Il Giappone macina un altro record: i centenari sfondano quota centomila
di Luca Miele
Il loro numero è aumentato per il 56esimo anno consecutivo. Alle donne il primato nel primato: sono l'88% del totale. Luci e ombre di un Paese che invecchia sempre più rapidamente

Sempre più numerosi. E sempre più in forma. I centenari in Giappone tagliano un nuovo traguardo, polverizzando l’ennesimo record: per la prima volta hanno superato la soglia dei 100mila. Come ha fatto sapere il ministero della Salute, del Lavoro e del Welfare nipponico, il numero di centenari nel Paese è aumentato per il 56esimo anno consecutivo, raggiungendo quota 107.677 a settembre, 8.000 persone in più rispetto all'anno precedente. Alle donne il primato nel primato: sono l'88% del totale dei centenari, 94.298. La più anziana? Si chiama Kishimoto Fuyo, ha 114 anni e vive a Kyoto. Giubila il ministro della Salute giapponese, Kenichiro Ueno: “Sono felice che così tante persone vivano una vita lunga, sana e attiva”.
Da anni gli esperti si interrogano sul segreto (o l’incastro di segreti) della longevità nipponica. Come scrive la Cnn, gli scienziati la attribuiscono a un mix di fattori, dall'alimentazione sana, allo stile di vita attivo – il tasso di obesità negli adulti è del 5,57%, contro il 42,74% degli Usa -, passando per un sistema sanitario avanzato. “Sebbene il Giappone sia noto per gli orari di lavoro estenuanti nelle città, alcuni residenti abbracciano la filosofia dell'"ikigai", che incoraggia le persone a dare valore e gioia alla vita”, scrive l’emittente. In Giappone “le persone anziane camminano regolarmente, utilizzano i mezzi pubblici, vanno in bicicletta e fanno stretching”, aggiunge la Bbc.
Quella della longevità è un prisma a molte facce. Sicuramente è un successo che premia uno stile di vita e una cultura della vita unici al mondo. Dall’altro lato, il fenomeno è accompagnato da una serie di incognite. A cominciare dal progressivo, e per molti esperti irreversibile, invecchiamento della popolazione, riconducibile a tassi di natalità tra i più bassi al mondo. I dati catturano il “dimagrimento” continuo del Giappone. Secondo i dati del National Institute of Population and Social Security Research, la popolazione totale del Paese scenderà a 87 milioni entro il 2070, con un calo del 30% rispetto al picco di 128 milioni raggiunto nel 2008. Oggi i residenti di età pari o superiore a 65 anni rappresentano circa il 30% della popolazione e si prevede che entro il 2070 la percentuale schizzerà a quasi il 40%. Ma non basta: entro il 2050 una famiglia giapponese su cinque sarà composta da anziani soli.
Il Giappone è insomma sempre più un Paese “stretto” nella solitudine. E i più vulnerabili sono proprio gli anziani. Come riporta il Global Wellness Institute, “lo scorso anno l'Agenzia nazionale di polizia giapponese ha registrato 76.941 decessi in solitudine, casi in cui una persona è morta da sola nella propria abitazione. Questa cifra rappresenta quasi un terzo di tutti i decessi gestiti dalla polizia a livello nazionale. Di questi, circa 22.222 casi, pari a circa il 30%, sono stati classificati come koritsushi, ovvero "decessi in isolamento", il che significa che il corpo è stato scoperto solo dopo almeno otto giorni dal decesso. Tra questi, 7.148 persone sono rimaste senza vita per oltre un mese, mentre altre 208 per più di un anno”. Le autorità giapponesi non nascondono la portata di un processo che costituisce una vera "crisi esistenziale": in gioco c’è la sopravvivenza stessa del Paese. Per la premier Sanae Takichi siamo davanti a una "silenziosa emergenza".
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