Servono più studi su come la crisi climatica condiziona la salute mentale

Timori per il futuro, inquietudine, paura, labilitĆ  emotiva, insonnia. Le ondate di calore generano fragilitĆ  sociali, disturbi psicologici, nuove malattie, intaccando il benessere delle persone. Necessari interventi efficaci e condivisi a livello globale
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November 7, 2026
Servono più studi su come la crisi climatica condiziona la salute mentale
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Clima e salute: un binomio fondamentale, che ha un enorme impatto su ogni organismo vivente, in modo particolare sulla specie umana. Il cambiamento climatico in atto influenza in molti modi, direttamente e indirettamente, il benessere e la salute: creando molteplici condizioni di rischio che incidono negativamente sulle condizioni di vita degli individui e delle comunitĆ , peggiorando la qualitĆ  e la durata dell’esistenza, incrementando la frequenza di alcune malattie, determinando condizioni favorevoli per la comparsa di nuove patologie. Temperature sempre più alte costituiscono il maggiore fattore di rischio diretto del cambiamento climatico. L’Europa ĆØ il continente con il riscaldamento più rapido del pianeta. Negli ultimi anni ha registrato ripetute ondate di calore di lunga durata e temperature estive da record (basti pensare ai mesi appena trascorsi), condizioni entrambe pericolose per la salute umana.
Il 2026 si avvia a diventare l’anno più caldo di sempre a livello globale, superando il precedente record del 2024. Il 31 luglio, data che segna il picco annuale del clima, ha fatto registrare quest’anno una temperatura media dell’emisfero Nord di 22,72 gradi, superiore ai 22,37 gradi registrati nel 2024. Sono le temperature dei mari a creare le condizioni per determinare il record assoluto di quest’anno. L’emergenza legata al cambiamento climatico ĆØ ormai giunta in Europa a un punto di gravitĆ  tale che l’Organizzazione Mondiale della SanitĆ  lo scorso anno ha istituito una nuova commissione per fornire al settore medico soluzioni per affrontare in modo efficace quella che ha definito una delle sfide sanitarie più importanti del nostro tempo. La commissione, composta dai commissari di 11 nazioni europee e presieduta da Sir Andrew Haines della London School of Hygiene and Tropical Medicine come coordinatore scientifico capo, per fornire una serie di raccomandazioni atte a definire come affrontare al meglio l’intersezione tra salute e clima.
Eventi meteorologici estremi hanno causato oltre 160mila morti in tutta Europa negli ultimi 3 anni, la maggior parte dei quali per ondate di calore. Il caldo non colpisce tutte le persone allo stesso modo: i più fragili (donne e anziani over 70) sono quelli che pagano il prezzo più alto del cambiamento climatico. Soprattutto nei centri urbani, dove più marcato ĆØ l’effetto ā€œisola di caloreā€ dovuto al troppo cemento, all’asfalto e alla scarsa vegetazione. In cittĆ  tra le aree verdi (parchi) e le zone prive di alberi (piazze solo lastricate e vie asfaltate) la variazione di temperatura supera i 4 gradi. Quest’anno, tra giugno e agosto, il caldo eccessivo ha triplicato i decessi in molte cittĆ  europee, alcune anche italiane.
Abbiamo imparato a difenderci efficacemente dal freddo, anche quello più intenso, ma biologicamente siamo meno attrezzati per affrontare le ondate di calore, che in questi ultimi anni determinano picchi di temperature elevate sempre più frequenti. Benché la tolleranza del corpo umano a temperature estreme possa variare, esiste comunque un limite. Per quanto riguarda il caldo, il corpo umano, in stato di riposo e senza protezioni, può sopportare temperature esterne sino a circa 45-50 gradi, non oltre. Senza arrivare a conseguenze così estreme come la morte, esposizioni prolungate a temperature superiori ai 40 gradi possono portare al colpo di calore (con cefalea, crampi, nausea, vertigini e possibile svenimento) e provocare alterazioni e danni agli organi vitali per eccessiva vasodilatazione e diminuzione della pressione sanguigna.
