Baturi: preoccupati per il clima elettorale. A rischio la coesione sociale

Il segretario generale della Cei incontra la stampa dopo il Consiglio permanente. Ai partiti chiede convergenze su alcuni temi come scuola e lotta alla povertà. L’urgenza della sicurezza sul lavoro dopo la morte di un operaio. Il “no” alla remigrazioni e l’invito al rispetto della donna. Le novità sugli accorpamenti delle diocesi
Google preferred source
September 23, 2026
Baturi: preoccupati per il clima elettorale. A rischio la coesione sociale
Il segretario generale della Cei, l'arcivescovo Giuseppe Baturi, nell'incontro con la stampa al termine del Consiglio permanente della Cei / SICILIANI
C’è «preoccupazione» nella Chiesa italiana per il clima elettorale che potrebbe infiammare il Paese. Soprattutto se «in un appuntamento come questo saranno enfatizzate le polarizzazioni a scapito delle ragioni». Ecco perché occorre che «la coesione sociale non venga sacrificata agli interessi elettorali che porterebbero a una radicalizzazione deleteria», spiega il segretario generale della Cei, l’arcivescovo Giuseppe Baturi. E ai partiti lancia una proposta: «Sarebbe interessante una convergenza su alcuni punti concreti: ad esempio, sulla scuola o sulla lotta alla povertà». Segnali di «amicizia sociale» che farebbero bene all’Italia, aggiunge. Baturi incontra la stampa al termine delle tre giornate di lavori del Consiglio episcopale permanente. E, rispondendo ai giornalisti, parla di morti sul lavoro, remigrazione, pace, rispetto della donna, educazione. E delle sfide che attengono la comunità ecclesiale nella Penisola.

L’allarme per le morti sul lavoro

«Un lavoro dignitoso è anzitutto un lavoro sicuro», dice il segretario generale della Cei dopo la morte di un operaio di 22 anni nei cantieri del Colosseo. «È difficile da accettare che si esca da casa per lavorare e non vi si ritorni», rimarca Baturi. E definisce l’escalation di vittime «una piaga che deve impegnare tutti a porvi rimedio». Ogni morte suscita «grande dolore», prosegue. E chiede ai giornali di raccontare le storie di chi resta ucciso «perché non si tratta di numeri, di persone».  

La remigrazione, la pace, il rispetto della donna, il fine vita

La politica che guarda già al voto per il rinnovo del Parlamento entra nel dialogo fra Baturi e la stampa. Il segretario generale ipotizza un «pronunciamento» dei vescovi italiani. Rispetto alla remigrazione, fa sapere, «la nostra linea va in un altro senso». È la linea della «protezione della persona», dell’«accoglienza», dell’«integrazione che non significa, però, assimilazione dell'altro alla mia cultura ma possibilità di incontro». Poi il richiamo alla Ue: «Se quanto succede venisse affrontato a livello europeo, la risposta a un fenomeno così complesso sarebbe più efficace». I partiti si confrontano anche sulla pace. Baturi la indica fra i «valori non opinabili» in politica, al pari della «dignità dell’uomo». Comunque, osserva, «è possibile riflettere sulle modalità per ricercarla». Ma tiene a precisare: «Chi cerca davvero Dio, cerca la pace. E non assolutizza né se stesso, né la propria parte, né i propri interessi». Poi c’è la tutela della donna. «Il nostro sguardo verso la donna è carico di rispetto e ammirazione. Anche il linguaggio deve essere purificato da sforzature che mirano alla ricerca di consenso facile» perché certe uscite «alimentano una mentalità». Sul fine vita l’arcivescovo ripete di essere allarmato per le «iniziative regionali» sulla legalizzazione del suicidio assistito, esorta a investire su cure palliative e volontariato, sollecita un «supporto concreto ed efficace alle famiglie dei malati». Poi ribadisce che la presenza cattolica è nel segno di un «pluralismo legittimo» anche se serve «coerenza rispetto a quanto si professa» e occorre «stare nello spazio pubblico senza demonizzare l’avversario». Certo, avverte, «per i cattolici c’è qualcosa di più dello schieramento politico: è la coscienza» che può spingere il credente a «dire: “No grazie, questo non lo posso fare”». 

L’esito a scuola? Non può dipendere da dove si nasce o si risiede

Dal Consiglio permanente emerge la «forte preoccupazione per l’emergenza educativa» che si manifesta quando «la famiglia o la società ha difficoltà a trasmettere valori fondanti della vita. A rischio c’è sia la sorte dei giovani, sia la tenuta del Paese», afferma Baturi. I vescovi invitano a contrastare le disuguaglianze in classe. «Non è ammissibile che l’esito di un percorso scolastico dipenda dalla latitudine di nascita di uno studente o dal luogo di istruzione: penso alle difficoltà che vivono gli alunni delle aree interne rispetto a quelli delle città. Serve, quindi, uno sforzo perché tutti possono avere, come richiede anche il dettato costituzionale, pari possibilità». Da qui la proposta di un'«alleanza sociale». Poi elogia il ruolo degli insegnanti. «Ed è significativo che, di fronte a gesti di violenza incomprensibili, la risposta sia stata il perdono e la volontà di capire».

Le diocesi da accorpare e la vicinanza ai preti

Per la Chiesa italiana, «la priorità resta l’annuncio del Vangelo», sottolinea il segretario generale della Cei. Perciò è necessario «intercettare le attese della gente». Ma anche «modificare certe strutture organizzative». Sull’accorpamento delle diocesi, Baturi spiega che è «un tema aperto» perché Leone XIV «ha espresso la volontà di continuare, seppur in forme da valutare». Ma un’alternativa è rappresentata dalla «verifica dei confini» diocesani e dal loro cambiamento: è il caso di quelli di Camerino-San Severino e Fabriano-Matelica. L’arcivescovo anche l’urgenza di una «fede capace di generare pensiero». E annuncia un cammino di vicinanza ai sacerdoti della Penisola che «vivono un cambiamento importante: dalla riduzione del loro numero al ripensamento del ministero promuovendo la corresponsabilità». Primo appuntamento: il pellegrinaggio del clero italiano a Roma l’11 e il 12 dicembre con il rinnovo delle promesse sacerdotali sulla tomba di Pietro e l’udienza con il Papa.
 

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire