Francesco e la carità che converte ladri e briganti

Se l'episodio del lupo di Gubbio è solo un "fioretto", quello dei ladroni di Montecasale, lupi anch'essi pronti a sbranare e derubare la gente, è senz'altro un fatto vero. Eccome come l'Assisiate insegnò ai frati a renderli mansueti
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November 6, 2026
Francesco visse un’umanità riconciliata, capace di ricomporre dissidi e fratture evidenziando il lato positivo presente in ogni persona e realtà. Se si vuole, può leggersi in quest’orizzonte l’episodio notissimo del lupo di Gubbio: quello, però, è un delizioso fioretto, niente di più, anche se trasmette un insegnamento autenticamente francescano. Senz’altro veritiera appare invece la vicenda dei ladroni di Montecasale, lupi anch’essi, pronti a sbranare la gente derubandola e malmenandola. Ebbene, ogni tanto costoro si recavano all’eremo dei frati a chiedere pane, il che suscitava in essi profondi e sinceri interrogativi sulla condotta più giusta da tenere: cosa era corretto fare, dare o non dare quell’elemosina? Così, una volta che Francesco giunse all’eremo, gli esposero i loro dubbi ed egli consigliò ai frati di avvicinarsi ai briganti armati non di roncole e bastoni, bensì di disposizioni dettate da una squisita carità, portando cibo e vino. «Dopo il pasto – disse –, annunciate loro le parole del Signore, e alla fine fate loro questa prima richiesta per amor di Dio: che vi promettano di non percuotere nessuno e di non fare del male ad alcuno nella persona. Poiché, se domandate tutte le cose in una volta sola, non vi daranno ascolto; invece, vinti dall’umiltà e carità che dimostrerete loro, ve lo prometteranno». I frati sarebbero poi dovuti ritornare con vivande ancora più ricche e variegate della prima volta, servire i briganti mentre mangiavano, quindi avanzare ulteriori richieste. Così facendo, come il lupo di Gubbio anch’essi furono infine ammansiti e indotti a cambiar vita «per la familiarità e la carità dimostrata loro dai frati, cominciarono a portare sulle loro spalle la legna fino al romitorio. E così, per la misericordia di Dio e per la circostanza favorevole di quella carità e familiarità che i frati dimostrarono verso di loro, alcuni entrarono nella Religione, gli altri fecero penitenza promettendo nelle mani dei frati di non commettere mai più, d’allora in poi, quei misfatti, ma di voler vivere con il lavoro delle proprie mani». La lode di Dio, l’annuncio – con i gesti ben prima che con le parole – della sua legge di misericordia sanno suscitare la conversione: questo è il senso dell’insegnamento dell’Assisiate. Ciò esorta a privilegiare un approccio inclusivo, ad abbracciare tutti, nella consapevolezza che unicamente nell’amore abita Amore. Non era forse scritto nella prima Regola dei frati: «E chiunque verrà da loro (dai frati, ndr), amico o avversario, ladro o brigante, sia ricevuto con bontà»? Era, in fondo, il miracolo dell’amore che tornava a ripetersi, come nell’episodio – narrato nei Fioretti – del lebbroso prodigiosamente curato: «Per divino miracolo, dove santo Francesco toccava con le sue sante mani, si partiva la lebbra e rimaneva la carne perfettamente sanata. E come s’incominciò la carne a sanicare, così s’incominciò a sanicare l’anima». Tuttavia, se un miracolo c’è, è quello dell’Amore, che non fa cose nuove, ma fa nuove tutte le cose. Poiché è vero che solo «chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui» (1Gv 4,16).

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