«Le armi a Kiev allontanano la pace». Conte tiene il punto e aspetta il responso della base M5s
Gli iscritti voteranno fino a domenica. Nel programma lo stop al RearmEu, il “no” al 5% di Pil per le spese militari e il riconoscimento della Palestina. Nel weekend la kermesse a Milano. I riformisti dem attaccano sull'Ucraina

Venti punti per scalare il campo largo e presentarsi al tavolo della coalizione con proposte dirompenti. Dalla cannabis al fine vita, dal salario minimo al voto ai sedicenni. Ma è soprattutto la politica estera che rischia di far saltare il banco nel campo largo, con il no esplicito al Rearm Eu e al 5% del Pil per le spese militari, e quello, più sfumato almeno nella formulazione, sulle armi a Kiev. Giuseppe Conte affila le lame in attesa che la base del M5s voti il programma venuto fuori da Nova, il processo di raccolta e sintesi delle proposte dell’elettorato grillino (o ex tale), rigorosamente «dal basso». La consultazione è aperta dalle 14 di ieri e gli iscritti potranno votare fino a domani. Dopodiché l’ex premier avrà l’investitura tanto attesa per andare a trattare con gli alleati.
Il capitolo internazionale è solo un punto, diviso in cinque “commi”. Ma è anche il più divisivo, soprattutto rispetto al Partito democratico. Anche se la segretaria Elly Schlein prova a nascondere la frattura dicendosi certa che sulle armi a Kiev «si troverà l’accordo». Nel testo sottoposto al vaglio degli iscritti il paragrafo dedicato alla politica estera ha un titolo piuttosto eloquente, “L’Italia ripudia la guerra” e, come detto, presenta due proposte nette: «No al piano Rearm EU» e «No all’innalzamento della spesa per la difesa al 5%». Sull’Ucraina i toni sembrano meno categorici, ma la sostanza non si discosta molto da quanto detto da Conte negli ultimi mesi: si chiede di «cambiare radicalmente l’approccio fallimentare dell’Italia nei confronti della guerra», spiegando che «continuare a inviare armi significa allontanare la pace». Non c’è però un “no” chiaro e definitivo a qualsiasi futuro pacchetto di materiale militare destinato a Kiev. Tuttavia, quanto pubblicato sul portale del Movimento basta e avanza per far imbestialire i riformisti dem. Filippo Sensi è il più ironico: «Ho letto le proposte sull'Ucraina che deve votare il partito di Vannacci. Ah no, non era Vannacci». Anche Carlo Calenda punge e chiama in causa direttamente Schlein: «Cara Elena/Elly, certo che troverete un accordo con Conte. Ma lo farete calandovi le braghe. Come è avvenuto dal Governo Conte 2 in poi».
Dello stesso paragrafo fa parte anche il nodo Medio Oriente, con la richiesta di riconoscere lo Stato di Palestina e di archiviare lo status di partner privilegiato di Israele nei confronti dell’Europa. Il resto del programma riprende alcune battaglie “identitarie” del M5s. La giustizia, per esempio, con la reintroduzione dell’abuso d’ufficio (abrogato dal Governo attuale). Oppure l’estensione del voto ai sedicenni, proposta già ai tempi in cui regnava ancora Beppe Grillo. Lo stesso vale per la depenalizzazione della coltivazione di cannabis per uso personale e per l’introduzione del salario minimo legale.
Spazio anche all’immigrazione, con la richiesta di introdurre lo Ius scholae, l’addio al modello Albania e il superamento della legge Bossi-Fini. Non solo: in sede europea la proposta è quella di archiviare «definitivamente» il principio per il quale i Paesi di primo approdo sostengono da soli gli oneri dell’accoglienza e di «imporre stringenti regole di redistribuzione a tutti gli Stati membri». E si chiede l'istituzione di «centri di assistenza presso Paesi sicuri sotto l'egida delle Nazioni Unite». Corposo il capitolo sui «diritti». Posizioni nette, espresse in modo conciso: matrimonio egualitario, legge contro omolesbobitransfobia, adozioni omogenitoriali e legge sul fine vita. Ma si chiedono anche «strumenti di supporto per le famiglie con bambini appena nati, che coinvolgano istituzioni, consultori, professionisti sanitari, educatori, nei primi anni di vita». Infine, il paragrafo dedicato alla disabilità, con la richiesta di «riconoscere i caregiver attraverso reddito di cura, tutela previdenziale, sostegno psicologico, protezione del lavoro» e di «rendere effettiva l’autonomia delle persone con disabilità».
L’esito del voto coinciderà con il secondo giorno del weekend al World Join Center di Milano (oggi e domani). L’occasione per presentare in pompa magna il programma bollinato dalla base. Ci saranno tutti i big del partito, che si alterneranno nei panel tematici con ospiti di lusso: dall’economista Leonardo Becchetti all’ex ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis (in video), dal geologo Mario Tozzi al climatologo Luca Mercalli. Oltre al rettore dell’Università per stranieri di Siena, Tomaso Montanari, agli economisti Jeffrey Sachs e Jeremy Rifkin e alla relatrice Onu per la Palestina, Francesca Albanese.
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