La tragedia di Andrea, morto a 22 anni sul lavoro precipitando dal Colosseo
L'operaio rocciatore aveva l'imbracatura non agganciata alla fune

Sarà una perizia tecnica a stabilire l’esatta dinamica di quanto accaduto e a dire se siano o meno state rispettate tutte le prescrizioni di sicurezza o se si sia trattato di una «tragica fatalità», come si dice - spesso a sproposito - in questi casi. Per il momento, l’unica certezza è che Andrea Moretti è morto, a 22 anni, mentre lavorava al nuovo impianto di illuminazione del Colosseo. L’ingrato compito di riconoscere il suo corpo è toccato al padre, Fabrizio, operaio anche lui e costretto a lasciare il lavoro, circa trent’anni fa, per un infortunio che lo rese invalido.
L’altra notte, il giovanissimo operaio rocciatore, una qualifica molto ricercata perché difficile da reperire nei cantieri, stava lavorando appeso alle funi, quando è precipitato al suolo compiendo un volo di dieci metri, che non gli ha lasciato scampo. Il giovane è stato trovato con l’imbracatura indossata ma non agganciata alla fune di sicurezza. Da capire, a questo punto, perché la sua attrezzatura non fosse agganciata alla fune o se si sia sganciata accidentalmente o se, al contrario, non fosse stata collegata in modo corretto. Domande cui dovrà dare risposta, appunto, la perizia disposta dall’autorità giudiziaria che indaga su questa ennesima tragedia sul lavoro.
«Morire a 22 anni è inaccettabile, e lo è ancora di più se questo accade sul posto di lavoro – scrive in una nota la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni –. Anche nel nome di Andrea continueremo a fare la nostra parte, a impegnarci e a compiere ogni sforzo affinché tragedie simili non si ripetano più».
Subito dopo la morte di Moretti, nella notte il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, ha ordinato l’interruzione di ogni lavoro al Colosseo fino a nuova disposizione. In mattinata ha poi deposto una corona di fiori nel luogo della tragedia. «Ci aspettiamo che quanto prima si faccia luce su ciò che é accaduto – ha detto il Ministro –. Faremo di tutto perché venga fuori la verità», ha aggiunto Giuli.
La morte del giovane lavoratore ha scosso il sindacato. L’Ubs ha proclamato lo sciopero, fino alle 16 di oggi, dei lavoratori pubblici, dipendenti del ministero della Cultura, in servizio presso il Parco archeologico del Colosseo, e dei dipendenti dell’impresa Ales Spa, società in house del Mic. La Cisl ha promosso una fiaccolata con i lavoratori, che si è svolta nel tardo pomeriggio di ieri, mentre la Uil ha chiesto «più controlli e prevenzione». La Cgil, con il segretario generale dei lavoratori dell’edilizia, Diego Piccoli, ha effettuato un sopralluogo all’interno dell’Anfiteatro Flavio. La ditta di cui era dipendente Andrea Moretti, «stava lavorando in subappalto – spiega Piccoli –. Si tratta di un’impresa medio-grande nel settore dell’edilizia, con quasi 30 operai, specializzata in edilizia acrobatica», aggiunge. «Dai nostri approfondimenti non sembrano esserci irregolarità su versamenti cassa edile e l’impresa ha una lunga esperienza nel settore. Il subappalto è quindi legato a una lavorazione specialistica. C’è però un problema generale sulla formazione dei lavoratori, su come venga svolta, ma nel caso specifico non abbiamo elementi per dire come sia stata fatta. Di certo – aggiunge Piccoli – la rabbia è tanta, perché a quasi un anno dall’incidente alla Torre dei Conti abbiamo letto solo parole di cordoglio, ma nessun passo in avanti concreto».
«Profondo dolore» per la morte di Andrea Moretti è stata espressa dalla Diocesi di Roma, che partecipa «allo sgomento per una vita così giovane spezzata mentre svolgeva la propria professione» si legge in una nota del Vicariato. «La morte di Andrea ci ferisce profondamente e interpella ancora una volta la coscienza di tutti – aggiunge monsignor Francesco Pesce, direttore dell’Ufficio per la Pastorale sociale, del lavoro e della cura del creato della Diocesi di Roma –. Non possiamo rassegnarci all’idea che si possa uscire di casa per andare al lavoro e non farvi più ritorno. La sicurezza non è un costo né un adempimento burocratico: è rispetto della persona, della sua dignità e del diritto alla vita. Ogni morte sul lavoro ci chiede di fare di più, con responsabilità e determinazione, perché il lavoro sia davvero luogo di vita e mai di morte».
La morte di Andrea Moretti arriva a poco più di un mese dal primo anno della tragedia della Torre dei Conti, a pochi passi dal Colosseo, costata la vita a Octay Stroici, operaio sessantaseienne. «Nel registro degli indagati sono iscritte nove persone, le ipotesi di reato sono omicidio e disastro colposo – ricorda il presidente nazionale Anmil, Amedeo Bozzer –. Noi di Anmil siamo convinti che non sia sufficiente. Siamo convinti che la strage dei lavoratori del nostro Paese meriti l’istituzione di un reato autonomo che è quello dell’omicidio sul lavoro».
Una proposta lanciata, anni fa, dall’ex-direttore dell’Ispettorato nazionale del lavoro, Bruno Giordano, che però, finora, non ha trovato risposte da parte della politica.
Intanto, di lavoro si continua a morire. Sempre ieri, nel parcheggio di un’azienda di Cortenuova nella Bergamasca, un uomo di 66 anni ha perso la vita dopo essere stato colpito una trave in acciaio, rimanendo poi schiacciato contro una ringhiera. Incidente sul lavoro anche a Brembate, dove un ragazzo di 22 anni è stato portato con l’elisoccorso all’ospedale Niguarda di Milano dopo essere rimasto incastrato in un compattatore di cartone in un’azienda.
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