Marco Paolini, lettere alla Venezia del futuro

L'attore ne "La veglia dell’Acqua Granda" nella nuova sede dell’Archivio della Biennale ha ricordato il dramma del 4 novembre 1966 con attori, scienziati e testimonianze
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November 6, 2026
Marco Paolini, lettere alla Venezia del futuro
Marco Paolini in “La Veglia dell’Acqua Granda” / Jacopo Salvi / cortesia La Biennale di Venezia
Un messaggio nella bottiglia per le generazioni future, da gettare simbolicamente nelle acque della Laguna di Venezia, ricordando la marea del 4 novembre 1966, che raggiunse il picco record di 194 centimetri. Record purtroppo sfiorato anche dall’Acqua Granda del 12 novembre 2019, arrivata a 187 centimetri. Per immaginare un secolo di vita passata, presente e futura, nella notte del 4 novembre si è tenuta La veglia dell’Acqua Granda: non uno spettacolo in senso stretto, ma un rito laico e partecipativo. La veglia si è svolta all’Arsenale, in due sale restaurate che dai primi mesi del 2027 ospiteranno l’Archivio storico della Biennale in uno spazio di 8000 metri quadrati. Il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco ha spiegato ad Avvenire che l’archivio sarà un luogo vivo, dove «Prendiamo un documento e diventa un fatto d’arte e dove l’agorà diventa comunità che diventa polis». Diretta da Debora Rossi, la sede conserverà la memoria di 131 anni di storia della Biennale e della città e sarà luogo di ricerca e confronto con il presente, «remigrando» da Porto Marghera come atto di fiducia in una città fragile che non si arrende.
Il ricordo dell’Acqua Granda è il primo progetto speciale della Biennale per l’Archivio storico, coprodotto da Jolefilm con la Fabbrica del Mondo e ripreso da Rai Cultura per Rai 5. La veglia dell’Acqua Granda 1966-2066 è stato un affascinante percorso di sei ore tra lettere, memorie, racconti e appunti per il futuro, con straordinari attori ed esperti. Ideato da Marco Paolini e Michela Signori per Atlante delle Rive, progetto teatrale dedicato all’acqua con cui Paolini ha appena debuttato al Piccolo Teatro di Milano il secondo capitolo, Dov’è il Po?, dopo Bestiario idrico, si è avvalso della consulenza di Davide Iodice, che ha raccolto le commoventi testimonianze degli ospiti del Centro Servizi San Giobbe I.P.A.V., in continuità con Promemoria, progetto della Biennale 2026, e della collaborazione del coregista Marco Duse.
Alla veglia ha partecipato anche il sindaco Simone Venturini. Cuore del progetto sono le lettere civili da deporre nella cassetta postale «Venezia 2066», fulcro del rito. Paolini, vestito da marinaio, si fa «capitano di una nave di matti» e invita a imbucare «un messaggio in bottiglia per le future generazioni». Fino al 4 novembre 2027 tutti possono inviare una lettera alla Venezia del 2066, imbucandola a Ca’ Giustinian sede della Biennale. «Una lettera civile è il coraggio di immaginare una città come bene comune, è legarsi a un comune futuro, è sfidare rassegnazione e destino», spiegano gli ideatori. La cassetta sarà custodita nell’Archivio storico e aperta il 4 novembre 2066, nel centenario dell’Acqua Granda. «Abbiamo pensato che questo anniversario non fosse di mera memoria – spiega ad Avvenire Michela Signori –. Oggi l’accelerazione del riscaldamento globale coinvolge tutte le città di mare. Abbiamo immaginato un arco teso per guardare in avanti, attraverso la funzione sociale, civica e politica del teatro, che riporta al centro l’esercizio di polis».
Il primo movimento, Il sestiere dei racconti, divide il pubblico in sei gruppi: in ciascuno un narratore-guida introduce con una storia vera l’intervento di uno scienziato. Le storie di oggi si intrecciano a quelle degli anziani ascoltati da Iodice. C’è la storia di Barbara, che vede la casa costruita con tanti sacrifici invasa e rovinata dall’acqua salmastra due volte, nel 1966 e nel 2019. Il racconto introduce l’oceanografo Sandro Carniel, che spiega gli effetti del sale sui muri e lo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia dovuto al riscaldamento globale. Nel 1966 il livello del mare a Venezia era più basso di 22 centimetri.
Poi la capitana dell’Actv racconta la drammatica notte del 2019 a bordo del vaporetto: «Stiamo facendo la guardia a un corpo che sta affogando». Fa da eco la geologa Chiara Anzolini, della Facoltà di Biologia dell’Università di Padova, che racconta la fragilità della biodiversità lagunare e l’invasione del granchio blu. Poi gli spazzini, custodi con il lavoro porta a porta di una socialità che rischia di scomparire tra fast food e B&B. «Venezia è una città vivissima», aggiunge l’idrologo Andrea Rinaldo. «Alle 11 di un giorno feriale conta dalle 250mila alle 300mila persone. È una città metropolitana e va protetta. Può diventare il modello della città di domani se preserverà la sua antica capacità di connessione».
Dopo il secondo movimento, una pausa conviviale per rifocillare il pubblico, il terzo, Fondamenta per una nuova politica, riunisce gli esperti – oltre agli altri il fisico Giulio Boccaletti, la giurista Tullia Penna e l’archeologo Marco Paladini – per rispondere alle domande emerse da un laboratorio con studenti del territorio e dell’Archivio storico della Biennale.
Le domande sul futuro di Venezia e del pianeta inquietano. Paolini fa sorridere raccontando le idee circolate per salvare la città, facendola galleggiare come su un materasso e recintandola in un acquario. Nel monologo Bagnasciuga stories racconta quanto appreso dai biologi dell’Università di Padova e dell’Istituto di Biologia Marina di Chioggia. «Tutti viviamo in riva al mare. La pianura padana non è che un’intera valle di persone responsabile di quello che accade a Venezia».
Il disastro del 1966, contemporaneo all’alluvione di Firenze, portò nel 1973 a due leggi speciali su Venezia che, aggiunge Paolini, «non sono state in grado di rispondere ai veneziani, una politica che non ha disegnato il futuro della città», mentre il centro storico si spopolava. Dopo i fatti del 2019 nulla è cambiato, se non l’azionamento del Mose nel 2020, che, racconta, «ci dà del tempo, ma le maree speciali si ripetono sempre più di frequente e la città non smette di sprofondare».
Con un sorriso, chiude l’operetta morale di Tiziano Scarpa, Le avventure di Cefala Cefania, che adotta il punto di vista dei cefali in un futuro in cui prenderanno possesso della città sommersa, navigando nel «sopramondo» accompagnati dal delfino Mimmo, diventato una star dei social. In scena Mirko Artuso, Matteo Campagnol, Marco De Rossi, Sandra Manfegini, Emanuele Pasqualini, Barbara Riebolge e Aida Taliente. Con loro il Coro delle Cicale, sedici cantanti dirette da Giuseppina Casarin sulle musiche di Guido Sodo: i canti popolari hanno dato alla serata il senso di un’ode e di una preghiera laica.

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