Il lato oscuro del pallone italiano: le proprietà opache portano rischi penali e sportivi
Transcrime e Università di Leeds studia il fenomeno dei club in mani poco trasparenti: la metà fa i conti con indagini sui vertici societari. Penalità ed esclusioni sono dietro l'angolo

Fondi d’investimento, proprietà multistrato, milionari stranieri. È sempre più difficile capire in quali mani sia finito il pallone italiano. Ci ha provato Transcrime, il centro di ricerca su criminalità e innovazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, sceso in campo con la ricerca The dark side of the ball: crime, financial misconduct and opacity of club ownership in football, che insieme all'Università di Leeds (città che pesa nella storia calcistica inglese e non solo) analizza per la prima volta in modo sistematico la proprietà di oltre 250 società dalla Serie A alla Serie D, verificando il rapporto tra trasparenza societaria, irregolarità finanziarie e vicende giudiziarie. La ricerca, realizzata da Francesco Addesa e Michele Riccardi, rivela un quadro di significativa opacità proprietaria, con centri di gravità che si spostano sempre più verso l’estero. Nella stagione 2025-26 sono stati identificati 27 soggetti al vertice delle catene proprietarie, tra fondi di investimento, società fiduciarie e altre strutture che non permettono di risalire alle persone fisiche che detengono gli interessi economici ultimi. Venti di questi esercitano il controllo diretto o indiretto sui club di calcio italiani. Le catene proprietarie attraversano 62 giurisdizioni, tra cui 26 delle 30 considerate a maggiore segretezza finanziaria secondo il Tax Justice Network. Tra le più ricorrenti figurano Stati Uniti, Lussemburgo, Svizzera, Isole Cayman e Isole Vergini Britanniche, tutti posti che non spiccano per trasparenza. Il fenomeno interessa anche le serie minori e vede una presenza significativa di investitori statunitensi, in particolare di holding registrate in Delaware.
La ricerca ha seguito 265 club a partire dalla stagione 2022-23, verificando le penalizzazioni, le esclusioni dai campionati e le vicende giudiziarie emerse nei tre anni successivi. I risultati mostrano che le società con proprietà opaca hanno una frequenza di penalizzazioni circa tre volte superiore rispetto agli altri club: 29,4% contro 9,7%. Il rapporto sale addirittura a quattro volte se si esclude la serie A. Anche le esclusioni dai campionati sono più frequenti: 29,4% contro 12,1%. Ma il dato più significativo riguarda le vicende giudiziarie. Oltre la metà (52,9%) dei club con proprietà opaca risulta collegata ad accuse o indagini penali nei confronti dei soggetti apicali dei club, contro appena il 5,6% degli altri club. Lo studio dimostra inoltre che, tra le società penalizzate o escluse dai campionati, il 26,4% è risultato associato anche a vicende penali, contro il 4,2% dei club non sanzionati.
“Una proprietà opaca non costituisce di per sé un illecito, così come un'indagine non equivale a un accertamento di responsabilità penale. – spiega Michele Riccardi – Tuttavia il nostro studio suggerisce una relazione stretta tra opacità, illeciti amministrativi e rischi criminali. Società già in difficoltà finanziaria potrebbero attrarre investimenti opachi; oppure l'ingresso di capitali di origine ignota potrebbe contribuire a generare irregolarità e instabilità finanziarie”. Ecco il punto. I club hanno sempre più necessità di iniettare liquidità nelle casse per far fronte a acquisti e ingaggi e qualcuno, pur di competere, non si fa troppe domande sulla provenienza dei soldi. Un fenomeno che si avverte soprattutto nelle categorie inferiori, su cui non si accendono abbastanza i riflettori. La ricerca evidenzia invece la necessità di rafforzare i controlli sugli assetti proprietari nelle società calcistiche, anche per prevenire l'ingresso di investitori con finalità estranee a quelle sportive ed economiche. Queste raccomandazioni assumono particolare rilevanza alla luce delle nuove norme europee antiriciclaggio, che dal luglio 2029 imporranno obblighi specifici anche ai club calcistici professionistici e agli agenti.
Transcrime suggerisce di attivare sistemi di allerta precoce, utilizzando congiuntamente indicatori di opacità proprietaria e di anomalie finanziarie. Andrebbe anche rafforzata la cooperazione tra federazioni calcistiche, autorità di vigilanza, unità di informazione finanziaria, autorità giudiziarie e centri di eccellenza scientifica. “Più controlli sulla proprietà dei club non solo ridurrebbero i rischi di riciclaggio, infiltrazioni criminali, frodi fiscali e sportive – spiega Francesco Addesa – ma renderebbero anche più trasparente la gestione pubblica degli spazi legati al calcio, a cominciare dagli stadi, e aumenterebbero la fiducia dei tifosi, continuamente minata da scandali e fallimenti sportivi”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire




