A Quarto Oggiaro i bimbi stranieri al doposcuola sono il 90%. «Non abbandonate le periferie»

di Diego Motta, Milano
Negli istituti di quartiere tante famiglie immigrate si presentano alla segreteria parrocchiale per iscriversi ai corsi di italiano. Don Augusto Bonora: «C'è poca conoscenza della lingua italiana e restano tante disuguaglianze: serve una regia nazionale che aiuti anche il territorio. La politica? Riparta dalle parole di don Lorenzo Milani»
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September 24, 2026
A Quarto Oggiaro i bimbi stranieri al doposcuola sono il 90%. «Non abbandonate le periferie»
Ragazzi in bicicletta e in monopattino a Quarto Oggiaro
Nella segreteria della parrocchia Pentecoste, a Quarto Oggiaro, è appena arrivata Samira, una donna di origini arabe. Sta iscrivendo i figli a uno dei quattro doposcuola organizzati dalla comunità pastorale Cenacolo. Il parroco, don Augusto Bonora, la accoglie con una delle volontarie e intanto racconta: «Abbiamo circa 120 ragazzi, il 90% stranieri. Molti sono egiziani, musulmani e cristiani copti, diversi sono cinesi. Alcuni iniziano i corsi adesso, altri a gennaio o febbraio. Sono seguiti da alcune persone in pensione, che hanno esperienza come insegnanti, e da giovani universitari. È un lavoro molto complicato, perché questi ragazzi quasi sempre non sanno una parola di italiano e ogni anno è come se si ripartisse da zero».
Al servizio delle periferie meneghine da quasi vent’anni, prima in Via Salomone nel quartiere delle Case Bianche di Mecenate e adesso in questo storico quartiere a nord ovest di Milano, don Augusto predica spesso nel deserto, chiedendo inascoltato di tornare a investire nella scuola. Di ricominciare daccapo, perché nel frattempo la situazione è cambiata. «È senz’altro peggiorata, perché sono sempre mancati interventi concreti».
Il dibattito elettorale che da una settimana aleggia intorno al “tetto” del 30% di bimbi immigrati negli istituti fa un po’ sorridere visto da qui, perché l’elenco dei problemi è noto da sempre e, come si vede, va ben oltre i muri delle aule finendo per coinvolgere un intero territorio. È un microcosmo che non si presta a ipocrisie di facciata, proclami o utopie: è un posto infatti dove l’inclusione o diventerà concreta o sarà un’eterna incompiuta. «Il primo problema è linguistico, nel senso che i bambini, soprattutto alle elementari e alle medie, non capiscono i compiti che vengono assegnati e le loro famiglie non sono in grado di seguirli – spiega il sacerdote -. Mancano itinerari differenziati, percorsi su misura, l’apprendimento nel migliore dei casi è rallentato. Il secondo problema, serio, è la disuguaglianza educativa: chi parte svantaggiato, resta svantaggiato. Gli ultimi restano ultimi».
Don Augusto, nel ragionare sul tempo perduto da parte della politica, a destra come a sinistra, rievoca le parole di don Lorenzo Milani, «quando diceva ai contadini e agli operai: “Voi conoscete cento parole, i vostri padroni mille. Per questo i padroni sono loro”. Oggi rischia di essere lo stesso: si parte a 5-6 anni in una determinata condizione e si sa già che si resterà inchiodati lì».
In questo presente difficile si registra anche la silenziosa secessione delle famiglie di italiani autoctoni, da interpretare come un fenomeno sociale inevitabile e non come il segnale di una strisciante apartheid, di un razzismo quasi non dichiarato. «Non è così. Quando incontri alcuni genitori, capisci che il cambiare scuola non è legato a una scelta valoriale, che magari arriva in corrispondenza dei percorsi di orientamento per le medie o le superiori: semplicemente, alcune famiglie, spesso anche di sinistra, decidono che per i loro figli è meglio prendere altre direzioni formative, a seguito anche di gap di apprendimento accumulati nel tempo. Chi può permetterselo, così, iscrive i propri ragazzi altrove» spiega.
Nei racconti di alcune famiglie di Quarto Oggiaro, si raccolgono conferme rispetto a questo scenario, mentre si sottolinea che ci sono poi altri aspetti che contano, al netto della presenza dei bimbi stranieri: lo stato di manutenzione arretrato dei plessi scolastici, in alcuni casi rimasto fermo alla situazione edilizia precaria di decenni fa, la continuità didattica non garantita dai dirigenti scolastici e dalla presenza di insegnanti di ruolo, la scarsa capacità della scuola di offrire un’alternativa di futuro dentro un territorio in profonda trasformazione.
Le proposte per far uscire dal limbo centinaia di bambini del quartiere, evitando inutili “pendolarismi” di alunni da una zona all’altra di Milano, sono al centro di riflessioni che le quattro parrocchie stanno facendo da tempo, oltreché con le scuole di quartiere, anche con il Comune e con la rete del Terzo settore, che in questa zona ha lanciato il programma “QuBì” contro la povertà infantile insieme a Fondazione Cariplo.
«Serve una regia nazionale – spiega con passione don Augusto – a partire dall’istituzione di un commissario per le scuole di periferia, deciso a livello ministeriale. Bisogna scoprire quali sono le buone pratiche e replicarle in modo assolutamente concreto, riconoscendo che la buona volontà finora non ha inciso: le attività che si fanno nelle classi non funzionano, mentre alcuni istituti hanno molto più bisogno di altri di maggior cura».
Si delinea così una specie di “piano scuola”, in cui da Quarto Oggiaro si vedrebbe benissimo ad esempio il coinvolgimento delle paritarie, da coinvolgere in particolare nel sostegno ad allievi stranieri meritevoli, in un’alleanza efficace tra scuole statali e non statali. «Il rischio è che dopo la polemica di questi giorni si depositino le polveri sollevate e non se ne faccia più nulla. Ma ai ragazzi e alle famiglie, e a chi li segue, non interessa il piano politico – osserva don Augusto -. Bisogna muoversi a livello educativo e sociale, lasciando da parte la propaganda astuta di qualche leader e l’ideologia fine a sé stessa di mondi che paiono sempre più autoreferenziali».
Se non si ritorna a interventi all’insegna dell’integrazione vera, dell’uguaglianza e del buon senso, il tessuto sociale di queste periferie rischia di sfilacciarsi ulteriormente e le prospettive, allora, possono diventare drammatiche: il passaggio dalla classe ghetto alla banda di quartiere può essere molto breve, che si tratti di latinos o di ragazzi maghrebini, e da queste parti sono cose che purtroppo si conoscono bene.
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