo completo delle milizie palestinesi. «Le famiglie sfollate nella Striscia di Gaza chiedono nuovi aiuti in vista dell’arrivo della stagione fredda e piovosa», ha dichiarato Stephane Dujarric, portavoce delle Nazioni Unite. Nel frattempo continuano le operazioni militari. Diverse persone, fra cui donne e bambini, sono state ferite ieri in seguito agli attacchi condotti dai droni israeliani nelle aree di al-Mawasi e Khan Yunis. Martedì due raid su Gaza City hanno un ucciso un ragazzo di 15 anni, Mohammed al-Zinati, e un soccorritore della Protezione Civile, Sharif Labad, non in servizio ma intervenuto sul luogo del primo bombardamento.
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