Terzo Racconto: alleanza al Sud per dare una voce nuova alla società civile
Da un lato crescono a dismisura le disuguaglianze, gli allarmi sociali
ed il declino democratico, dall’altro cresce la società civile a ritmi mai visti
L’obiettivo è avvicinare il più possibile questa forbice, facendo attività politica fuori dalla struttura dei partiti Oltre quaranta associazioni, cooperative e consorzi uniscono le forze in una nuova realtà nata dalle esperienze
di sviluppo
e coesione sociale maturate soprattutto
nel Mezzogiorno

Nel periodo storico in cui l’eccellenza tecnologica è rappresentata dai motori ibridi di ultima generazione, è nata nella società civile Italiana una nuova soggettività che è insieme politica, culturale ed associativa: Il Terzo Racconto. Tecnicamente si tratta di un’Associazione di terzo livello, che aggrega oltre quaranta associazioni, cooperative e consorzi. Sono pezzi della società civile organizzata accomunati da esperienze di successo nel Sud Italia, protagonisti “non rumorosi” né auto celebrativi che lavorano quotidianamente per invertire la rotta dello sviluppo, non solo attraverso l’economia e non solo con l’impegno sociale, ma con entrambi i “motori”, con un preciso ordine temporale e valoriale: Il sociale prima dell’economico. Quelle quaranta realtà, del meridione e non solo, hanno cambiato negli ultimi trent’anni alcuni destini territoriali e tante, tantissime storie personali che sembravano già scritte: rigenerando i quartieri periferici abbandonati, riprendendo il percorso vitale di aziende in crisi, promuovendo cultura della coesione sociale dove lo Stato aveva ceduto il passo alla criminalità organizzata, ripopolando le aree interne con percorsi di accoglienza, difendendo e dando voce agli ultimi ovunque siano, anche quando affidati interamente allo Stato, come nelle carceri. Ma se tutto già funzionava in queste esperienze perché allora unirsi in una nuova soggettività? A che pro? Per scongiurare il famoso ossimoro in ambito medico: l’operazione è riuscita, il paziente è morto. Il dato che è sotto gli occhi di tutti, infatti, è una forbice larghissima tra risultati locali dell’impegno sociale e le tendenze complessive del Paese. Pensiamo a solo tre indicatori tra i tanti che potremmo prendere in considerazione, la disuguaglianza, il disagio giovanile e l’assenteismo democratico.La Disuguaglianza sociale è arrivata alle stelle, con il 5% più ricco che detiene il 49,4% della ricchezza netta, e circa 11 milioni di italiani che vivono in condizioni di povertà, con il 15% di loro che, nonostante un’occupazione, non riesce a superare la soglia di indigenza. Per la prima volta nella storia della Repubblica Italiana abbiamo un problema di sovraffollamento delle carceri minorili, con una crescita di oltre il 50% rispetto al periodo precedente al Decreto Caivano, passando da circa 381 a quasi 600 ragazzi ristretti negli istituti, nel frattempo i Neet, i giovani dai 15 ai 25 anni che non studiano e non cercano occasioni di lavoro, sono arrivati a tre milioni e settecento mila unità, mentre la seconda causa di morte per gli adolescenti, dopo gli incidenti stradali, risultano essere i Disturbi del Comportamento Alimentare. Infine il pericolo democratico: la partecipazione democratica è calata su cifre che sembravano impossibili negli anni ‘60. L’ultima volta che la popolazione italiana andò a votare superando il 90% di affluenza fu alle elezioni politiche del 1979, da allora in poi il declino è stato inarrestabile ed oggi sono poche le competizioni elettorali che superano il 50% di elettorato attivo, a qualsiasi livello.
A fronte di questi tre evidenti disastri crescono in maniera algebrica le forme della società civile organizzata, con oltre 4 milioni di persone coinvolte, 140.000 organizzazioni iscritte al Registro Unico del Terzo Settore ed un ritmo di iscrizione di 1000 organizzazioni al mese.
Ecco la fotografia della forbice larghissima: da un lato crescono a dismisura le disuguaglianze, gli allarmi sociali ed il declino democratico, dall’altro cresce la società civile a ritmi mai visti. Il Terzo Racconto nasce proprio per avvicinare questa forbice. Non si occuperà di gestione dei servizi e non sarà un “partito politico”, eppure farà tanta attività politica e di lobbing positiva e organizzerà il suo impegno sociale perché sia letto come un unico racconto, quello del Terzo Settore che non difende se stesso, ma gli altri che è chiamato a servire.
Promuoverà la filantropia all’interno di una visione politica e complessiva e non per interventi puntiforme. Punta ad essere protagonista dell’agone politico del paese ma non parteciperà alle competizioni elettorali. Il Terzo Settore nasce dopo i primi due e spesso ha pagato pegno per una posizione di “residualità”, ora questa nuova aggregazione intende mettersi al centro, come fanno i terzi rispetto ai conflitti. Il terzo racconto, nella storia del Sud, è quello che viene dopo la stagione in cui, nella prima metà del secolo scorso nacque a livello culturale e politico la “questione meridionale” e dopo la fase nata con la Cassa del Mezzogiorno in cui ci si è illusi che il divario potesse essere superato con il solo trasferimento di risorse economiche. Il Terzo racconto punto su processi di sviluppo che partono dai territori e dalle comunità locali. Non è residuale rispetto al sistema pubblico e agli apparati privati, ma è il centro di un cambiamento che punta a migliorare entrambi, con la sua identità divergente. Ed è di questo corpo dí interposizione “divergente”, libero ed indipendente sia dai fondi pubblici che da quelli privati, sia dai partiti che dagli interessi di parte, che il Paese ha estremamente bisogno. Ed ora noi ci siamo.
Presidente Consorzio
Sale della Terra
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