Le scuole cattoliche sono pronte all'accoglienza degli “stranieri”. «Ma la parità deve essere reale»

Nota congiunta di Agesc, Ciofs scuola, Fidae, Fondazione Gesuiti Educazione sul “tetto” annunciato dal governo: «Non è la cittadinanza di un alunno a determinare le difficoltà di una classe. Rendere pienamente operativo il pluralismo scolastico permetterebbe agli istituti paritari di offrire ancora di più il proprio contributo alle politiche di inclusione»
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September 23, 2026
Le scuole cattoliche sono pronte all'accoglienza degli “stranieri”. «Ma la parità deve essere reale»
/ ANSA
«Non è la cittadinanza di un alunno a determinare le difficoltà di una classe». Partono da qui le associazioni delle scuole paritarie (Agesc, Ciofs Scuola, Fidae e Fondazione Gesuiti educazione) che si inseriscono nel dibattito sul cosiddetto tetto del 30% agli alunni “stranieri”, rilanciando il ruolo degli istituti cattolici nella loro integrazione e sollecitando contestualmente la piena attuazione delle legge 62/2000 sulla parità scolastica. «La scuola deve essere il luogo nel quale nessuno viene escluso e ogni persona può sentirsi accolta, riconosciuta e accompagnata – scrivono in una nota congiunta Umberto Palaia, presidente Agesc; Carla Monaca, presidente nazionale Ciofs scuola; Virginia Kaladich, presidente nazionale Fidae; Vitangelo Denora, delegato Fondazione Gesuiti Educazione –. Di fronte alle misure annunciate dal Governo sulla presenza degli alunni stranieri nelle classi, riteniamo fondamentale partire da una parola: inclusione». Un fronte sul quale le scuole paritarie sono pronte a schierarsi, mettendo in campo una tradizione secolare nel campo dell’educazione dei bambini e dei giovani. «Eventuali situazioni di forte squilibrio nella composizione delle classi – proseguono i rappresentanti delle associazioni delle scuole cattoliche – devono essere affrontate con buon senso e senza trasformare un problema organizzativo ed educativo in un criterio di esclusione. Non è la cittadinanza di un alunno a determinare le difficoltà di una classe. Occorre considerare la conoscenza della lingua italiana, i bisogni educativi dei bambini e dei ragazzi, il contesto sociale e territoriale e le condizioni nelle quali operano le singole scuole».
Per le associazioni firmatarie, l’apprendimento della lingua italiana rappresenta uno strumento essenziale di partecipazione alla vita scolastica e sociale e deve essere sostenuto con percorsi accessibili, rivolti agli studenti e alle loro famiglie. Allo stesso tempo, la conoscenza di lingue, culture e tradizioni differenti può costituire una vera ricchezza per l’intera comunità educativa, quando è accompagnata dalla capacità di incontrarsi, dialogare e rispettare regole condivise. «L’inclusione non si realizza attraverso automatismi o percentuali applicate indistintamente – prosegue la nota –. Richiede il coinvolgimento delle scuole, delle famiglie, degli enti locali e delle comunità territoriali, insieme a investimenti adeguati nella mediazione culturale, nell’insegnamento dell’italiano, nella formazione dei docenti e nel sostegno alle realtà che operano nelle aree più complesse. È necessario aiutare le nostre scuole a essere luoghi nei quali tutti possano stare bene, conoscersi e crescere insieme, nella consapevolezza della propria identità e nel rispetto di quella degli altri».
In questo percorso le scuole paritarie cattoliche sono pronte a fare ancora di più, mettendo a disposizione la propria esperienza educativa, la presenza capillare sui territori e la capacità di costruire comunità aperte e accoglienti.
«Le nostre scuole sono disponibili ad accogliere un numero maggiore di bambini e ragazzi, contribuendo anche a una distribuzione più equilibrata degli alunni e sostenendo concretamente i percorsi di integrazione. Ma questa disponibilità deve essere accompagnata da condizioni che consentano davvero a tutte le famiglie di scegliere una scuola paritaria, indipendentemente dal reddito e dalla provenienza». Le associazioni firmatarie chiedono quindi che sia finalmente data piena attuazione alla legge 62 del 2000, che ha riconosciuto le scuole statali e paritarie come parti dell’unico sistema nazionale di istruzione. «A più di venticinque anni dalla sua approvazione – ricordano Palaia, Monaca, Kaladich e Denora – la parità giuridica non è ancora diventata una parità effettiva sul piano economico. Finché la scelta di una scuola paritaria continuerà a comportare un costo aggiuntivo per le famiglie, la libertà educativa resterà incompleta e accessibile soltanto ad alcuni. Rendere pienamente operativo il pluralismo scolastico permetterebbe invece alle scuole paritarie cattoliche di accogliere ancora di più e di offrire il proprio contributo alle politiche di inclusione», aggiungono le associazioni. Che lanciano un appello alla politica: «Se vogliamo che tutti, ma davvero tutti, possano esercitare la libertà di scelta educativa, occorre superare definitivamente ogni discriminazione economica. L’inclusione non può limitarsi a una dichiarazione di principio: deve tradursi in risorse, strumenti e opportunità concrete per ogni bambino, ogni ragazzo e ogni famiglia».

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