La Manovra risparmia sulle cattedre, ma la denatalità corre più veloce dei tagli

La legge di Bilancio prevede una discussa riduzione di quasi 5mila posti nell'organico dei docenti, anche se sono possibili modifiche in Parlamento. In ogni caso, nei prossimi anni, il numero degli studenti crollerà. Tutti i numeri e il confronto con l'Europa
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November 5, 2026
La Manovra risparmia sulle cattedre, ma la denatalità corre più veloce dei tagli
Gli studenti della scuola elementare di via Morosini entrano a svolgere le lezioni in classe a Milano / Ansa
L’opposizione attacca, Salvini prende le distanze e Fratelli d’Italia sembra aperta ad aggiustamenti. Il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara fa marcia indietro: al Question time di ieri, si è impegnato a «lavorare affinché la misura venga eliminata». Comunque finisca la querelle sui numeri, che dovrà passare al vaglio del Parlamento, resiste il dato politico: la maggioranza ha deciso di risparmiare qualche soldo in legge di Bilancio operando tagli al personale scolastico. Per la precisione, stando alla relazione tecnica che accompagna la Manovra, si tratta di 4.925 posti in meno nell’organico dell’autonomia scolastica e 2.049 in meno per il personale Ata a partire dal prossimo settembre. In totale, una riduzione di 6.974 posti, che si tradurrà in 84 milioni di euro risparmiati nel 2027 e oltre 250 all’anno a partire dal 2028. Una rimodulazione che ha fatto insorgere i sindacati, ma che trova qualche ragione nella crisi demografica: ogni anno la scuola italiana perde oltre 100mila studenti.

Quali posti rischiano di essere rimossi

È presto per capire quali cattedre saranno davvero tagliate: la legge di Bilancio, già “bollinata”, parla di una riduzione del solo “organico dell’autonomia”, ovvero l’insieme dei posti che ogni anno il ministero dell’Istruzione assegna alle scuole per organizzare la didattica. A rischio, perciò, sarebbero tanto i posti comuni quanto quelli riservati agli insegnanti di potenziamento e di sostegno.
Se però facessero scuola i tagli già imposti nel 2025 e nel 2022 (quando è stata programmata la riduzione dell’organico tuttora in vigore fino al 2032), i docenti di sostegno sarebbero del tutto esclusi dalla rimodulazione. A fronte di un aumento continuo delle diagnosi di disabilità e bisogni educativi speciali, perciò, quella parte di organico non verrebbe ridotta. Dal Governo assicurano che anche gli insegnanti ordinari, di ruolo o precari, possono sentirsi al sicuro: il taglio dovrebbe concentrarsi soprattutto sui docenti di potenziamento, quelli introdotti dalla “Buona scuola” del governo Renzi per affiancare e organizzare attività aggiuntive rispetto alle normali lezioni. Ma il futuro delle cattedre ordinarie e di sostegno, in realtà, sarà rivelato solo dal prossimo decreto interministeriale sugli organici. Di norma da pubblicare ogni anno entro gennaio, nei fatti in arrivo anche a poche settimane dall’inizio della scuola (per l’anno scolastico in corso è stato emanato il 10 agosto).

Un taglio proporzionato alla denatalità?

Per quest’anno scolastico, l’organico dell’autonomia ammonta a 791.537 posti. Significa che a partire da settembre 2027, a meno di modifiche del Parlamento o altri interventi, la Manovra ridurrà il personale docente dello 0,62%. Ma si tratta davvero, come suggerisce la maggioranza, di una rimodulazione proporzionata al calo degli studenti? In realtà, secondo le stime del servizio Bilancio della Camera, la denatalità avrà effetti ben peggiori nel giro di un anno: la riduzione degli alunni sarà del 1,63%, quasi il triplo rispetto al taglio delle cattedre. Ma nel calcolo del ridimensionamento del corpo docente “uno non vale uno”. Finora, infatti, l’inverno demografico era stata l’occasione per ridurre il numero di classi “pollaio” e alleggerire il rapporto tra insegnanti e alunni.
Se nel 1960 il quoziente si aggirava attorno ai 18 alunni per insegnante, nel 2024/25 (l’ultimo per cui il ministero dell’Istruzione ha diffuso dati ufficiali) il numero scendeva a circa 8. Meno della metà rispetto a 65 anni prima.
Il taglio in arrivo corregge leggermente questa traiettoria, ma non la inverte. Sempre secondo una previsione del servizio Bilancio della Camera, gli studenti delle scuole italiane nel 2032 saranno 6,1 milioni. Ma nello stesso anno i docenti, tenendo conto della programmazione attuale e dei nuovi tagli in Manovra, saranno 777.910. Il quoziente insegnanti-alunni, perciò, continuerà a flettere: nel 2032 nelle aule italiane siederanno circa 7,8 studenti per docente. In altre parole, la denatalità resta più forte dei tagli.

Il confronto con le scuole internazionali

Anche in Europa , l’Italia si distingue per avere un basso numero di studenti per ogni insegnante. Il quoziente è inferiore alla media Ue (e a quella dei Paesi Ocse) per tutti i livelli di istruzione. Il divario, in particolare, si allarga alla scuola primaria, dove l’Italia registra il terzo valore più basso su 23 Paesi (dati Eurostat del 2024). Senza un’inversione nell’attuale tendenza demografica, come stima l’Osservatorio Cpi dell’università Cattolica di Milano, nei prossimi dieci anni il nostro diventerebbe il Paese europeo con più docenti per alunno. Un po’ perché aumenterà la percentuale di insegnanti di sostegno, perlopiù precari, e un po’ perché le aule si svuoteranno. Prima nelle aree interne, poi in città. Già quest’anno, numeri alla mano, nelle classi italiane studiano in media 18 alunni, contro i 21 della media dei Paesi Ocse. Lo stesso scarto resiste alle medie: 20 contro 23.
In alcune scuole di città, a dire il vero, quello delle classi “pollaio” è ancora un problema: nel 2023/24 erano 1.829 le aule che ospitavano più di 27 alunni. Ma si tratta di una minoranza sempre più esigua: dieci anni fa le classi sovraffollate erano più del doppio.

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