Il viaggio in Sud America: per Leone XIV 31mila chilometri fra Uruguay, Argentina e Perù
A Buenos Aires e Córdoba sui passi di Bergoglio. Il ritorno nella “sua” Chiclayo. Tappe anche a Cusco a 3.500 metri e nella foresta amazzonica

Più 31mila chilometri. Dodici giorni di “pellegrinaggio”. Tre Paesi da visitare. Tredici voli da prendere. Cinquantatré appuntamenti in agenda. Trentacinque interventi pubblici, fra discorsi, omelie, saluti e Angelus. Quindici località previste, come Cusco in Perù a 3.500 metri d’altitudine o Pucallpa nel cuore della foresta amazzonica. È un viaggio ricco e impegnativo quello che Leone XIV affronterà da venerdì 6 novembre e che lo porterà fra Uruguay, Argentina e Perù. Un viaggio «nel continente dove ho vissuto tanti momenti della mia vita», ha spiegato lui stesso quando è stata annunciata la conferma della visita in America Latina dopo l’intervento al polmone per rimuovergli il tumore. A meno di un mese dall’operazione che gli ha asportato uno dei lobi polmonari, il Papa varca l’oceano per il più lungo viaggio del pontificato, dopo quello in Africa dello scorso aprile. Un viaggio apostolico – il settimo dall’elezione – che gli è particolarmente caro e che ha scelto di non rimandare. Forte anche del responso dei medici che non hanno ravvisato «controindicazioni che impediscano di intraprendere» il “tour” «come programmato». Ad accompagnare Leone XIV sarà il dottor Luigi Carbone che coordina l’assistenza sanitaria pontificia. Nessun cambiamento, quindi. Nessun taglio alla durata o alla lista dei luoghi in cui è atteso il Papa dei “due mondi”, il Papa che, come racconta la sua biografia, unisce il Nord America, dove è nato 71 anni fa, con il Sud del continente, in cui è stato vescovo e missionario fra i diversi angoli del Perù. La visita lo testimonia: un invito ad “aprire il cuore”, come dice il motto della tappa peruviana, a «Dio per rinnovare la fede», al «prossimo per costruire la fraternità», alla «missione per annunciare il Vangelo, edificare l’unità e favorire la pace», chiarisce un comunicato vaticano. E un nuovo pulpito per richiamare alla difesa della dignità umana, all’attenzione verso i più fragili, alla concordia e alla giustizia sociale come risposta alle nuove forme di sfruttamento, alla contrapposizione, alla logica del dominio. Poi occasione per incontrare le vittime di abusi secondo la «volontà del Papa di esprimere la sua vicinanza a quanti hanno sofferto», di «costruire con loro percorsi di guarigione», di «garantire che la Chiesa sia un luogo sicuro», informa la Sala Stampa.
Tredici le ore di aereo che da Roma porteranno Leone XIV in Uruguay, primo Paese che abbraccerà e dove resterà per due giorni. È la nazione più secolarizzata dell’America Latina, in cui il Pontefice manca dal 1988. La sua indipendenza, conquistata nel 1825, va a braccetto con il culto per la Virgen de los Treinta y Tres (la Vergine dei Trentatré): il Papa le renderà omaggio con la Messa nel santuario mariano di Florida. Inoltre sarà nella capitale Montevideo e nella città di confine Paysandú. Accanto agli appuntamenti istituzionali con il presidente Yamandú Orsi e le autorità, ci sono anche quelli nell’Università Cattolica e nello stadio per la veglia di preghiera.
Da domenica sera la sosta nella terra di papa Francesco, l’Argentina, che attende un Pontefice da trentanove anni. Gli occhi saranno puntati sul colloquio con il presidente liberista Javier Milei, contestato per le sue politiche anti-sociali. Fra gli incontri quello al cottolengo “Don Orione”, con il mondo del lavoro, con i leader religiosi, la veglia assieme ai giovani, la visita nel penitenziario federale. Tre le città dove si recherà: la capitale Buenos Aires; Córdoba, che lega il suo nome agli anni da gesuita di Bergoglio; Luján, in cui si trova la Basilica di Nostra Signora di Luján, la patrona dell’Argentina custodita in uno dei luoghi di culto più venerati del Sud America.
Mercoledì, nel tardo pomeriggio, l’arrivo in Perù dove Leone XIV rimarrà per sei giorni. A Lima l’incontro con la presidente Keiko Fujimori, le autorità, i vescovi, i giovani nella veglia allo stadio. Poi la partenza per Chiclayo dove il Papa è stato vescovo. Il programma prevede la Messa all’aperto, la visita alla cappella di san Romero, gli incontri con la comunità ecclesiale e il mondo universitario, l’incoronazione della Vergine Immacolata. Quindi le tappe a Santa Cruz per l’Eucaristia, a Zaña nel santuario di Santo Toribio de Mogrovejo per la chiusura del giubileo, a Cusco nell’antica capitale dell’impero inca per incontrare i fedeli e i rappresentanti della pietà popolare, a Pucallpa per dialogare e celebrare la Messa con i missionari e i popoli amazzonici. Il congedo lunedì 16 a Lima con la liturgia nella base aerea Las Palmas. E il rientro a Roma nella mattina di martedì 17.
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