«Così Leone XIV unisce Nord e Sud America. Dignità e giustizia, mai merci politiche»

Il presidente dei vescovi argentini alla vigilia del viaggio che il Pontefice intraprenderà dopo l’intervento al polmone: «Da Prevost un segno di generosa carità e di fiducia in Dio. Papa Francesco non è mai venuto in Argentina? Ma era sempre in mezzo a noi e non voleva essere strumentalizzato»
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November 4, 2026
«Così Leone XIV unisce Nord e Sud America. Dignità e giustizia, mai merci politiche»
A La Matanza, nella provincia di Buenos Aires, un murale con i volti di papa Francesco e Leone XIV per salutare la visita di papa Prevost in Argentina / Afp
La macchina dei preparativi non si è mai fermata. Neppure nei giorni in cui Leone XIV era ricoverato al policlinico “Gemelli” di Roma. E neppure quando la visita in Uruguay, Argentina e Perù sembrava sempre più in bilico per l’operazione che gli avrebbe rimosso il tumore al polmone. A venticinque giorni dall’intervento, il Papa sarà da venerdì in America Latina. Con il programma del viaggio che resta invariato nonostante la convalescenza: dodici giorni suddivisi fra tre Paesi, quindici località da toccare, cinquantatré appuntamenti in agenda. Viaggio ampio che porterà il Pontefice nell’emisfero del continente dov’è stato missionario e vescovo, mantenendo fede all’annuncio ufficiale della visita dopo il nullaosta dei medici che lo hanno in cura. «La mia prima reazione è di gratitudine verso il Papa per la sua generosa carità pastorale, che lo spinge a compiere questo passo importante, riponendo la sua fiducia nel Signore», spiega ad Avvenire l’arcivescovo di Mendoza, Marcelo Daniel Colombo, che da due anni è presidente della Conferenza episcopale dell’Argentina. Nazione che attende un Papa da quasi quarant’anni, ossia dall’aprile 1987 quando Giovanni Paolo II era rimasto nel Paese per una settimana. E nazione che sarà la seconda tappa del viaggio di Leone XIV, dopo la sosta iniziale in Uruguay. «In lui accogliamo Pietro, chiamato a confermarci nel cammino di fede, ma accogliamo anche Gesù, il Buon Pastore, che dà la vita per le sue pecore», tiene a far sapere Colombo.
In Argentina Leone XIV resterà tre giorni: il primo, lunedì 9 novembre, è stato proclamato festa nazionale in tutto lo Stato; il secondo e il terzo solo a Buenos Aires e Cordoba, le due città dove il Papa si recherà. Decisione presa in prima persona dal presidente Javier Milei come gesto di distensione. È, infatti, un Paese diviso quella che accoglierà il Pontefice. Per le tensioni sociali alimentate dalle scelte liberiste di Milei. «È in corso un dibattito sul ruolo dello Stato e il principio di giustizia sociale viene messo in discussione dalla politica economica dell’attuale governo – spiega l’arcivescovo –. L’auspicio è che tali discussioni, così come le misure che riducono o limitano in modo significativo la spesa sociale, possano portare a una soluzione creativa, capace di affrontare la situazione di precarietà in cui versano le persone più vulnerabili». Non è un caso che Colombo auspichi che la visita del Papa si traduca in un «invito al dialogo e all’unità nazionale».
L’arcivescovo Marcelo Daniel Colombo, presidente dei vescovi argentini
L’arcivescovo Marcelo Daniel Colombo, presidente dei vescovi argentini
Eccellenza, in Argentina sono attesi sei milioni di persone per il Papa. Un popolo in festa?
«Non sono in grado di fornire cifre precise, ma i numeri sono certamente elevati. Con grande inventiva e gioia, giovani, adulti e famiglie si stanno organizzando per incontrare il Papa. Arriveranno anche dai Paesi vicini, come Cile, Paraguay e Bolivia, per unirsi a noi in un grande abbraccio latinoamericano».
Leone XIV è, nella sua biografia, è “ponte” tra il Nord e il Sud dell’America, mentre si acuiscono tensioni e pressioni anche degli Stati Uniti.
«Se, nella sua persona, il Papa unisce mondi così distanti, allora la sua missione, sia in precedenza in Perù, sia ora come guida della Chiesa universale, ci invita a comprendere, con assoluta chiarezza, che l’umanità è chiamata all’unità».
Molti si chiedono: perché papa Francesco non ha mai visitato l’Argentina? Lei che cosa risponde?
