Salvini rinvia su Romeo e ferma i congressi locali

Al consiglio federale il leader rilancia le sfide sulla manovra, a partire da "quota 64", e sancisce una tregua con lo stop alle assise provinciali fino alle Politiche. Sul capogruppo palla ai senatori. Anche la nuova segreteria entro fine mese
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November 6, 2026
Salvini rinvia su Romeo e ferma i congressi locali
Il leader della Lega, Matteo Salvini, con Federico Freni, sottosegretario all'Economia/ ANSA
Matteo Salvini mette un altro mattoncino alla blindatura del suo mandato, appena rinnovato dal congresso straordinario che due settimane fa lo ha confermato come leader della Lega dopo un’estate di polemiche e di voci di rivolta interna. Lo ha fatto al consiglio federale di venerdì, che ha visto riuniti a via Bellerio, a Milano, i big di un Carroccio tutto intento a congelare la resa dei conti e a smentire la narrazione di un partito diviso al suo interno. Mentre si è preso tempo sulla sostituzione del “ribelle” Massimiliano Romeo, il capogruppo al Senato, ed è stato rimandato alla prossima riunione l’annuncio della nuova segreteria politica, è proprio con questa motivazione che, approvando all’unanimità la proposta fatta da Roberto Calderoli, si è deciso di sospendere tutti i congressi provinciali del partito fino alle prossime elezioni politiche che «possono essere fra 4 mesi come fra un anno», avrebbe detto il vicepremier. Per non dare ulteriore linfa ai resoconti che descrivono una compagine divisa, pure sul piano locale, fra salviniani ed “anti”. L’unica eccezione è stata fatta per l’elezione del nuovo segretario nel Varesotto, troppo imminente: è fissato per domenica e sono già in pista gli sfidanti Andrea Cassani e Mirko Reto. Sono invece rimandate le assise di Bergamo (dove c’era già una data fissata, attorno al 20 novembre) e Brescia. Non solo: durante la riunione non è nemmeno stata affrontata la questione del commissariamento della Lega Lombarda.
Insomma, anche se Salvini abbassa i toni cercando di far scendere la temperatura interna, restano sotto traccia le tensioni col “fronte del Nord”. Per fortuna le altre materie di dibattito non mancano, a via Bellerio. C’è la manovra, col dossier previdenza che da sempre vede la Lega esposta in prima fila, e ora c’è anche la difesa del gruppo veneto (Zaia e Stefani), dopo il conflitto con gli alleati di centrodestra per la legge regionale sul fine vita che è stata impugnata giovedì dal Governo, con la contrarietà dei ministri leghisti. Sulle pensioni Salvini ha detto di aver parlato al telefono proprio con Giancarlo Giorgetti, il ministro dell’Economia (da taluni messo nel mirino, anche nella Lega, e assente al federale per motivi di salute), oltre che col presente Durigon: «Abbiamo confermato le priorità: flessibilità in uscita da 67 a 64 anni come libera scelta e non obbligo», ha detto precisando che sono «ottimi» i rapporti col guardiano dei conti pubblici. E anche sulla scuola «troveremo le migliori soluzioni», ha aggiunto. Mentre sulla (mezza) bandiera dello stop all’invio di armi all’Ucraina stavolta ha glissato: «Valuteremo a tempo debito».
Non c'è ancora, invece, la segreteria politica. Non è chiaro nemmeno se ne farà parte Luca Zaia o anche Massimo Garavaglia, lo sfidante al congresso che non ha gradito la rappresaglia contro Romeo (sul quale decideranno i senatori leghisti, riuniti il 17). «Sto lavorando a una squadra forte e rappresentativa - ha spiegato Salvini - e conto di portarla al prossimo federale, entro novembre». Quanto a Garavaglia, anche per lui dice di averlo sentito, però «non si può poi forzare uno a fare qualcosa…».
Per ora si lavora a testa bassa sulla manovra (per spiegare «quello che c’è di positivo» il 12 e 13 dicembre la Lega sarà con i "gazebo" in più di 1.000 piazze) e sulle elezioni, a partire dalle amministrative, sicure in primavera: «Abbiamo ribadito che tra i capoluoghi la priorità della Lega è Milano, con Silvia Sardone». Una candidata salviniana "di ferro" per blindare un’altra casella.

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