L’impatto della crisi climatica sta assumendo sempre più una dimensione di carattere sociale ed economico, oltre che ambientale. L’influenza nefasta sulla salute non riguarda solo la componente fisica, ma, soprattutto nei giovani, anche la salute mentale. La crescente consapevolezza degli impatti negativi dei cambiamenti climatici, come lo scatenarsi di eventi meteorologici estremi e la progressiva perdita di biodiversitĆ , provoca preoccupazioni eccessive per il proprio futuro, senso d’inquietudine, paura, labilitĆ  emotiva, insonnia, diminuzione della capacitĆ  di concentrazione, riduzione del benessere. E’ la cosiddetta ā€œecoansiaā€ o ā€œansia climaticaā€. Un fenomeno emergente, una sindrome che evidenzia un importante disagio caratterizzato, come lo definisce l’American Psychological Association, da una ā€œpaura cronica del cataclisma ambientale, che deriva dall’impatto apparentemente irrevocabile del cambiamento climatico e dalla preoccupazione associata per il proprio futuro e per quello delle prossime generazioniā€. I giovani tra i 16 e i 25 anni considerano il futuro come ā€œspaventosoā€, perchĆ© ā€œhanno la sensazione che le basi ecologiche dell’esistenza siano in procinto di crollareā€, come affermano esplicitamente molti di loro.
Una condizione di malessere che però, entro certi limiti, può avere anche un risvolto positivo, in grado di potenziare il senso di resilienza individuale e contribuire a migliorare l’impegno e la motivazione per svolgere a livello generale un’azione valida per affrontare il problema e trovare strategie efficaci per limitare i danni ecologici. Il cambiamento climatico incide poi anche sulla distribuzione dei vettori – zanzare, tafani, zecche – di molte malattie ā€œtropicaliā€ o ā€œesoticheā€ (cosƬ chiamate perchĆ© un tempo erano confinate in quei territori africani), che sfruttando l’innalzamento delle temperature hanno iniziato a espandersi sino ad arrivare in Europa a latitudini sempre più temperate se non addirittura nordiche. Una conferma viene dai recenti fatti di cronaca legati ai crescenti casi di infezione da virus West Nile, ma non bisogna trascurare il riscontro nel nostro Paese, anche se non frequenti, di forme endogene di Dengue, di Chikungunya, di Zika e anche di malaria. Lo scorso anno, dopo oltre 50 anni di assenza, la ā€œzanzara della malariaā€ (Anopheles maculipennis) ĆØ stato trovata in Puglia, segno che, pur senza suscitare inutili allarmismi, occorre un’attenta sorveglianza di questi vettori potenzialmente patogeni.
Cambiamento climatico e inquinamento ambientale costituiscono ormai una minaccia planetaria. Le loro cause, le loro dinamiche, i loro effetti sulla salute trascendono i confini locali e richiedono una risposta globale. Una nuova disciplina sanitaria, la medicina climatica e ambientale, si occupa di tali aspetti, ma resta un settore scientifico ancora troppo trascurato. Nonostante la crescente minaccia rappresentata dal cambiamento climatico, l’azione rimane inadeguata e insufficiente rispetto al livello di risposta richiesto. Oltre che a livello politico, economico e sociale, anche in ambito sanitario. Sotto il peso della disinformazione e della sottovalutazione molte istituzioni hanno ridotto il loro impegno attivo per contrastare gli effetti del cambiamento climatico. Ne ĆØ un esempio eclatante l’atteggiamento ostile dell’attuale inquilino della Casa Bianca verso gli interventi da mettere in atto per contrastare il mutamento del clima. Gran parte del peso politico per mantenere in vita e potenziare il programma atto a elaborare strategie in grado di contrastare le modifiche climatiche ricadrĆ  quindi sull’Europa. Ciò che serve non sono riunioni che producano dichiarazioni altisonanti, ma azioni concrete per affrontare il cambiamento del clima e i suoi effetti sulla salute.
Ā«La giustizia ambientale – ha detto recentemente Papa Leone XIV riprendendo con forza quanto giĆ  affermato da Papa Francesco nell’enciclica Laudato si’ – non può più essere considerata un concetto astratto o un obiettivo lontano. ƈ una necessitĆ  urgente, che va oltre la semplice tutela dell’ambiente. Si tratta di una questione di giustizia sociale, economica e antropologica. In più, per i credenti, ĆØ anche un’esigenza teologica. In un mondo dove i più fragili sono i primi a subire gli effetti devastanti del cambiamento climatico, della deforestazione e dell’inquinamento, la cura del creato diventa una questione di fede e di umanitĆ Ā». Se gli uomini, come ha concluso il Papa, ā€œlavorando con dedizione possono fare germogliare molti semi di giustizia, contribuendo cosƬ alla pace e alla speranzaā€, gli operatori sanitari, lavorando con convinzione sono chiamati a essere in prima linea per intervenire attivamente e concretamente, con la loro autorevolezza e la loro competenza, nell’affrontare questa nuova sfida della medicina, per migliorare la qualitĆ  di vita delle persone e rendere possibile la sopravvivenza dell’umanitĆ  in un mondo finalmente riconciliato con la natura.
(2 - continua)

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