«La prima risposta nasce dal cuore e da una convinzione personale: papa Francesco non è venuto perché, in realtà, non ha mai lasciato l’Argentina. Nel corso del suo intenso e meraviglioso pontificato, è stato presente nei nostri incontri, nelle nostre conversazioni, nei nostri progetti pastorali, nelle attività giovanili e missionarie, nelle situazioni difficili e persino nei momenti di rabbia. Se prima, come Jorge Mario Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires, era fra noi attraverso i suoi gesti missionari e le sue parole all’interno della Chiesa locale, distinguendosi per la lucidità nell’osservare una realtà sociale che richiedeva una voce profetica, come papa Francesco è diventato, per molti, un segno della misericordia di Dio. Una figura vivace che ci ha spronato a una rinnovata conversione, sia personale sia pastorale. Non abbiamo mai percepito la sua lontananza quando era a Roma; è sempre stato qui».
L’altra risposta?
«Una seconda risposta, condivisa da molti, è che lui non ha voluto correre il rischio che la sua persona venisse strumentalizzata da vari gruppi per acuire le divisioni sociali, né ha voluto che venisse usato da qualche fazione politica. Mentre ci prepariamo per la visita di Leone XIV, noi del gruppo di coordinamento generale ci diciamo spesso: quanto aveva ragione Francesco! Avvertiamo una tensione costante: diversi gruppi cercano di appropriarsi della visita del Papa o la sfruttano per avanzare pretese infondate, con il solo scopo di creare problemi o di oscurare la bellezza del nostro ritrovarci, mossi da un puro amore ecclesiale. Sebbene una visita di questo tipo abbia finalità chiaramente pastorali, viene spesso offuscata da confusione e forzate interpretazioni politiche».
Quale Argentina troverà Leone XIV?
«Rispetto a molte altre nazioni, l’Argentina si è sempre distinta per un ruolo significativo dello Stato nel sostenere le fasce più vulnerabili della popolazione. L’Argentina offre, ad esempio, sanità e istruzione pubbliche e gratuite. Ciò attira qui persone provenienti da molti Paesi, che vi giungono per ricevere cure, studiare e vivere. Il popolo argentino è generoso. Questo costituisce un sostegno per la Chiesa che, attraverso la sua vasta rete caritativa, supporta numerose iniziative ed è presente in molti ambiti. E finché la comunità ecclesiale e tanti uomini e donne di buona volontà continueranno ad agire come hanno fatto finora, nessuno sarà lasciato a sé stesso».
Nell’enciclica Magnifica humanitas Leone XIV ribadisce la destinazione universale dei beni, denuncia la logica del profitto e indica la giustizia sociale come criterio fondamentale. Un monito anche per l’Argentina?
«Non so dire che cosa dirà il Papa. Quasi certamente ci inviterà a stringere un rinnovato patto sociale, a costruire una comunità che accolga tutti i suoi diversi attori e settori, superando il potere omologante e totalizzante di una sorta di “Babele”. E poi stimolerà ad approfondire l’impegno di fede dei credenti. Del resto, si parla molto di una “frattura” che attraversa la società argentina. Eppure, appare evidente che tale frattura è presente ovunque nel mondo. L’umanità stessa è divisa, polarizzata, più concentrata sulle differenze che sulla ricerca di spazi di incontro, dialogo e consenso: spazi necessari per costruire società giuste e fraterne. Una pace “disarmata e disarmante”, quella che papa Leone ha incoraggiato con tanta insistenza, è essenziale per una vita sociale autentica, in cui la dignità umana non venga mai utilizzata come merce di scambio in alcuna agenda politica».
Il Papa incontrerà i giovani. In Argentina la condizione delle nuove generazioni è segnata da una profonda vulnerabilità socioeconomica. La povertà tra bambini e adolescenti supera il 50%. I ragazzi faticano a trovare lavoro.
«La Chiesa sollecita costantemente le autorità statali a intervenire. Tra le questioni urgenti c’è, ad esempio, il problema del gioco d’azzardo online tra minori e adolescenti: è fondamentale un provvedimento legislativo attualmente bloccato al Senato e a rischio di decadenza, a causa dell’interferenza di vari interessi economici e gruppi di potere. Un’altra preoccupazione riguarda la necessità di incrementare i fondi per la prevenzione e il sostegno a chi lotta contro le dipendenze; laddove lo Stato e la società non sono presenti e attivi, i più poveri rimangono esposti alla manipolazione da parte di gruppi legati al traffico di droga».

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