L'ex portavoce Unifil: «La presenza israeliana in Libano sembra un’occupazione permanente»

di Nello Scavo, inviato a Beirut
«Per la popolazione è impossibile tornare» spiega Andrea Tenenti, uno dei maggiori conoscitori della missione delle Nazioni Unite e dei fragili equilibri politico-militari del Sud del Paese.
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September 21, 2026
Una strada in terra battuta su cui passano due carroarmati
Mezzi dell'esercito israeliano nel Sud del Libano / ANSA
Un confine che cambia, e un futuro che non promette maggiore stabilità né pacificazione. E l’Onu che si appresta a lasciare il campo. Abbastanza da preoccupare anche Andrea Tenenti: portavoce di Unifil per molti anni, è uno dei maggiori conoscitori della missione delle Nazioni Unite e dei fragili equilibri politico-militari del Libano meridionale.
La cosiddetta “linea gialla” israeliana nel Sud del Libano è ancora una demarcazione temporanea? Per quello che sto vedendo, non è una cosa che rimarrà per poco tempo. C’è naturalmente la variabile delle elezioni in Israele, ma non penso che cambierà molto. Quella presenza mi sembra permanente, o almeno semi-permanente. Al momento non vedo motivi perché la situazione cambi.
Quali segnali sul terreno lo indicano? Sicuramente la distruzione del Sud del Libano. Non soltanto delle case, ma anche delle istituzioni e perfino dei cimiteri. È qualcosa che rende quasi impossibile, o comunque molto difficile, immaginare il ritorno della popolazione. E poi il ritorno dell’esercito libanese non sta procedendo. Alcune posizioni vengono consegnate alle forze libanesi, ma ho l’impressione che serva soprattutto a mostrare alla comunità internazionale che qualcosa si sta facendo. Non vedo un cambiamento sostanziale.
Qual è la linea di separazione: la “Blue Line” presso il confine oppure quella determinata dal controllo israeliano? La speranza è la “Blue Line”. Ma chi la cita più? Si parla di un ritiro delle forze israeliane senza sapere neppure esattamente da dove. La “Blu Line” sembra essere stata messa nel dimenticatoio. Quando torneremo a parlarne davvero, probabilmente significherà che saremo arrivati a una situazione molto più tranquilla, ma non credo che una svolta possa arrivare in tempi brevi.
Che conseguenze ha tutto questo per le istituzioni libanesi? Per l’esercito è una posizione molto difficile, perché ne va della sua credibilità. Ed è difficile anche per il presidente continuare quei colloqui che potrebbero portare a un vero cessate il fuoco. Il rischio è una situazione di grandissima difficoltà per il Paese, per la presidenza Aoun e per il governo. Non parlo di guerra civile, ma certamente di forti tensioni interne.
Israele sostiene che Hezbollah continui a rappresentare una minaccia. Quanto pesa la responsabilità del movimento sciita? Sicuramente conta. Il problema centrale è il disarmo. Israele interpreta gli accordi nel senso di un disarmo totale di Hezbollah in tutto il Libano, non soltanto nel Sud. È qualcosa che governo e presidenza libanese non possono semplicemente imporre senza rischiare una gravissima crisi interna. Al momento non vedo una strategia capace di riportare il Sud verso la normalità finché non sarà risolta questa questione: disarmo soltanto nel Sud oppure, come chiede Israele, in tutto il Libano. Quest’ultima soluzione, nelle condizioni attuali, non mi sembra possibile.
A questo si aggiunge la prevista fine di Unifil. Italia e Francia stanno lavorando a un possibile dispositivo internazionale. Può sostituire i caschi blu? Vedo enormi difficoltà. Non c’è la protezione e neppure la credibilità che può avere una missione sotto l’ombrello delle Nazioni Unite. Vedo possibile soprattutto una missione di assistenza alle forze armate libanesi: addestramento, aumento delle capacità, equipaggiamento e sostegno. Ma prendere in mano completamente un processo come quello previsto dalla Risoluzione 1701 lo trovo molto difficile.
Perché? Non vedo la volontà politica necessaria. I Paesi che entrassero in una missione del genere rischierebbero di trovarsi nella stessa posizione di Unifil, con responsabilità enormi e senza gli strumenti necessari. Si possono sostenere le forze armate libanesi e la popolazione, ma sarebbe qualcosa di parziale. Vedo una comunità internazionale molto debole. Nelle condizioni attuali, le regole non possono essere applicate.

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