«La Chiesa ci offre una verità oggettiva». La riscoperta della fede nell'America della generazione Z

di Elena Molinari, New York
Giovani e giovanissimi affollano le parrocchie la domenica, anche a New York. Sono lo specchio di un Paese che ha scelto percorsi religiosi inediti al termine di storie spesso tortuose. Tra gli studiosi c'è chi parla di risveglio, chi di piccoli focolai di rinnovamento. I ragazzi: ci ribelliamo al disincanto della nostra epoca
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September 17, 2026
«La Chiesa ci offre una verità oggettiva». La riscoperta della fede nell'America della generazione Z
Cattolici americani in preghiera, nei giorni successivi all'elezione di Robert Francis Prevost come Papa Leone XIV / Epa
Un centinaio di giovani si stipa dentro una pizzeria al trancio di Greenwich Village, a New York. Si sono dati appuntamento a metà pomeriggio, per una merenda. Poi, andranno a Messa. Justin Culver, che ha organizzato il ritrovo, è stupito dall’affluenza. Ha ventinove anni, avvocato e, come molti qui, è convertito al cattolicesimo da pochi anni. Una scelta che spiega così: «I ragazzi della Gen Z sono a un bivio. Droghe e schermi oppure verità e bellezza…e magari conoscere una bella ragazza a Messa». Sorride. Ma dietro la battuta c’è un fenomeno che incuriosisce l'America.
Il posto da cui partire è proprio il Village e in particolare la chiesa di St. Joseph, o «St. Joe», come la chiamano tutti. Se per anni le parrocchie americane si sono arrovellate sui banchi vuoti, qui non c'è mai abbastanza spazio. La Messa delle sei di domenica sera è diventata il ritrovo dei giovani cattolici di New York: alle 17.45 tutti gli 850 posti sono occupati e chi arriva in ritardo allunga il collo da fuori. All’interno ragazze in twin-set di alternano a ragazzi in polo. Culver elenca le ragioni che gli hanno fatto scegliere proprio St. Joe, a mezz’ora di metropolitana da dove abita: «Gente normale, un prete chiaro e una comunità che cresce». Quando si ha abbracciato il cattolicesimo, quattro anni fa, si era sentito «strano», adesso, dice, «sembra che lo facciano tutti».
I numeri gli danno ragione. Dal 2021 al 2024 hanno ricevuto il battesimo a St. Joseph tra i 13 e i 16 adulti l’anno. Nel 2025 sono stati 35 e quest'anno la parrocchia ne ha accolti 88. La partecipazione, stima il parroco, è cresciuta del 20% in soli sei mesi e il rinfresco dopo la Messa serale, che un anno e mezzo fa radunava 60 persone, oggi ne conta in media 200. Sono soprattutto giovani: circa il 55% appartiene alla Gen Z. «La nostra cultura ripete che il senso della vita è consumare e fare carriera — dice Boniface Endorf, il parroco —. E loro cercano qualcosa di più di ciò che possono produrre o comprare, compresa una liturgia tradizionale, con incenso, chierichetti e musica sacra».
Culver è d’accordo. «La Chiesa offre una verità oggettiva. I giovani oggi sono cresciuti in un mondo relativista, dove devi "trovare la tua verità": è un peso enorme, soprattutto nell'era di internet, con infinite possibilità e la pretesa di capire tutto da soli. Molti finiscono nella "paralisi da analisi", cioè senza direzione. La Chiesa, invece, dice: questa è la verità». C'è poi, aggiunge, l'esempio delle generazioni precedenti: «Vediamo i frutti di chi ha inseguito l’illusione del sogno americano e ci accorgiamo che non porta pace».
Lui stesso è arrivato alla Chiesa per vie tortuose. Cresciuto in ambiente protestante e poco praticante, si è avvicinato alla fede all'università, tra un amico appassionato e un libro di C.S. Lewis comprato per caso prima di un volo. Cercava «il buono, il vero e il bello», e le persone che lo incarnavano, dice, erano quasi tutte cattoliche. È passato da una grande chiesa non confessionale a una anglicana, fino a quella cattolica. Lo affascinavano le radici antiche della liturgia, «meno vaghe della chiesa rock and roll da cui ero partito».
Il caso di St. Joe però non è isolato. L'arcidiocesi di New York, che per anni aveva chiuso e accorpato parrocchie, quest'anno ha accolto a Pasqua 482 nuovi convertiti, 160 in più del 2025, con un aumento costante da quattro anni. È parte di un movimento nazionale: negli Stati Unitigli gli adulti si convertono ai ritmi più alti dall'inizio del secolo. Tra le cause, gli esperti indicano un «risveglio eucaristico», l'immigrazione da Paesi latinoamericani tradizionalmente cattolici e l'elezione di Leone XIV, il primo Papa nato in America. «Forse il suo esempio ha spinto molti a tornare al Signore», dice Culver.
I demografi della religione invitano a non parlare troppo in fretta di «revival», però. Secondo il Pew Research Center, nel 2007 il 78% degli adulti americani si diceva cristiano e nel 2023 il 62%, un calo trainato proprio dai più giovani (il 44% dei nati negli anni Novanta non ha alcuna affiliazione religiosa). La discesa, però, si è fermata attorno al 2019: i cristiani si sono stabilizzati poco sopra il 60% della popolazione Usa e i «nones» — vale a dire i senza religione — intorno al 30%. Dai dati emergono due letture opposte: chi, come lo storico Niall Ferguson (e persino come Donald Trump), parla di un «risveglio» cristiano soprattutto tra i giovani e chi vede solo piccoli focolai di rinnovamento in un panorama ancora in contrazione
Del resto, quasi tre cattolici adulti americani su cinque hanno più di 50 anni, ed è uno dei motivi per i quali la folla giovane di St. Joe colpisce tanto. E allora forse bisogna tornare nel Village per capire. Ogni domenica, dopo la Messa, un gruppo si ritrova nel seminterrato attorno a vino e formaggio seguiti da un'ora di discussione guidata da padre Jonah Teller, con temi che spaziano dalla libertà alla speranza e magari di allargano alla lettura di una poesia. L’appuntamento si chiama «In Vino Veritas» ed è uno spazio dichiaratamente apolitico. 
Un ecosistema digitale accompagna la tendenza: molti partecipanti all’incontro usano app di preghiera come Hallow, sponsorizzata dalle star di Hollywood, o programmi come Exodus90 che invitano ad alternare preghiera, elemosina e docce fredde per trarre il massimo beneficio dalla propria spiritualità. Che cosa cercano, allora, questi ragazzi? Culver ha una risposta netta: comunità e disciplina. «Non è una struttura che imprigiona, ma che stabilizza e forma — dice —. La conversione della Gen Z è una specie di ribellione contro il disincanto e l'atomizzazione della nostra epoca». Ricorda poi la disillusione degli anni della pandemia e cita un disagio più ampio: «C'è una guerra alla bellezza, non costruiamo più cose belle, solo cubi neri, e una guerra alla verità». La Chiesa, secondo lui, offre «qualcosa di solido, dottrinalmente ed esistenzialmente». E, conclude, «da quando vivo secondo i suoi insegnamenti, ho notato in me stesso un cambiamento profondo, impossibile da ignorare».

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