Un tredicenne ha accoltellato la propria prof a Roma e si filma: cosa sappiamo
Nel quartiere di Centocelle, un alunno si è ripreso con il cellulare mentre stordiva con lo spray urticante l'insegnante e la colpiva con una lama. La donna è fuori pericolo. Nel Napoletano, un altro studente ha portato in classe una lama da 18 centimetri

A nemmeno una settimana dall’inizio delle lezioni, nelle scuole italiane sono tornate aggressioni e accoltellamenti. A Roma, stamani uno studente ha ferito con una coltellata la propria docente, ora fuori pericolo di vita, dopo averle spruzzato sul volto uno spray urticante. Nel Napoletano, invece, un alunno ha portato dentro al proprio istituto una lama lunga 18 centimetri, che è stata sequestrata dai carabinieri. Il giovane è stato denunciato per porto abusivo di arma.
L'aggressione a Roma
L’autore dell’aggressione di Roma, avvenuta nella scuola "Giovanni Verga" nel quartiere di Centocelle, è giovanissimo: appena tredici anni. A scuola, stamani, era arrivato con un coltello e uno spray urticante. Il suo movente non è chiaro ma l’intento, come già accaduto a marzo in una scuola di Trescore Balneario (Bergamo), era riprendere l’aggressione con il cellulare, per trasmetterla in diretta su Telegram ad altri utenti collegati. Per questo, il giovane si sarebbe prima avvicinato alla docente con il cellulare in una mano e lo spray nell’altra. Dopo averla stordita, l’avrebbe ferita con una coltellata che non ha colpito organi vitali. Subito lo studente è stato fermato dall’intervento di un suo compagno di classe mentre l’insegnante, in stato di shock ma fuori pericolo di vita, riceveva la prima assistenza dai colleghi e le cure dei sanitari del 118. La donna è stata condotta, in codice giallo, all’ospedale “Vannini” di Roma. Sul posto sono intervenuti anche i carabinieri della stazione di Centocelle che hanno condotto il minore, non imputabile, nella caserma dei carabinieri. I militari hanno sequestrato il cellulare dello studente, per indagare sul video che avrebbe ripreso l’aggressione.
Il porto di armi nel Napoletano
Nel Napoletano, invece, una aggressione tra compagni di classe potrebbe essere stata sventata prima che si consumasse. A pochi minuti dall’inizio delle lezioni, dentro allo zaino di uno studente quattordicenne di un liceo scientifico di Terzigno, è stato trovato un coltello da cucina con una lama lunga 18 centimetri. Il dirigente scolastico ha immediatamente chiamato i carabinieri della stazione comunale, che sono arrivati insieme alla madre dell’alunno per eseguire i primi accertamenti. Dalle prime rilevazioni, pare che il ragazzo ieri avesse avuto un acceso litigio con un compagno. Adesso l’adolescente si trova in caserma, dove sarà sentito per comprendere il movente della condotta e per rispondere dell’accusa di porto abusivo di arma.
Le reazioni
Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha immediatamente sentito la Dirigente scolastica Wanda Giacomini dell’Istituto “Giovanni Verga” di Roma, esprimendo vicinanza e solidarietà alla professoressa accoltellata e a tutta la comunità scolastica. Il giovane aggressore risulta essere sempre stato un ragazzo tranquillo, senza particolari problematiche. «Oltre alla educazione al rispetto e alla conoscenza dei rischi connessi alla rete, occorre impedire ai minori di 15 anni l’accesso a social e canali pericolosi. In tal senso, il Kids Act della Commissione Ue va nella giusta direzione. Si devono stabilire regole chiare a tutela dei giovani e al tempo stesso, come stiamo già facendo, ripristinare nella quotidianità della vita scolastica il rispetto dell’autorità dei docenti e delle regole, la disciplina e il senso di responsabilità. Non dobbiamo avere paura di affermare che chi sbaglia deve pagare», ha dichiarato il ministro Valditara.
Anche i dirigenti scolastici hanno reagito all’aggressione di Roma con sgomento. «Il fatto avvenuto a Roma è particolarmente grave – sostiene Mario Rusconi, presidente della sezione romana dell’Associazione nazionale dei presidi –. Uno dei compiti primari della scuola, come ha ribadito il ministero dell'Istruzione, deve essere l'educazione al rispetto». La responsabilità di queste aggressioni, secondo Rusconi, è da attribuire anche a social e cellulari: «Sempre più i nostri ragazzi vengono deviati dall'uso dei device che spesso danno indicazioni di violenza – continua –, le famiglie a volte sono assenti». Secondo il sindacato Gilda degli insegnanti, invece, le aggressioni sono un attacco all’istituzione scolastica: «Stiamo assistendo progressivamente all’erosione dello spazio professionale dell’insegnante – si legge in una nota – e all’involuzione del rapporto scuola-famiglia. La scuola non deve trasformarsi in un territorio di scontro, ma deve rimanere un luogo sicuro di formazione, rispetto e crescita civile».
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