Ahmad, il musulmano che suona la campana nel villaggio del Libano da cui sono fuggiti tutti i cristiani

di Nello Scavo, inviato a Tiro
Blat, nel sud del Paese e in un’area considerata roccaforte di Hezbollah, è tenuto sotto tiro dalle forze israeliane appostate sulle alture circostanti. La storia di chi resiste alla guerra, anche per i propri “fratelli”
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September 17, 2026
A Blat non occorre domandare per chi suona la campana. Suona per i cristiani che non ci sono. Costretti alla fuga da una guerra quasi senza più riflettori. Anche il campanile doveva tacere. Ma domenica scorsa, alla vigilia della festa dell’Esaltazione della Santa Croce, nella chiesa greco-ortodossa di Mar Elias un residente musulmano ha spezzato il silenzio del villaggio di pietre antiche e armi moderne. Ahmad al-Debs è musulmano, stanco della guerra. Non abbastanza da rassegnarsi. Si sorprende quando gli viene chiesto perché si sia esposto nell’ora del vespro attraversando i vicoli deserti per raggiungere la parrocchia. «Dei nostri fratelli cristiani - risponde - non c’è nessuno in paese a causa della nostra situazione». E se i «fratelli cristiani» non ci sono, non è una buona ragione per dimenticarsi di loro né della loro fede. Solo chi non conosce il Libano può sorprendersi. «Oggi siamo noi a suonare la campana», aggiunge l’uomo che di suo prega verso La Mecca. E con quel «noi» si fa portavoce dei pochi musulmani rimasti. Non prima di una promessa pronunciata con il tono di un giuramento: «La campana continuerà a suonare».
Blat è alle porte della cittadina di Marjayoun, a circa 700 metri di quota, nel governatorato di Nabatieh. Il capoluogo è considerato una roccaforte di Hezbollah, tenuto sotto tiro dalle forze israeliane appostate sulle alture circostanti. La convivenza tra le fedi è testimoniata anche dalla toponomastica e dai modi di dire. Prima del conflitto capitava spesso di sentire la gente del posto darsi appuntamento al-Kanisa al-Tahta, «la chiesa in basso». Già in passato il sindaco aveva denunciato cannoneggiamenti sul centro abitato e segnalato danni a un’altra parrocchia e al suo campanile. L’area continua a essere sottoposta a raid e operazioni militari israeliane, mentre resta elevata la tensione lungo il confine e nelle zone prossime alle posizioni israeliane. Hezbollah non demorde e l’esercito di Tel Aviv continua a guadagnare terreno. Sotto i nostri occhi dalle 14.30 di oggi sono riprese le esplosioni che hanno coperto di polvere e macerie la costa dal confine israeliano fino al sud di Tiro. Proprio qui, nell’ultima grande città verso il confine meridionale, nei locali delle chiese cristiane continuano a essere ospitati gli sfollati islamici. E non c’è da meravigliarsi se Ahmad dice che tornerà a strattonare le corde che muovono la campana di Blat, forse stasera, forse domenica. Ogni rintocco dice che una chiesa è ancora una chiesa. Che una comunità, anche dispersa, continua ad avere un posto e un’identità. Finché ci sarà chi al tuono del cannone vorrà rispondere con il richiamo di una campana.

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