«Non solo maranzine»: da Gaia a Flor, storie di ferite e di riscatto
La giornalista Gabriella Simoni racconta in un libro il disagio adolescenziale femminile. «Le ragazze sono spesso invisibili: persino quando gridano, quando crollano, persino quando chiedono aiuto nel solo modo che conoscono», scrive l'autrice. L'incontro con 11 storie personali

«Ero molto aggressiva, mio padre è stato ammazzato quando aveva 30 anni. A Rozzano mi consideravano debole e me ne facevano di tutti i colori. A un certo punto sono esplosa. Da allora non ce n’è stato più per nessuno». Gaia ha 18 anni. Viene da una di quelle periferie di cui si è parlato molto dopo gli episodi di violenza ad opera di giovanissimi in centro a Milano. Sino a qualche tempo fa, Gaia è stata uno dei riferimenti dei cosiddetti "maranza" che gravitano attorno a una delle stazioni principali della città. La sua storia – insieme a quella di altre 10 ragazze – è protagonista del libro della giornalista Gabriella Simoni Non solo maranzine (editore Il Margine, 170 p).
«Che cosa sta accadendo agli adolescenti?» ci siamo chiesti nelle ultime settimane. Il libro di Simoni - edito a maggio ma più che mai attuale - entra in una delle periferie esistenziali meno esplorate: il malessere adolescenziale femminile. «Le "maranzine" sono le ragazze che abitano lo stesso universo dei maranza: ne condividono linguaggi, codici, abiti, atteggiamenti, luoghi e spesso anche il bisogno di appartenenza, di protezione. Stesse droghe e psicofarmaci, stesso culto dell’apparenza e dei soldi», scrive don Claudio Burgio nella prefazione. Dietro all'etichetta, però, c'è la storia di ciascuna. Nelle carceri le minorenni non superano la ventina, per questo di loro si parla poco. «Sono spesso invisibili: persino quando gridano, persino quando crollano, persino quando chiedono aiuto nel solo modo che conoscono», scrive l'autrice. La componente di genere è importante: spesso, ai reati e ai soprusi subìti, si aggiunge la violenza sessuale. Simoni incontra le ragazze e le ascolta, con una regola: sospendere il giudizio, non per giustificare ma per comprendere. Conosce Flor, arrivata in Italia dal Perù quando era una bambina. Dei lividi sul suo corpo si accorgono per prime le sue compagne di classe. A provocarli è il padre. La salva un'amica. «Mi ha guardato e ha capito. Avevo gli occhi tumefatti e iniettati di rosso», racconta la ragazza. Poi la corsa a scuola, l'ambulanza. E il coraggio di denunciare. Oggi Flor si è costruita una vita sua. Noemi è costretta a vivere per anni in un luogo abbandonato: conosce la povertà più assoluta. E di nuovo si presenta la violenza, con un fidanzato che la aggredisce dopo un rifiuto ad avere rapporti sessuali. Ci sono dipendenze che coprono la fatica, come quella di Alice, che consuma sostanze per «sentirsi accettata». «Prendevo i mozziconi da terra, poi sono arrivate le canne, poi le droghe pesanti», racconta. Qualcuna vuole a tutti i costi allontanarsi dalla propria identità di origine. E allora si strappa un velo. Qualcun'altra, al contrario, inizia ad indossarlo. Camilla si converte all'Islam perché lì trova regole chiare, dopo anni di profonda depressione. Sono storie di Milano, Napoli, Torino, delle strade delle nostre città.
Un elemento scardina le storie della maggior parte delle protagoniste del libro: incontrare adulti di riferimento. Un «esercito silenzioso e spesso male armato» per mancanza di fondi, come lo definisce l'autrice, fatto di operatori sociali, religiosi, psicologi, famiglie affidatarie. Fondamentali i percorsi di autonomia e di costruzione di una vita nuova: anche se in Italia, ancora, le occasioni sono poche e scarsamente finanziate. «Quando una ragazza decide di cambiare strada e poco dopo diventa maggiorenne, si trova spesso sola e con molte difficoltà pratiche, tra il lavoro, la necessità di pagare l'affitto e gli sforzi per non ricadere nei vecchi circoli» dice ancora Simoni. Servono Istituzioni capaci di compiere un’operazione che l’autrice riassume così: «Le ragazze non chiedono di essere assolte né idealizzate, ma chiedono qualcosa di più difficile: essere viste nelle loro difficoltà, nella loro unicità».

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