Polemiche e accuse sullo stop al bollo auto (che forse sarà ampliato)
Il giorno dopo il provvedimento è dedicato alle stime e alle polemiche: nel campo largo fa rumore l'apertura di Schlein a un dialogo con il Governo contro il caro energia

Approvato lo stop al bollo per il 70% di auto e moto, c’è già chi guarda oltre, come il meloniano Marco Osnato: «Cercherò di allargarlo alle famiglie numerose, quelle con più di tre figli, magari aumentando anche un po’ i kilowatt per queste categorie». Mentre il vicepremier leghista Matteo Salvini punta già alla limatura del superbollo (per le auto sopra i 185kw) che costerebbe 250 milioni all’anno, secondo i primi calcoli. Il giorno dopo il provvedimento del Consiglio dei ministri è dedicati ai calcoli ma, soprattutto, ancora alle polemiche. Arriva la stima del ministero dei Trasporti, secondo cui la platea potenziale dei beneficiari supera i 24,6 milioni di persone. Intanto, il portale Facile.it stima in 163 euro il risparmio medio a famiglia.
La misura, come noto, è prevista per ora solo per il 2027, ma la premier Giorgia Meloni ha assicurato l’impegno a renderla definitiva con la prossima legge di Bilancio. «È pensata per essere strutturale, quindi definitiva. Facciamo chiarezza», ha scandito in un post prima di volare in Norvegia. A fine giornata è arrivato anche il passaggio formale del Quirinale: Sergio Mattarella ha emanato il decreto, che contiene anche il nuovo taglio (ridotto) delle accise sul gasolio. Sono escluse per ora le vetture 100% elettriche perché hanno un regime separato e di norma non pagano il bollo per i primi cinque anni. Per quanto riguarda la necessità di coperture, nelle bozze si conferma una stima di costo per il 2027 di poco inferiore ai 2,4 miliardi: soldi presi da “risparmi” del Pnrr, intesi non come deviazioni dei fondi di Bruxelles ma come minori uscite rispetto a quanto previsto. Così si punta a risarcire le Regioni, oggi beneficiarie del bollo.
E qui monta la polemica dei governatori di sinistra. Per il dem Eugenio Giani (Toscana), questo spostamento sarebbe incostituzionale. Non solo. Giani vede nella misura anche «un decreto tarpa-sanità», salvo chiarire che «stiamo approfondendo» le stime. Sulla base dei primi calcoli, «ci vengono tolti fra i 300 e 350 milioni e, se si va a vedere quello che si compensa con quei 2,3 miliardi, ci viene restituito poco più di 100 milioni» (ossia la somma totale divisa per le 20 Regioni italiane). Presto arriva la risposta di FdI Toscana – «Giani è il partito delle tasse» –, ma soprattutto del capogruppo meloniano alla Camera, Galeazzo Bignami, che ribalta la questione chiedendo agli «esponenti di sinistra: prendono l’impegno di confermare l’abolizione del bollo auto?» nel caso «improbabile» che vincessero le elezioni. La stessa leader Meloni è protagonista di un battibecco social con Matteo Renzi. Il senatore toscano ricorda sui suoi canali che, quando 10 anni fa aveva proposto lui lo sconto, Meloni «mi dava del venditore di pentole!». La replica della premier non tarda: «Bravo Matteo. Oggi hai scoperto la differenza tra annunciare e realizzare». Controreplica brusca di Renzi: «Stacca i social e torna a lavorare a Palazzo Chigi, che ti paghiamo per questo».
In questo clima di polarizzazione, s’inserisce quasi a sorpresa la proposta della segretaria dem Elly Schlein che, in una lettera a Repubblica , si è detta disponibile a collaborare con il Governo «per mettere in campo risposte strutturali che abbassino il costo dell'energia». Un’apertura rara ma non inedita – si era vista per l’istituzione del reato di femminicidio – che trova la sponda, parziale, della premier, impegnata nella trasferta norvegese: «Chiaramente intendo approfondirla, senza pregiudizi». Uno spiraglio affiancato dalla stoccata in romanesco alle opposizioni che, pur di contestare il governo, «quasi quasi stanno chiedendo di anda’ a pagare il bollo della macchina».
La mossa di Schlein finisce peraltro con lo spaccare, ancora una volta, l’ipotetico campo largo. Prima è Angelo Bonelli (Avs) che definisce «incomprensibile» l’iniziativa perché «dobbiamo fare solo opposizione a un governo che fa male all’Italia. E costruire l’alternativa». Poi arriva il leader del M5s, Giuseppe Conte, secondo cui «sono quattro anni che abbiamo fatto tante proposte e soprattutto oggi non ci sono le condizioni per poter pensare di lavorare». Clima, insomma, ben diverso.
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