Non solo le sorelline di San Cataldo: la “sfida” di nascondersi nei negozi per un like (e altri deliri social)

C’è chi rischia la vita, chi si abbuffa fino a stare male e chi rinuncia per un giorno alla plastica o al cellulare. La grammatica delle challenge racconta il bisogno di essere visti, non solo degli adolescenti
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September 23, 2026
La folla davanti a un negozio
La folla davanti a un negozio
L’ultima sfida consiste nel nascondersi 24 ore filate in un negozio, sfuggendo agli occhi della sicurezza e offrendo l’impresa agli sguardi annoiati del popolo social. Tra le prime ad accettarla, in Italia, sono state le due sorelline sparite per un giorno a San Cataldo, vicino a Caltanisasetta. La tendenza, manco a dirlo, arriva dall’America, dove i teenager fanno a gara per infilarsi nottetempo dietro uno scaffale di Wallmart. In Europa gli epigoni ripiegano su grandi catene e centri commerciali, dove è facile ricavarsi un riparo di fortuna sfruttando gli articoli di ogni genere in vendita: si attende l’orario di chiusura, magari nascondendosi nei bagni, e l’avventura può iniziare. C’è chi sistema lo zainetto con la merendina dentro una tenda per bambini, chi addirittura si infila nel cassone di un letto matrimoniale nell’attesa di spuntare quando le corsie sono rimaste vuote. Le ragazzine siciliane, più modestamente, avevano ripiegato su un negozio di abbigliamento cinese.
Le ormai celebri (o famigerate) “challenge”, che circolano soprattutto su TikTok ma anche su Instagram e Youtube, si moltiplicano in modo esponenziale. Una tira l’altra, e la successiva deve essere per forza più originale e complicata della precedente. Più sfidante, appunto, e magari più pericolosa. Circa un anno fa ha iniziato a finire tristemente nei trend il “blackout”, che consiste nell’avvicinarsi all’asfissia stringendosi il collo. Un “gioco” terribile, brutale e autolesionista. In agosto una bambina di 10 anni di Palermo è finita in rianimazione dopo averci provato. Dagli States arrivano altri cattivi esempi in serie, “premiati” da centinaia di migliaia di visualizzazioni: il train surfing, cioè l’aggrapparsi a treni, autobus e metropolitane rischiando di cadere, oppure l’inalare a beneficio di smartphone sostanze tossiche assortite, fino a stordirsi. In Italia l’Agenzia italiana del farmaco ha suonato in estate l’allarme: attenzione alla paracetamol challenge, l’abuso di paracetamolo, che potenzialmente può avere esiti letali. Ci si esibisce in ogni modo, senza un vero motivo. L’unico stimolo è accumulare like, buoni per gonfiare un’autostima probabilmente ridotta ai minimi termini nella vita reale.
Ma sarebbe troppo facile puntare il dito sugli adolescenti. Perché sui social spuntano persino attempati gestori di locali pubblici: forse nel maldestro tentativo di fare marketing virale, propongono competizioni deliranti. Tipo mangiare cinque pizze di fila (500 euro in palio) oppure un hamburger da un chilo e mezzo. Finisce spesso con il concorrente che si sente male, ovviamente immortalato in video mentre si accascia sul tavolino. Per fortuna non tutto è da buttare: ogni tanto ci si imbatte in video virtuosi, persino educativi. Save the children in primavera ha chiesto ai follower: riuscireste a vivere con soli 5 litri di acqua al giorno? Ci hanno provato in molti, centellinando ogni goccia tra catini e brocche. Tra le campagne ecosostenibili si inserisce anche la settimana plastic free, oppure la giornata no shopping, con il conto dei soldi risparmiati. Va di moda anche la “notte senza cellulare”, da trascorrere tra parole crociate e buone letture. Alla tentazione dello schermo si resiste però solo a metà, perché ovviamente la fatica va ripresa in diretta. E c’è pure chi si abbandona ai sentimentalismi: dai un bacio a papà e vedi che effetto fa. Capita che il genitore, sorpreso dall’improvviso slancio, si commuova. Tra cuoricini che piovono a cascata sul profilo dei figli.

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