La svolta dei Testimoni di Geova: sì alle trasfusioni di sangue
Era una delle imposizioni più controverse dell'associazione. Il corpo direttivo: ogni cristiano potrà scegliere in base alla propria coscienza ma il rifiuto rimane invariato

Per i Testimoni di Geova non sarà più vietato donare e ricevere trasfusioni di sangue. La svolta è arrivata grazie a un documento dal titolo “2026 Governing body update #6”; si tratta, come anticipato da La Stampa, del sesto aggiornamento dell'anno voluto dal corpo direttivo.
In un video, preparato in diverse lingue per raggiungere gli oltre 9 milioni di fedeli delle varie congregazioni presenti in più di 220 nazioni e territori, si ribadisce che «la vita e il sangue sono sacri» ma si fa riferimento anche ai «progressi» della scienza medica che «hanno fatto sorgere molte domande» e probabilmente un dibattito acceso, visto che il rifiuto delle trasfusioni in casi di malattie gravi, per ragioni religiose, ha comportato in alcuni casi anche la morte dei pazienti. Da qui quella che sembra essere una svolta: «Ogni cristiano - recita il documento diffuso online - deve prendere la propria decisione in merito all'utilizzo del proprio sangue in ambito chirurgico e in relazione alle cure mediche». Dunque, il corpo direttivo dell'associazione nata negli Stati Uniti alla fine del XIX secolo, e legata originariamente a Charles Taze Russell, lascia per la prima volta l’iniziativa alla sfera personale, adducendo una motivazione biblica legata alla lettera di san Paolo ai Galati del Nuovo Testamento: «Ciascuno porterà il proprio fardello», ovvero ogni cristiano in questo può prendere la sua decisione.
In particolare, il corpo direttivo ha specificato che la scelta di «accettare globuli rossi, globuli bianchi, plasma o piastrine ricavati dal sangue di un'altra persona è una questione di coscienza individuale. In modo simile, ogni Testimone deve decidere se donare o meno il proprio sangue, a patto che venga usato solo per provvedere ad altre persone componenti. Il rifiuto, praticato da lungo tempo per motivi religiosi, delle trasfusioni di sangue intero», afferma il vertice dei Testimoni in una nota, rifacendosi ad un versetto biblico preso dagli Atti degli Apostoli, «rimane invariato».
Insomma, «il sangue rimane sacro per i Testimoni di Geova, che continuano a considerare la vita e il sangue preziosi doni di Dio», dichiara Paul Gillies, portavoce internazionale dell'associazione. «Riconosciamo che le decisioni mediche riguardanti i componenti del sangue sono una questione di coscienza tra ciascun Testimone e il suo Dio, Geova. I Testimoni di Geova amano la vita e desiderano le migliori cure mediche disponibili - aggiunge Gillies -. Non praticano guarigioni miracolose né vi fanno ricorso, e si rivolgono a medici in grado di fornire cure efficaci ma che al tempo stesso rispettino le loro volontà, i loro valori e le loro convinzioni. Le congregazioni non intervengono nelle decisioni personali che spettano alla coscienza del singolo. Continueremo a rispettare e sostenere le decisioni dei nostri compagni di fede. Siamo inoltre grati ai molti medici competenti e premurosi che forniscono cure mediche di qualità rispettando le nostre volontà riguardo al sangue», conclude Gillies.
Quello del rifiuto delle trasfusioni ha costituito per decenni un tema di controversie culturali, teologiche, politiche e persino giudiziarie, visto che l’opposizione alle disposizioni mediche, comportando un pericolo imminente di morte, ha imposto non di rado provvedimenti della magistratura, soprattutto in presenza di minori. Uno scenario tornato fortemente in discussione in questi ultimi anni anche grazie alla settima arte, e alla pellicola di Richard Eyre “The Children Act – Il verdetto” (2017), in cui la due volte premio Oscar Emma Thompson impersona la giudice Fiona Maye che, in Gran Bretagna, incontra la vicenda di un 17enne cresciuto in una famiglia di Testimoni di Geova, che non vuole accettare una trasfusione che potrebbe salvargli la vita da una grave malattia oncoematologica. Maye, in base alla legge sul Children Act, e all’interesse superiore della salute del minore, ordina di far effettuare la trasfusione. Una decisione estrema e sofferta che da oggi potrebbe non essere più necessaria.
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