Russia, tutto come previsto: ha rivinto il "partito unico" di Putin

Dopo l'esclusione di Jabloko, unica formazione alternativa a Russia Unita del presidente, le elezioni avevano un esito scontato. Servirà qualche giorno per avere i dati definitivi e, per capire se ci saranno segnali contro il Cremlino, occorrerà vedere quanti hanno partecipato al voto e chi ha scelto forze dell'opposizione "sistemica" filo-governativa. I dissidenti: è stata una farsa
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September 21, 2026
Russia, tutto come previsto: ha rivinto il "partito unico" di Putin
A member of Russia's emergencies ministry sits under a portrait of President Vladimir Putin at a polling station on the final day of Russia's three-day parliamentary election, amid the Russia-Ukraine conflict in Donetsk, a Russian-controlled city of Ukraine, September 20, 2026. REUTERS/Alexander Ermochenko
È arrivato il tanto temuto lunedì 21 settembre, il giorno dopo le tre giornate dedicate al rinnovo della Duma federale e di altri organi regionali e locali. Oggi la domanda sulla bocca del cittadino medio russo è: «E adesso cosa succederà?» Di come siano andate le tre giornate elettorali, a pochi davvero importa, poiché la risposta era ampiamente conosciuta alla vigilia della consultazione. Il partito del Cremlino ha vinto; l’attuale linea politica proseguirà.
I problemi veri sono di tutt’altro genere. Come esattamente 4 anni fa ci sarà presto una nuova mobilitazione? Essa sarà generale o parziale? Cosa accadrà alle spese abitative? Ai prezzi dei prodotti base? Al tasso di cambio del rublo? All’inflazione? Il pesante bombardamento di Mosca di ieri con morti e feriti non induce all’ottimismo. Mentre le truppe restano impantanate in Donbass (così perlomeno asseriscono fonti militari occidentali), il conflitto con Kiev si sta avvicinando sempre più ai centri nevralgici russi. E la popolazione delle grandi città non è affatto preparata a un tale scenario. Le difficoltà quotidiane, in particolare quella riguardante la grave carenza di carburante, preoccupano e non poco.
Meglio, quindi, pensare alle scontate tre giornate per il rinnovo della Duma. I risultati definitivi ufficiali si conosceranno, invero, solo tra qualche giorno. Sono oltre 90mila i seggi elettorali distesi su 11 fusi orari. Complesso il sistema elettorale: 225 sono assegnati con il maggioritario; 225 con il proporzionale. Nelle prime ore post consultazione si possono ricavare delle indicazioni di massima. Ma attenzione: per tentare di trattenere la suspence, cinque anni fa alla chiusura delle urne al proporzionale uscirono dati parziali ridimensionati nelle giornate successive da quelli del maggioritario (198 seggi su 225 ad appannaggio del partito del “potere”). “Russia Unita”, la formazione del Cremlino, come scritto, ha già vinto anche perché solo i partiti della “opposizione sistemica” filo-governativa sono stati ammessi alla consultazione.
Mass media a senso unico; campagna elettorale apatica. L’unica compagine pacifista, Jabloko, (accreditata dai sondaggi del 10% delle intenzioni di voto) è stata prima registrata poi cancellata dalla competizione, così come successo ai candidati “scomodi”, denunciano gli esuli all’estero. Nei seggi elettorali non è stata, di fatto, consentita la presenza di osservatori indipendenti. Le opposizioni, riparate all’estero, hanno parlato di “pantomina del voto”, “show elettorale”, “farsa”. Alcune formazioni hanno invitato a votare per il meno peggio non appartenente a “Russia Unita”, altre al boicottaggio della consultazione. Veniamo all’analisi dei dati statistici. L’affluenza alle urne è stata maggiore che nel 2021 (56,66% contro 51,72). Il potere federale ha fatto uno sforzo enorme per invogliare alla partecipazione: “voto online” in numerose regioni e ben tre giornate per votare.  Tante sono state le problematiche tecniche tra attacchi dei “pirati” informatici e i guasti elettrici ed elettronici nei seggi di Mosca. A Donetsk, in Donbass, i seggi hanno chiuso anticipatamente per il pericolo rappresentato dai droni ucraini.  Stando ai risultati per il proporzionale, con lo scrutinio vicino alla fine, “Russia Unita” ha stravinto avanzando di quasi 8 punti 57,7 (nel 2021 49,82%); Partito comunista 13,6% (18,93%), gli ultranazionalisti di Ldpr 8,7% (7,55%), “Nuova gente” 7,9% (5,32%), “Russia giusta” 4,9% (7,46%). In sintesi, una valanga di voti, più che in passato per il partito del Cremlino, che potrà emendare ancora una volta la Costituzione. Un ulteriore pensiero per la prima giornata post elettorale. 

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