Sei un adolescente maschio? Nel bar non entri: la Corea scopre le “no-somebody zones”

Ragazzi delle scuole medie, anziani, donne di mezza età: nel Paese asiatico sono sempre più diffusi i locali che vietano l’accesso a intere categorie di persone
Google preferred source
September 23, 2026
Sei un adolescente maschio? Nel bar non entri: la Corea scopre le “no-somebody zones”
«Qui gli studenti maschi delle scuole medie e superiori non possono entrare». Sulla porta di un bar della Corea del Sud (la località precisa non è stata rivelata) è comparso questo cartello che, fotografato e messo online, nelle scorse settimane ha acceso la polemica sui giornali locali. Perché l’età e il sesso dovrebbero essere motivi per essere rifiutati da un locale?
Il proprietario ha fornito la sua spiegazione: alcuni gruppi di ragazzi – maschi e adolescenti – avevano infastidito gli altri avventori con parolacce e schiamazzi e così al titolare, evidentemente seccato egli stesso dall'accaduto, è venuta l’idea di imporre una soluzione draconiana, ovvero: non mettere alla porta un cliente che diventa motivo di disturbo ma chi potrebbe farlo con una ipotizzata e maggiore probabilità. Se da un lato alcuni hanno difeso il diritto dell’esercente a tutelar la propria clientela, numerosi altri gridano alla discriminazione.
Anche perché il cartello non è una bizzaria estemporanea. In Corea del Sud il proliferare di locali che dichiarano indesiderate intere categorie è un fenomeno riconosciuto, persino con un termine ad hoc - "no-somebody zones" - e il repertorio ormai consistente. Nel 2023, per esempio, fece discutere un caffè – di cui, anche in questo caso, non furono resi noti né il nome né la località – che impediva l’ingresso agli over 60 e che sembrava aver fatto il paio a un ristorante di Sillim-dong, a sud di Seul, che rifiutava gli over 49 e a un campeggio sull’isola di Jeju che dichiarava di non accettare persone sopra i quarant’anni.
Ageismo? Affatto: esistono infatti locali che bannano i più giovani o categorie specifiche di ragazzi, tra cui i rapper e gli influencer, colpevoli - a detta degli esercenti coinvolti - di organizzare riprese e dirette in ogni angolo e di rendersi così decisamente più chiassosi della media. La tassonomia dell’avventore indesiderato è arrivata a contemplare persino determinati mestieri. Nel 2021 un bar vicino alla Pusan National University di Busan appese un avviso chiedendo ai professori dell’ateneo di non entrare. Il gestore raccontò che i tre clienti più maleducati mai incontrati erano stati proprio insegnanti, alcuni dei quali avevano ostentato il proprio stato. In questo caso, però, il "no professor zone" ebbe vita breve e, dopo le proteste dell’università, il cartello fu ritirato. Tra le categorie più colpite dalle zone vietate ci sono le ajumma, un termine che comunemente è usato in Corea per indicare una donna di mezza età e che spesso però assume una connotazione dispregiativa. In una palestra di Incheon nel 2024 un cartello ne vietava l’ingresso, precisando che erano invece ammesse "donne colte ed eleganti". Il motivo? Gli esercenti accusavano le ajumma di rubare asciugamani, sapone e di occupare gli attrezzi senza usarli. 
Sul fenomeno si è espressa la Commissione nazionale per i diritti umani della Corea che ha definito discriminatoria l’esclusione da spazi e servizi sulla base dell’’appartenenza a una certo gruppo demografico. Un esercente può pretendere che nel proprio locale non si urli, non si sporchi e non si molestino gli altri clienti. Ma non può presumere che qualcuno lo farà perché ha quindici o sessant’anni, perché è maschio, donna o insegna all’università. Anche perché la lista dei no si allunga così  velocemente che rimane solo da chiedersi: chi sarà il prossimo?

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire