Knot e Hernández de Cos in corsa per la Bce (e Panetta?)
L’uscita anticipata di Lagarde apre una delicata partita tra i Paesi europei. Le divisioni sulla politica monetaria, tra inflazione e aumento dei tassi, potrebbero complicare la successione alla guida di Francoforte

Mme Lagarde, o meglio Lady First, come si intitola la sua autobiografia che arriverà presto in libreria, lascia. Lo fa con un anticipo di nove mesi rispetto agli otto anni previsti dal mandato. Rinuncia a poco, ma il clamore è vasto. Un po’ perché la donna più glamour della scena finanziaria globale, dal Fmi alla Bce, ovunque sia passata ha lasciato il suo segno indelebile. Dove andrà? Alcuni, sebbene smentiti, indicano le motivazioni delle dimissioni nella campagna elettorale francese ormai imminente; altri, invece, la vedono diretta alla guida del mitico Forum di Davos, in sostituzione del fondatore Klaus Schwab.
A Washington si comportò come una regina delle pubbliche relazioni, intessendo rapporti con leader di mezzo mondo e trasformando i saloni del Fondo in grandi kermesse di colori e danze africane e del lontano Oriente. A Francoforte, una gestione più sobria, blindata sostanzialmente dalla struttura dei tecnocrati, che tuttavia non ha potuto evitarle qualche gaffe, come quando rivelò candidamente: «Noi non siamo qui per chiudere gli spread», facendo schizzare i tassi in Italia e crollare Piazza Affari.
Oggi che l’era di Christine finisce, c’è tuttavia da chiedersi chi prenderà le redini di Francoforte in tempi difficilissimi per l’economia europea, tra guerra, inflazione galoppante e crescita debole. I cavalli in corsa sono già ai nastri di partenza: i governatori delle banche centrali di Olanda e Spagna, rispettivamente Klaas Knot e Pablo Hernández de Cos. Lo spagnolo è un manager molto stimato, soprattutto dai suoi collaboratori al Banco de España, ed è sostanzialmente un moderato sul piano della politica monetaria. L’olandese è invece un falco: ai tempi di Draghi si schierava sempre a fianco del “duro” tedesco Jens Weidmann, anche se recentemente la sua posizione si è ammorbidita. Va da se che su Klaas Knot punti anche Berlino: infatti non può aspirare al timone della Bce perché, all’interno dello scacchiere europeo, occupa già la presidenza della Commissione con Ursula von der Leyen. Se la spuntasse l’olandese, come alcuni sperano, si riproporrebbero le modalità che segnarono nel 2011 la nomina di Draghi e l’uscita dell’altro membro italiano, Lorenzo Bini Smaghi. In questo caso, a dimettersi per fare spazio a Knot dovrebbe essere l’altro olandese nel board, Frank Elderson.
Se tutto procedesse in questa direzione, le ambizioni di Germania e Francia potrebbero orientarsi sul chief economist, cioè sul membro del board cui viene affidata la supervisione dell’area economica: una posizione oggi occupata dallo stimato Philip Lane, il cui mandato scade il prossimo maggio. I tedeschi punterebbero su Tobias Adrian, prima alla Fed e poi al Fondo, considerato un bravo, e sul rispettatissimo accademico di Princeton Markus Brunnermeier. I francesi potrebbero invece candidare, prima che si corra l’ipotetico rischio di una nomina da parte della destra lepenista, l’ex capo economista dell’Ocse Laurence Boone, vicina a Macron, oppure Agnès Bénassy-Quéré.
Tutto a posto? Potrebbe. Anche perché, nel turbolento scacchiere europeo, in primavera verranno rinnovate senza problemi le presidenze del Parlamento e del Consiglio, con la conferma di Roberta Metsola e António Costa.
Tuttavia, la gestione della politica monetaria, sempre cruciale, acquista una rilevanza ancor più marcata in tempi in cui l’inflazione cresce per motivi esogeni, cioè per Hormuz, e l’aumento dei tassi mette sempre più in difficoltà i Paesi indebitati. La questione è assai delicata e può essere divisiva. Nord contro Sud. Frugali contro cicale. Falchi e colombe. Knot potrebbe incontrare qualche problema. E allora – se si presentasse questo scenario – lo sguardo dei partner europei potrebbe volgersi verso l’Italia e, dunque, verso l’attuale governatore di Bankitalia, Fabio Panetta.
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