Le navi italiane potrebbero presto presidiare lo stretto di Bab el-Mandeb (senza aspettare l’Ue)
Il ministro della Difesa Crosetto annuncia che decideranno Governo e Parlamento: «Ritardare i tempi significa frenare l’economia e aggravare i problemi»

Ogni ritardo nell’arrivo delle merci significa maggiori costi per le persone, un peso ancor più insostenibile per le famiglie più deboli. Ecco perché, «di fronte alla difficile situazione» nello stretto che collega il Mar Rosso con l’Oceano Indiano, il ministro della Difesa Guido Crosetto annuncia che verranno avviate - previo passaggio parlamentare ovviamente - navi militari italiane nello stretto di Bab el-Mandeb, senza aspettare l’Europa. «Abbiamo deciso, con il capo di Stato maggiore, di non aspettare che sia Aspides (la missione militare dell’Ue nella zona, ndr ) a decidere se le navi possono passare o meno», spiega durante il suo intervento alla quarta edizione del Forum “Risorsa Mare” a La Spezia. «Probabilmente ci attiveremo in modo tale che le navi italiane possano iniziare a passare senza aspettare che la burocrazia europea si sommi alla nostra - sottolinea - perché ritardare i tempi in casi come quello significa ritardare l’economia, significa aggravare problemi». Anche perché quando una rotta marittima viene interrotta, «le merci arrivano in ritardo, i costi aumentano e crescono i prezzi per famiglie e imprese - il seguito del ragionamento del ministro -. E ogni crisi economica colpisce soprattutto le persone più fragili, mettendo a rischio la coesione sociale e la stabilità del Paese». Per Crosetto, «difendere la libertà di navigazione significa quindi proteggere i nostri approvvigionamenti, il lavoro delle aziende, il potere d’acquisto delle famiglie e la capacità dell’Italia di produrre ricchezza».
E dopo il blocco dello stretto di Hormuz la via meridionale attraverso quello di Bab el-Mandeb è l’unica alternativa, dove transita il 12% del commercio globale. Secondo i dati Lloyd's List, riportati da ShipMag , infatti, da inizio estate sono ancora sopra le 1.200 unità al mese le navi che attraversano questo percorso, con un aumento del 28% di navi e del 43% di tonnellaggio rispetto all'estate 2025 ma con volumi di traffico del 39% sotto i livelli precrisi. Negli ultimi giorni le navi sarebbero di media 27 al giorno.
Il titolare della Difesa premette comunque di non decidere nulla «adesso» sul numero della navi militari italiane che verranno inviate per garantire la navigazione nello stretto. «È una situazione di questi giorni - prosegue Crosetto - valuteremo con il Governo e con il Parlamento cosa sarà necessario fare, l'importante è ripristinare i traffici, quindi si tratta di navi che, se mandiamo, mandiamo a protezione delle navi mercantili». Per ora, conclude, «Gibuti non viene toccato da quello che stanno facendo gli Houthi», i ribelli yemeniti che, con l’appoggio di Teheran, hanno preso il controllo di tre isole lungo lo stretto mettendo a rischio la navigazione in quel tratto di mare. Ma il ministro della Difesa è convinto che «non possiamo permettere che ritardi decisionali burocratici aggravino una situazione già complessa, con conseguenze dirette sulla nostra economia e sulla vita dei cittadini».
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