E se lo scontro con i media si rivelasse un boomerang per Trump?

L'ammutinamento di altre emittenti dopo la messa al bando della Cnn è un segnale positivo. Per noi italiani, ciò che rende America l'America
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September 22, 2026
E se lo scontro con i media si rivelasse un boomerang per Trump?
Donald Trump il 22 settembre / Toby Melville / POOL / AFP
Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca ha rappresentato una sfida per tutta la stampa, nazionale e internazionale. Mentre le grandi testate americane, poco dopo il giuramento del 20 gennaio 2025, riorganizzavano le redazioni per avere più reporter a registrare e verificare i suoi proclami o a decodificarne le provocazioni, i giornalisti della stampa internazionale cominciavano a farsi domande sulle modalità, complicate dall’ampia differenza di fuso orario, con cui raccontare a chi statunitense non è la stagione di un presidente dal linguaggio irrituale avvezzo alla confusione e alla contraddizione. Nonostante le difficoltà, il racconto dell’America di Trump ci ha appassionato e, a tratti, divertito. Poi sono tornati gli editti contro la stampa di cui avevamo già scritto durante il primo mandato. La messa al bando dell’Associated Press dalla Casa Bianca, dai viaggi con l’Air Force One e da tutti gli eventi presidenziali è arrivato dopo neppure un mese dal giuramento, quando la popolarità del repubblicano era all’apice. La stretta contro Cnn, Ms Now e Politico è stata solo l’ultima della serie, maturata dopo le perquisizioni del Fbi a casa di Hannah Natanson, giornalista del Washington Post, e dei mandati di comparizione emessi contro i reporter del New York Times nell’ambito dell’indagine sulla fuga di informazioni sul nuovo Air Force One donato al tycoon dal Qatar.
In molti sostengono che lo scontro frontale con i media sia un modo per distogliere l’attenzione dai fallimenti delle sue politiche, soprattutto dalla guerra contro l’Iran e dall’inflazione. Ciò non lo renderebbe meno odiosa e deludente. Soprattutto per chi ama l’America e quel modo di fare giornalismo che ha ispirato e motivato generazioni di reporter in tutto il mondo. È nel contesto di una democrazia vecchia più di 250 anni, cementata dal primo emendamento della Costituzione sulla libertà di stampa e di parola, che è stato reso possibile il Watergate. Molti, tra gli osservatori del trumpismo odierno, fanno notare che gli affronti di Trump alla stampa tradizionale rischiano di rivelarsi un pericoloso boomerang proprio alla vigilia delle elezioni di mid term di novembre. La trovata di un canale in streaming, la Trump tv, che manda in onda 24 ore su 24, 7 giorni su 7, i discorsi (vecchi e nuovi) del presidente e dei suoi ministri, fa sorridere. Nel contenzioso legale che si è aperto con Cnn, Ms Now e Politico, il tycoon rischia di prendere una bastonata non da poco. Sarebbe bello vedere un presidente capace di affrontare costruttivamente e lealmente le critiche di una stampa libera che - questo è l’unica nota positiva che emerge dalla cronaca recente -, è capace di fare squadra superando le divergenze ideologiche delle rispettive proprietà. Il comunicato congiunto delle emittenti che si sono rifiutate di rimpiazzare la Cnn nella fornitura “in pool” delle immagini dalla Casa Bianca porta la firma pure della Fox News, la tv preferita dai repubblicani. Anche per noi italiani, è questo che rende America l’America.
 
 

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