Il cardinale Zuppi: nessuno sia escluso a scuola. Sul fine vita non si giochi al ribasso
di Giacomo Gambassi, Roma
Il presidente della Cei apre il Consiglio episcopale permanente a Roma. Il richiamo alla politica prendendo spunto da san Francesco: è tempo di «negoziare con il lupo, quello che così poco i responsabili delle nazioni cercano di fare, cedendo alla tentazione di risolvere i conflitti con le armi». La pace «non è un sogno: è l’unica via possibile»

C’è bisogno di una scuola che sia «autenticamente inclusiva» dove «nessuno si senta escluso». Ed è compito «delle istituzioni rispondere alla sofferenza umana con soluzioni concrete – a partire dalle cure palliative – e con politiche di autentica solidarietà, non con forme di compassione illusoria come l’eutanasia». Il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, apre il Consiglio episcopale permanente che torna a riunirsi a Roma per la sessione autunnale. E chiama in causa la politica su tre temi che stanno a cuore alla Chiesa italiana: l’istruzione e il fine vita, ma anche la guerra. Temi che anche in queste ore vengono cavalcati dai partiti e che spingono Zuppi a lanciare un monito: «Auspichiamo che non ci siano polarizzazioni né giochi al ribasso – afferma riferendosi al fine vita – ma sia custodita la dignità della persona che non diminuisce con la malattia, con la fragilità o con la dipendenza dagli altri. È proprio nella cura di chi è più debole che una comunità civile misura la propria umanità. Nessuno sia lasciato solo, nessuno si senta un peso: è questo l’impegno che chiediamo alle istituzioni e che, come Chiesa, continuiamo a vivere ogni giorno». Altro ambito caro alla comunità ecclesiale è quello della pace. Pace che «non è un sogno: è l’unica via possibile», ripete Zuppi. E, parlando di san Francesco e del lupo di Gubbio, ricorda che «negozia lui con il lupo, quello che così poco i responsabili delle nazioni cercano di fare, cedendo alla tentazione di risolvere i conflitti con le armi. Negozia perché ama la pace, conosce le cause della violenza e cerca le soluzioni, le crede possibili, le rende praticabili». E aggiunge: «Non è facile, scontato. Può apparire pericoloso, incauto, qualcuno facilmente lo giudica ingenuo o peggio ancora traditore di Gubbio e dei suoi valori. Dialogo è superare le ragioni unilaterali per accogliere la ragione comune». Quindi tiene a precisare: «Pace, per san Francesco, non è vivere senza l’altro, ma finalmente insieme. Infatti, non porta il lupo lontano, pensando che questo dia sicurezza a Gubbio e in fondo anche al lupo. Sarebbe stata la soluzione più facile e accettata, ma premessa sempre per nuove violenze». Richiamo dietro cui si può leggere la ritrosia internazionale, a partire da quella europea, a favorire una mediazione fra Russia e Ucraina.
La scuola e il no alle «disuguaglianze educative»
Tre giorni di lavori per i vertici dell’episcopato italiano. Nelle settimane in cui riprendono le lezioni in aula, la Cei torna ad affrontare la questione educativa che «non è un tema tra gli altri», ma «tocca il cuore della nostra convivenza», dice Zuppi nell’introduzione che questo pomeriggio ha aperto l’appuntamento. E richiama la cronaca. «I recenti episodi di violenza ci interrogano profondamente e devono spingerci a una presenza rinnovata nel mondo educativo». Un ruolo decisivo viene svolto dalla scuola che il cardinale presidente definisce «un cantiere decisivo del nostro futuro comune» e una comunità a «generare fiducia, passione e responsabilità». Una sfida è quella delle «disuguaglianze educative». «Non possiamo accettare che il luogo di nascita, la condizione economica, fisica o il contesto sociale determinino le opportunità di apprendimento di un ragazzo. Una scuola autenticamente inclusiva è uno dei più potenti strumenti di giustizia e di pace», sottolinea il cardinale arcivescovo di Bologna mentre una parte della politica propone classe separate o “contingentamenti” in base alla nazionalità. In classe entra anche il cambiamento tecnologico. «L’intelligenza artificiale può offrire risorse preziose, ma non sostituisce l’opera educativa. La scuola non compete con le macchine nel fornire risposte rapide, ma insegna a porre le domande che rendono umana la vita. Nessun algoritmo può prendere il posto dello sguardo di un insegnante che incoraggia, corregge, comprende e accompagna». Infine l’urgenza di «custodire la capacità di pensare. In un mondo saturo di stimoli, informazioni e connessioni, servono luoghi dove imparare a sostare, ad approfondire, a distinguere il vero dal falso, l’essenziale dal superficiale».
Sul fine vita la «sofferenza» per il «ritardo» del Parlamento
Il cardinale Zuppi ammette che la Chiesa italiana segue «con preoccupazione» il «dibattito sul fine vita». Cita indirettamente gli strappi dei Consigli regionali che hanno varato leggi controverse sul suicidio assistito (Toscana, Sardegna, Emilia-Romagna e Veneto) per chiedere «un confronto parlamentare ampio, responsabile, attento alle necessità dei cittadini e libero da strumentalizzazioni e ipocrisie su quello che sta avvenendo nei territori». Infatti, fa sapere, «tra l’accanimento e l’anticipazione della morte c’è uno spazio che le istituzioni hanno il dovere di riempire prima di aprirne altri: quello delle cure palliative, della terapia del dolore, dell’assistenza domiciliare e negli hospice, del sostegno alle famiglie e ai caregiver. È un ritardo, questo sì, che produce tanta sofferenza, ineguaglianza, smarrimento e priva della dignità e della certezza di essere curati e accompagnati». Il presidente della Cei richiama i recenti pronunciamenti di Conferenze episcopali regionali (quelle del Triveneto e della Puglia) che, «come altre in passato, hanno ribadito che non può esistere un “diritto a morire”, ma il diritto di essere curati, assistiti e mai lasciati soli, evitando di trasformare “un tema così delicato in terreno di scontro elettorale o ideologico”. Continuiamo a ritenere che la vera conquista di civiltà non sia la soppressione della vita, ma la cura che allevia la sofferenza».
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