La perdita della bussola sovranista lascia il centrodestra disorientato: «Noi mai stati Maga»

Ancorché attesa, la batosta subita da Trump lascia a corto di parole la premier Meloni («Ne parliamo in un altro momento, ora è la Festa delle Forze armate») e il vicepremier leghista Salvini. E suggerisce il “low profile” al ministro degli Esteri Tajani: «Il rapporto con gli Usa non cambia», afferma, e la presidente del Consiglio non ha mai sostenuto l'ideologia trumpiana. Al contrario, le opposizioni esultano e leggono il trionfo dem come un auspicio: anche noi batteremo le destre
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November 4, 2026
La perdita della bussola sovranista lascia il centrodestra disorientato: «Noi mai stati Maga»
La premier Giorgia Meloni e i presidenti di Senato e Camera, Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana, celebrano a Roma la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate/ ANSA
«Di America parliamo in un altro momento. Adesso è la Festa delle Forze armate, vedo che vi interessa molto...». Taglia corto la premier Giorgia Meloni, quando davanti all’Altare della Patria i cronisti provano a chiederle un commento sull’esito delle elezioni di midterm negli Usa. Ancorché ampiamente prevista dai sondaggi, la débâcle nel voto per l’elezione dei membri del Congresso subita dal blocco repubblicano e dal presidente Donald Trump impone cautela nelle esternazioni, tenuto conto anche della suscettibilità dell’inquilino della Casa bianca, che in passato ha già avuto più di uno scambio al fulmicotone con la presidente del Consiglio. Così, sin dal mattino, la linea adottata dagli esponenti del Governo italiano e dalla maggioranza che lo sostiene diventa quella del low profile , in stridente antitesi con l’esultanza dei leader dei partiti del centrosinistra, che festeggiano il successo del partito democratico statunitense con entusiasmo e convinzione, leggendolo pure come una specie di viatico per la partita italiana delle Politiche del 2027.

Tajani: il rapporto con Usa non cambia e Meloni non è “Maga”

A incarnare la parsimonia dell’esecutivo nel commentare il dato elettorale a stelle e strisce è anzitutto, come detto, la presidente del Consiglio. ma anche gli altri big dell’esecutivo non si profondono in lunghe dichiarazioni o articolate analisi politiche. Il pragmatismo che connatura la politica estera italiana esige infatti di non entrare in urto con un presidente che, seppure come “anatra zoppa”, dispone ancora di due anni in cui esercitare l’ultima parte del suo secondo e ultimo (secondo la Costituzione americana) mandato. Perciò il titolare della Farnesina e leader di Forza Italia posiziona la barra del timone in mezzo al guado, senza sbilanciarsi: «Noi rispettiamo sempre e comunque la volontà del popolo americano, il nostro rapporto con gli Stati Uniti non cambia, qualunque sia il governo e la situazione parlamentare», argomenta Antonio Tajani, assicurando che «siamo alleati con la schiena dritta e la testa alta» perché la maggioranza «non è mai stata trumpiana» e la premier «Meloni non è Maga». Il riferimento all’ideologia degli elettori trumpiani (indicata dall’acronimo che riassume lo slogan Make America Great Again ) stimola subito i calembour delle opposizioni: «La Premier non sara una Maga, ma Tajani è un abile illusionista - ironizza il dem Piero De Luca -, per la capacità di far sparire anni di subalternità del suo Governo a Trump».

Lo smarrimento di Salvini e la nota della Lega: ora stop alle guerre

Poco loquace è l’altro vicepremier Matteo Salvini, che in questi anni ha spesso guardato con favore alla direzione indicata dalla bussola delle politiche sovraniste propugnate da The Donald . «La democrazia funziona, in un Paese libero come gli Stati Uniti, e quando un popolo vota, il suo voto va sempre rispettato e compreso», si limita a far sapere una nota della Lega, abbozzando anche una mini analisi delle possibili cause della batosta trumpiana: «Riteniamo che nel risultato americano abbiano pesato soprattutto le guerre, le tensioni internazionali e l'aumento del costo della vita, le cui conseguenze ricadono direttamente sulle famiglie». L'auspicio del Carroccio è che «questo voto possa rappresentare un'accelerazione verso la fine dei conflitti e il ritorno alla pace».

L’esultanza del Campo largo:
anche noi batteremo le destre

Diametralmente opposto è il mood che si respira nelle segreterie dei partiti del centrosinistra, dove i toni sono entusiastici e manca quasi di sentire il plop dei tappi di spumante. «I democratici stravincono contro Trump e gli oligarchi. La speranza delle persone è più forte dell'arroganza delle destre al potere. E l'unità è più forte di chi ci vuole dividere», afferma la segretaria del Pd Elly Schlein, dicendosi convinta che «batteremo queste destre che portano soltanto guerre, divisioni, recessione e carovita» . E Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, azzarda un’analisi: «Dalle piazze italiane alle urne americane, che hanno bocciato Trump, i cittadini dimostrano di non poterne più di guerre illegittime, corsa al riarmo e alle spese militari, rincari, carovita, tagli e diritti che valgono fino a un certo punto». Anche lui ne trae un auspicio per la sfida italiana: «Il segnale giunto stanotte dagli Stati Uniti è un monito che parla a tutti: la partecipazione di chi esprime l’urgenza di voltare immediatamente pagina è fondamentale. Possiamo davvero cambiare le cose». Gli fa eco Nicola Fratoianni, di Avs: «Un'onda popolare ha travolto Trump e i repubblicani. Ha travolto le guerre, i dazi, le esecuzioni sommarie nelle strade americane, le promesse di prosperità per la classe dei lavoratori, che si sono rivelate bugie, perché a diventare sempre più ricchi sono stati i miliardari». Non manca la lettura del fondatore di Italia Viva, Matteo Renzi: «Trump ha davanti altri due anni, ma chi lo abbraccia perde. L’esperienza Maga risulta fortemente indebolita». E arriva pure l’asciutto post del leader di Azione, Carlo Calenda: «Finalmente una buona notizia dagli Usa. #BlueWave2026». Una stilettata quasi beffarda, perché pubblicata su X, la piattaforma social di proprietà di un trumpiano di ferro come il magnate Elon Musk.

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