Il “nazionalismo cristiano” negli Usa mostra le prime crepe (eppure Trump aveva fatto più di chiunque)

La Destra religiosa in America dopo il voto di midterm si è indebolita, ma non si è dissolta. Può contare ancora sui fedeli evangelicali bianchi, per i quali il presidente ha istituito un ufficio della fede alla Casa Bianca. Di sicuro l'onda blu democratica ha detto che esistono diversi leader anche a sinistra, pronti a parlare di politica citando il Vangelo e le Scritture
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November 6, 2026
Il “nazionalismo cristiano” negli Usa mostra le prime crepe (eppure Trump aveva fatto più di chiunque)
La discussa immagine di Trump alla Casa Bianca contornato da alcuni esponenti del mondo della Destra religiosa americana, nel post messo su X dalla Casa Bianca a febbraio del 2025
Le elezioni di mid term negli Stati Uniti consegnano un risultato che va oltre la sconfitta politica del trumpismo e segna le prime, gravi crepe nel nazionalismo cristiano che lo ha potentemente sostenuto. A emergere è il volto di un'altra America, plurale nelle appartenenze culturali e religiose, giovane e inclusiva, che ha trovato nel Partito democratico un nuovo spazio di rappresentanza. Pastori protestanti progressisti, una governatrice afroamericana, esponenti delle comunità ebraiche e musulmane, candidati appartenenti alle minoranze: sono alcuni dei protagonisti dell'onda blu che ha ridisegnato gli equilibri politici e aperto una nuova stagione per i democratici.
In questo scenario, come sempre accade nella storia politica e sociale degli Stati Uniti è decisivo il ruolo della religione. Per la Destra religiosa evangelicale bianca, Trump ha fatto più di qualsiasi predecessore: ha istituito un ufficio della fede alla Casa Bianca, sostenuto le rivendicazioni del sionismo cristiano, limitato i finanziamenti federali ai centri che praticano l'aborto e colpito le università accusate di dare spazio alle proteste per i diritti dei palestinesi. Ha inoltre contribuito a trasformare la memoria di Charlie Kirk, giovane leader della Destra ucciso in un attentato, in un simbolo del nazionalismo cristiano. Un progetto che intreccia identità nazionale, fede religiosa e appartenenza politica, fino a mettere in discussione il principio costituzionale della separazione tra Stato e confessioni religiose.
Ma proprio contro questa deriva si sono levate alcune delle voci più significative emerse dalle urne. James Talarico, insegnante, predicatore della Presbyterian Church Usa  e nuovo senatore democratico del Texas, ha denunciato senza mezzi termini il nazionalismo cristiano: «Non c'è nulla di cristiano nell'adorazione del potere». La sua critica è ancora più incisiva perché nasce dall'interno della tradizione religiosa. Per Talarico, la fede non può essere separata dall'impegno politico, «perché la politica riguarda il modo in cui si tratta il prossimo». Un cristianesimo che si richiama al Vangelo deve dunque tradursi in attenzione ai poveri, ai migranti, alle minoranze e alle persone discriminate.
Un percorso analogo è quello di Adam Hamilton, pastore metodista e ora senatore democratico in Kansas, fondatore della Resurrection Church, una comunità che conta circa 25mila membri. La sua storia personale, maturata in ambienti evangelicali conservatori prima dell'approdo alla United Methodist Church, testimonia la vitalità di un protestantesimo storico che sembrava marginalizzato dal predominio mediatico e politico della Destra religiosa.
Accanto a loro, il nuovo profilo democratico si riconosce in una classe dirigente più giovane e rappresentativa delle diverse componenti della società americana. Le vittorie di Deb Haaland, prima nativa americana al governatorato del New Mexico, di Keisha Lance Bottoms in Georgia, di Gina Hinojosa in Texas e del musulmano Mohamed El-Sayed eletto senatore in Michigan raccontano un partito che sembra avere ritrovato una capacità di rinnovamento, anche generazionale. Un cambiamento che riguarda anche le candidature e le piattaforme politiche: maggiore attenzione ai diritti civili, alle questioni di genere, all'ambiente e alla giustizia sociale, insieme alla ricerca di un rapporto diverso con le comunità religiose.
Non è però scomparso il consenso evangelicale bianco, che continua a rappresentare uno dei pilastri del trumpismo. Insieme a una quota del voto cattolico, ben impersonato da personaggi come JD Vance a Marco Rubio, nonostante gli inusitati attacchi di Trump al Papa, le violente operazioni dell'agenzia federale Ice e, più in generale, le politiche migratorie che hanno colpito e diviso numerose famiglie latinoamericane. Il sostegno religioso a Trump, dunque, si è indebolito, ma non dissolto.
La novità è che il monopolio della rappresentanza cristiana rivendicato dalla Destra non appare più incontrastato. Il protestantesimo e più in generale il cristianesimo progressista tornano a intervenire nella vita pubblica, recuperando una lunga tradizione di impegno civile e sociale.
Il voto di mid term, in conclusione,  ha arginato il trumpismo, senza sradicarlo. Ma ha mostrato che esiste un'America capace di opporsi alla saldatura tra potere politico e fondamentalismo religioso ed alla sua deriva tecnocratica, affermando invece le ragioni di una democrazia che si misura anche sui temi della pace, della giustizia sociale e dell’ambiente.

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