L'impegno della Chiesa italiana per le aree interne fa tappa a Chioggia con la Giornata nazionale del ringraziamento
di Irene Funghi
Nel messaggio per l'appuntamento dell'8 novembre i vescovi chiedono di «entrare in una prospettiva di interconnettività tra territori». Tutelarli previene disastri ambientali e la perdita del patrimonio culturale. Don Bignami: «La pesca, comparto in sofferenza»

«La comunità ecclesiale resta una delle poche realtà presenti ancora in modo capillare sul territorio nazionale». L’estate scorsa in 141 tra cardinali, arcivescovi, vescovi e abati partivano da qui per firmare una comune “Lettera aperta al Governo e al Parlamento” sul futuro delle aree interne, dopo che il “Piano Strategico Nazionale”, che aggiorna la Strategia Nazionale per questi territori, ne tratteggiava un destino segnato, di fronte al quale l’unica opzione possibile era quella di un «accompagnamento in un percorso di spopolamento irreversibile» (obiettivo numero 4 della Strategia nazionale). Un cammino iniziato già nel 2019, i vescovi della Metropolia beneventana sottoscrissero il documento “Mezzanotte del Mezzogiorno? Lettera agli Amministratori”, gesto dopo il quale, dal 2021, i presuli italiani iniziarono a incontrarsi per discutere e affrontare il tema delle aree interne. Adesso, in occasione della 76° Giornata nazionale del ringraziamento, promossa dalla Cei e fissata per l’8 novembre, i presuli italiani tornano a rimarcare la necessità di una visione diversa, che incoraggi «con maggiore ottimismo politico e sociale, le buone prassi e le risorse sul campo». Guardare le «moltissime comunità fragili e abbandonate» «con lo stesso spirito con cui ci si pone al capezzale di un morente» sarebbe, dicevano già nel 2025 i vescovi, «un torto fatto alla Nazione intera, poiché un territorio non presidiato dall’uomo è sottoposto a una pressione maggiore delle forze della natura, con il rischio – per nulla ipotetico – di favorire nuovi e sempre più vasti disastri ambientali, senza contare il rischio della perdita di parte di quell’immenso patrimonio artistico-architettonico che fa dell’Italia intera un museo a cielo aperto».
In questo solco, la diocesi di Chioggia si prepara a ospitare quest’anno la Giornata nazionale della Cei sul tema “Sguardi di gratitudine e di speranza per le aree interne del Paese”, preceduta il 7 novembre da un seminario di studio a Taglio di Po (Rovigo). Seminario che aprirà la giornata alle 9.30 con la presentazione del messaggio dei vescovi da parte di don Bignami, gli interventi di suor Viviana Tosatto, biblista delle Discepole del Vangelo, di Marco Bussone, presidente Uncem (Unione nazionale comuni comunità enti montani), e di Francesco Vincenzi, presidente Anbi (Associazione nazionale bonifiche irrigazioni miglioramenti fondiari). A seguire, la tavola rotonda con i rappresentanti delle associazioni del mondo agricolo, e le visite al Museo della Bonifica di Ca’ Vendramin e ad alcune realtà del territorio. Domenica 8 novembre, alle 10, nella Cattedrale di Santa Maria Assunta a Chioggia, è invece in programma la Messa presieduta da Michele Tomasi, vescovo di Treviso e presidente della Commissione episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace, concelebrata dal vescovo di Chioggia Michele Di Tolve, dopo la quale è prevista la benedizione dei mezzi agricoli. «A Chioggia ringraziamo il Signore per i doni della terra e del mare – afferma il direttore dell’Ufficio nazionale della Cei per i problemi sociali e il lavoro don Bruno Bignami –: la città infatti ha una florida tradizione di pesca, comparto in sofferenza a causa del mancato ricambio generazionale, dell’aumento del gasolio e della crisi climatica». Un comparto che, assieme ad agricoltura e allevamento non appartiene a «un’economia di serie B», rimarca. C’è «un’Italia “linfatica” che non fa rumore, ma tiene in vita il Paese», scrivono i vescovi nel messaggio del 2026. Quella di cui parlano è anche la linfa «della vita civile, fatta di prossimità, solidarietà, creatività quotidiana, connessione con la natura», davanti alla quale ringraziano chi sceglie di restare, investire o tornare in quei luoghi. Di fronte alle potenzialità delle aree interne, «la logica dell’attrattività, quella che porta a concentrare gli investimenti e a premiare economie estrattive, e la logica dell’abbandono, che procede smantellando scuole e presidi sanitari, chiudendo sportelli bancari, esponendo i territori a rischi ambientali, appaiono come due facce della stessa identica crisi civile», si legge nel messaggio. Messaggio in cui vengono ribadite ancora una serie di proposte e l’invito a cambiare prospettiva su queste aree del Paese: «Non si tratta di selezionare dall’alto quali realtà locali debbano essere accompagnate in un percorso di spopolamento irreversibile e quali debbano essere salvate, ma di entrare in una prospettiva di interconnettività tra territori», spiegano. Ecco che allora «agire sugli squilibri territoriali richiede, oggi più che mai, nuove politiche economiche che puntino su agricoltura e allevamento, politiche migratorie che integrino il capitale umano dei nuovi lavoratori; esige anche nuovi investimenti sulle infrastrutture che garantiscono la mobilità e l’assistenza sanitaria, la garanzia degli studi superiori e universitari, un impegno rinnovato intorno alla domanda di accesso alla casa, di lavoro da remoto, di servizi di welfare territoriale», le proposte. Da parte sua, la Chiesa incoraggia ogni sforzo pastorale che va in questa direzione, sottolineando l’importanza che ha già ricoperto in molti casi il Progetto Policoro, adesso in fase di aggiornamento.
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