Faenza alla scuola di Umiltà, la santa che insegna a fare comunità

di Quinto Cappelli, Faenza
Al via da oggi le celebrazioni per la compatrona della diocesi romagnola. Il vescovo Morandi: «La sua eredità ci ricorda che non siamo fatti per il nulla, me per la speranza»
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September 17, 2026
Un momento della presentazione delle celebrazioni per santa Umiltà
Un momento della presentazione delle celebrazioni per santa Umiltà
Con una veglia di preghiera alle 20.30 nella Cattedrale di Faenza, presieduta dal vescovo di Faenza-Modigliana Michele Morandi, e l'inaugurazione alle 18 della mostra Santa Umiltà raccontata attraverso opere d'arte e reliquie, promossa dal Museo diocesano e allestita accanto all'urna della santa, si aprono domani, venerdì 18 settembre, a Faenza le celebrazioni per l'VIII centenario della nascita di santa Umiltà, compatrona della diocesi romagnola. Trasferita dal Monastero dello Spirito Santo di Bagno a Ripoli, l'urna con il corpo incorrotto di santa Umiltà resterà esposta in Cattedrale fino al 18 ottobre, nell'ambito di un mese di iniziative promosse dalla diocesi di Faenza-Modigliana e dalle monache vallombrosane di Sant'Umiltà, in collaborazione con altre realtà ecclesiali, fra cui l'arcidiocesi di Firenze. Accanto ai momenti liturgici, il programma comprende appuntamenti aperti al pubblico, tra cui concerti di musica sacra, conferenze storiche e culturali e progetti destinati alle scuole, «pensati per unire cultura e cittadinanza», come sottolinea il sindaco di Faenza, Massimo Isola. 
Nata a Faenza intorno al 1226 con il nome di Rosanese Negusanti, da famiglia nobile, santa Umiltà era ricordata dai biografi come una giovane di rara bellezza. Fu chiesta in sposa da un cavaliere tedesco al seguito di Federico II e persino da uno zio dell'imperatore, ma ancora adolescente sposò il nobile faentino Ugolotto dei Caccanemici. Dopo alcuni anni di matrimonio e la perdita di due figli morti in tenera età, d'accordo con il marito lasciò la vita nel mondo ed entrò in monastero assumendo il nome di Umiltà. Fondò una comunità vallombrosana prima a Faenza e successivamente a Bagno a Ripoli, dove morì nel 1310. «Nell'urna di santa Umiltà non veneriamo un fenomeno straordinario, ma un segno: la testimonianza di una vita che ha trovato in Cristo la sua unità e la sua pienezza. In un tempo inquieto, la sua presenza ci ricorda che l'uomo non è fatto per il nulla, ma per una speranza che il tempo non può distruggere», afferma il vescovo Michele Morandi. Aggiunge Gian Paola Pederzoli, badessa del monastero di Sant'Umiltà: «La nostra fondatrice ci insegna ancora che il silenzio non separa dal mondo: genera comunità. La riportiamo a Faenza perché la sua voce, dopo sette secoli, continua a parlare, soprattutto ai giovani».
Per il parroco della Cattedrale, Paolo Bagnoli, che ha curato il percorso espositivo accanto all'urna, «la mostra non racconta solo una biografia: accompagna il visitatore da ciò che Umiltà ha vissuto a ciò che la sua vita dice oggi, una parola sul senso, sul dolore, sulle domande ultime dell'uomo. Non un museo del passato, ma un incontro». L'iniziativa offre anche un itinerario tra storia e arte attraverso immagini e riproduzioni di opere dedicate alla santa, tra cui la celebre Pala della Beata Umiltà di Pietro Lorenzetti, oggi conservata alle Gallerie degli Uffizi. Le undici scene che ne illustrano la vita testimoniano la profonda influenza esercitata da santa Umiltà sulla spiritualità e sull'arte italiana.

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