Dalle urne ai banchi di scuola: gli americani frenano l'Ia
Google spegnerà di default il proprio chatbot sugli account scolastici mentre ad Harvard raddoppiano gli alunni che frequentano i corsi senza intelligenza artificiale e i referendum limitano i data center

Se uno studente vorrà farsi risolvere un problema di matematica da Gemini, d'ora in avanti, dovrà prima chiedere il permesso alla scuola. Con una nota diffusa sul suo blog, Google ha deciso e spiegato che il suo chatbot e gli altri strumenti di intelligenza artificiale saranno spenti di default sugli account delle scuole, dalla primaria fino all’ultimo anno delle superiori. La nuova regola - per ora - si applica negli Stati Uniti e non a caso: negli ultimi mesi gli istituti sostenuti da alcuni politici, tra cui il sindaco di New York Zohran Mamdani, hanno chiesto di poter aver maggiore controllo su come e quando usare i chatbot a fini didattici.
Finora, infatti, Google si è mosso nella direzione opposta: ad agosto il chatbot Gemini era comparso automaticamente anche dentro a Classroom, la piattaforma su cui gli insegnanti caricano lezioni e compiti. Così accanto a un esercizio assegnato dal professore, lo studente poteva trovare sempre un assistente pronto a spiegarglielo o a trasformare la lezione in un quiz. Una novità che sapeva di scorciatoia e che non era stata presa bene e che aveva portato, a settembre, i distretti di New York e Los Angeles rispettivamente a vietare l'uso dell'Ia per gli alunni fino alla fine delle scuole medie e a sospenderne l'uso per un anno in tutti i dispositivi scolastici. La decisione di spegnere l'Ia come condizione di partenza sembra quindi un passo significativo anche se - c'è da specificarlo - il motore di ricerca continuerà a generare riassunti scritti dall'Ia.
L'iniziativa - anche se giudicata da molti ancora insufficiente - è un segnale importante di una disaffezione per l'intelligenza artificiale che sembra crescere lenta ma inesorabile tra gli americani. Alla prestigiosa università di Harvard, per esempio, 180 matricole si sono contese i 90 posti in un corso che chiede di leggere un libro a settimana, scrivere saggi e lasciare telefoni e computer fuori dall’aula. Secondo il Wall Street Journal, che ha raccontato il caso, le domande per frequentare Humanities 10 sono aumentate del 40 per cento: il bello - dicono gli studenti intervistati - è proprio "sprecare" tempo a leggere Omero e Shakespeare per poi discuterne con gli altri con una profondità impossibile se si partisse da un riassunto generato con l'Ia. Ed evidentemente in molti la pensano così: da un’analisi di 4.300 programmi universitari emerge che nell'ateneo americano i corsi che vietano del tutto i chatbot e l'intelligenza generativa sono passati dal 19 al 25 per cento in soli due anni.
La voglia di mettere un limite all'espansione tecnologica, d'altronde, si è vista anche fuori dalle classi: le elezioni di Midterm hanno consegnato un mandato chiaro dei cittadini a rallentare e regolamentare i data center su cui si basa l'intera potenza di calcolo dell'intelligenza artificiale. Le promesse di una gestione più restrittiva per i nuovi impianti hanno contribuito all'elezione di alcuni governatori, tra cui la democratica Gina Hinojosa eletta in Texas. E la quasi totalità dei referendum locali (erano ben 41 in 10 Stati diversi) sul tema si è chiusa a favore di un limite all'espansione dei data center. A Ottawa, in Kansas, il 72% dei cittadini ha vietato quelli che consumano più di 25 megawatt, una potenza simile a quella necessaria per alimentare migliaia di abitazioni. A Perry, in Ohio, ai data center sono stati imposti limiti al rumore, mentre il voto a Wells, in Maine, ha sospeso nuovi impianti per sei mesi in attesa di regole più chiare.
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