Mar Rosso, Arabia e Baltici, l'Italia sempre più coinvolta nelle guerre: in cosa consiste il nostro impegno militare
Questa mattina l'attacco alla base in Arabia Saudita dove è stato colpito un Eurofighter italiano, giovedì due mezzi in Lituania avevano "scortato" fuori due jet russi che avevano sconfinato. E in mar Rosso Crosetto annuncia: «Pronti a tutelarci anche al di fuori di Aspides»

Giovedì, nel tardo pomeriggio, due jet militari russi hanno sconfinato in Lituania, facendo alzare in volo dalla base di Šiauliai due Eurofighter F-2000 italiani, schierati nel Paese Baltico per la missione Nato. L’episodio è avvenuto mentre la premier Giorgia Meloni era a Oslo e invitava gli Stati europei a non reagire alle iniziative russe in modo da alimentare un’ulteriore escalation. Gli aerei italiani si sono alzati in modalità scramble, la partenza rapida in risposta a un allarme. Si tratta del secondo episodio in pochi giorni: nella notte tra il 14 e il 15 settembre, gli Eurofighter si erano alzati in volo dopo l'ingresso nello spazio in Lituania di un drone - poi abbattuto - proveniente dalla Bielorussia. In quelle ore, il ministro della Difesa Guido Crosetto era in visita proprio in Lituania. Questa mattina, nei raid sull’Arabia Saudita, è stata colpita invece la base aerea di Tàif, dove è presente personale militare italiano. È stato centrato un Eurofighter F-2000 italiano. «Non ci sono altri danni a mezzi o infrastrutture utilizzati dal nostro personale», ha spiegato Crosetto.
Perché gli aerei italiani nei Baltici
L’Italia partecipa alla Baltic Air Policing (Bap), un'attività di monitoraggio dei cieli dei Paesi Baltici compiuta dalla Nato. La Bap è attiva dal 2004 e, spiega il ministero della Difesa italiano, ha «lo scopo di dimostrare la determinazione collettiva degli Alleati nel mantenere una postura di natura difensiva, solida e compatta, a deterrenza di potenziali minacce alla sicurezza dell'area regionale di competenza». Il centro di comando è a Uedem, in Germania, a sua volta sotto la supervisione della base di Ramstein, sempre in Germania. Dal 31 luglio, con la task force Baltic Thunder III, l'Italia ha poi preso la guida della missione. Per quattro mesi, proprio dalla base aerea di Šiauliai, l'Aeronautica Militare si è impegnata a garantire la sorveglianza dello spazio aereo di Estonia, Lettonia e Lituania. Questo perché i tre Paesi baltici non sono in grado di garantire da sé la sorveglianza e la difesa del proprio spazio aereo, che rappresenta peraltro parte del fianco Est della Nato. Dal 2026, l'impegno è aumentato: l’Air Policing è diventato una vera e propria Air Defence, in risposta alle crescenti minacce percepite dalla Russia.
L’Italia è peraltro la prima "contribuente" alla Bap, in quanto dal 2015 conta 10 dispiegamenti: oltre ai decolli rapidi in caso di pericolo (gli scramble), si occupa anche dell'addestramento degli equipaggi, mantenendoli così pronti all'azione rapida. Oltre ai Baltici, gli aerei militari italiani sono impegnati anche a difendere lo spazio Nato in Islanda, Romania, Bulgaria, Polonia, Albania, Slovenia e Montenegro.
E perché in Arabia
Da marzo di quest'anno, la Difesa italiana ha schierato anche l’Aeronautica Militare a Tàif (Task Force Air Arabia). La base si trova a circa 70 chilometri dalla Mecca, città santa per i musulmani: l'impegno italiano in questo caso serve ad aiutare Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein. Riad in particolare è tra i nostri principali fornitori di petrolio. Pensata in ottica anti-Iran, negli ultimi giorni la base è stata più volte al centro di allarmi e attacchi legati alla nuova escalation tra Arabia Saudita e Houthi, movimento sciita filo-iraniano che agisce in Yemen. Sulla base sono presenti quattro caccia Eurofighter italiani, coordinati da un sistema di analisi dati gestito dall'Intelligenza artificiale (Gulfstream Caew). Il contingente italiano nell'area è costituito invece da 400 militari dell'Aeronautica Militare, schierati in Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein. Secondo alcuni quotidiani (Il Giornale e Repubblica) in Arabia l'Italia schiererebbe anche una batteria Samp-T, progettata per abbattere i missili balistici fino a 150 chilometri.
L'impegno nel mar Rosso
L'Italia è anche impegnata con la sua marina militare anche nella missione Aspides (Scudi in greco) istituita dall'Unione europea per garantire la libera navigazione tra mar Rosso, golfo di Aden e golfo Persico. Giovedì, il ministro Crosetto ha spiegato che l'Italia è pronta a decidere autonomamente di scortare i mercantili del nostro Paese nello stretto di Bab el-Mandeb (in Mar Rosso), di nuovo nel mirino delle milizie yemenite Houthi. Tutto questo, ha proseguito Crosetto, d'accordo con il capo di Stato maggiore e senza «aspettare che sia Aspides a stabilire se le navi possono passare o meno». L'Italia è l'unico Paese assieme alla Grecia ad aver impiegato una propria fregata (la Bergamini) nella missione: attualmente è ferma nel porto di Gibuti mentre una decina i mercantili con bandiera o armatore italiano chiedono la scorta per poter passare da Bab el Mandeb, come del resto fanno dall'inizio dell'estate oltre 1.200 navi al mese (+28% rispetto all'estate 2025 ma con volumi di traffico inferiori del 39% rispetto ai livelli precrisi). Senza la bandiera Ue di Aspides, la fregata italiana potrebbe così sfilarsi temporaneamente da ogni direttiva.
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