Electrolux alla fine dimezza gli esuberi: cosa succede sede per sede

di Francesco Dal Mas, Treviso
Al ministero delle Imprese è stato sottoscritto un piano industriale tra l’azienda ed il sindacato, che prevede 902 uscite incentivate e la dismissione dello stabilimento di Cerreto d’Esi. Gli esuberi scendono dai 1.719 previsti a 918
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November 4, 2026
Electrolux alla fine dimezza gli esuberi: cosa succede sede per sede
Lo stabilimento Electrolux a Porcia (Pordenone) / ANSA
Nessun licenziamento all’Electrolux, la multinazionale dell’elettrodomestico. Ne erano previsti 1719. Al ministero delle Imprese è stato sottoscritto tra l’azienda ed il sindacato, presenti Regioni e sindaci, un piano industriale, proiettato a 3 anni, che prevede 902 uscite incentivate e la dismissione dello stabilimento di Cerreto d’Esi (Ancona), ma con la reindustrializzazione. Soddisfatti i sindacati, anche se si attende il referendum per l’approvazione dell’intesa (non mancano Rsu, come a Susegana nel Trevigiano, che temono «un progressivo ridimensionamento del Gruppo per una successiva cessione»). «Abbiamo salvaguardato gli stabilimenti italiani, mentre altrove in Europa chiudono, e tutelato tutti i lavoratori – sottolinea però il ministro Adolfo Urso -. Non ci saranno licenziamenti, anzi ci saranno nuovi investimenti per migliorare la competitività dell'azienda affinché regga sul mercato europeo a fronte della concorrenza sleale asiatica. Ed è per questo che ora la battaglia si conduce, e noi la guidiamo in Europa, per cambiare le regole e sostenere l'impresa e il lavoro italiano ed europeo». Urso ammette che il risultato è stato possibile perché «abbiamo lavorato insieme, come un sistema Paese: istituzioni, governo nazionale, Regioni, sindacati, associazioni di impresa, ovviamente i nostri lavoratori».
Il tavolo al ministero delle Imprese / ANSA
Il tavolo al ministero delle Imprese / ANSA

I contenuti

Gli esuberi scendono dai 1719 previsti a maggio a 918, a parte i 149 della fabbrica di Cerreto che verrà ceduta. Saranno 390 le uscite volontarie incentivate (fino a 95mila euro) tra gli operai di produzione, 16 tra gli operai di ricerca e sviluppo e 512 tra gli impiegati, con la previsione anche del turnover se, per qualsiasi motivo, dovessero uscire più lavoratori rispetto i numeri concordati. Le sostituzioni così previste daranno priorità a quei lavoratori che negli ultimi 2 anni hanno lavorato in Electrolux con contratti precari. Gli investimenti aumentano da 90 a 100 milioni, di cui 72% di prodotto e 28% di processo. Il Governo si è impegnato a rifinanziare i contratti di espansione.

Cerreto d'Esi (Ancona)

Scongiurata la chiusura del sito marchigiano di Cerreto D'Esi, prevista per il 31 dicembre di quest'anno. È previsto, infatti, il mantenimento della produzione, con volumi in linea con quelli attuali e con la media degli ultimi anni, fino all’individuazione di una soluzione di reindustrializzazione a tutela dei 149 lavoratori. I lavoratori di questo stabilimento resteranno dunque occupati nella produzione di cappe sino alla realizzazione di una nuova attività industriale. Il ministero del Lavoro sarà coinvolto per individuare gli ammortizzatori sociali più adeguati, affiancati da percorsi di formazione e riqualificazione professionale. L'accordo prevede tra l’altro il rinnovo, entro il mese di novembre, del contratto di solidarietà difensiva. «Per Cerreto d'Esi la partita non è dunque ancora conclusa. - sottolinea il primo cittadino David Grillini -. L'obiettivo deve essere quello di arrivare alla reindustrializzazione mantenendo integro il più possibile il patrimonio umano e professionale dello stabilimento».

Porcia (Pordenone)

La produzione complessiva dello stabilimento dovrebbe attestarsi a circa 688 mila pezzi (lavastoviglie e lavasciuga) al termine del triennio del piano. Il 2026 dovrebbe chiudere attorno alle 698 mila unità. La quota di lavasciuga – settore al centro di una progressiva delocalizzazione - è stata confermata di circa 140 mila pezzi l'anno (220 mila oggi) comunque sufficiente a garantire la permanenza di una produzione considerata strategica per il sito. Per evitare ricadute sui livelli complessivi di attività, l'intesa prevede inoltre un meccanismo di compensazione: qualora le lavasciuga non raggiungessero i quantitativi programmati, la differenza verrebbe recuperata attraverso un incremento delle produzioni di lavatrici. Restano confermate le piattaforme Hec e Omega, considerate fondamentali per il futuro industriale del sito. «Nessun sito chiuderà in Italia e per quanto mi riguarda ho difeso strenuamente, anche e soprattutto – ammette il pordenonese Luca Ciriani, ministro dei rapporti col Parlamento - lo stabilimento di Porcia per fare in modo che l'impatto sulla nostra sede regionale fosse il più attutito possibile e che non si prospettasse la chiusura o la vendita ai cinesi come è avvenuto in altri Paesi».

Susegana (Treviso)

Nello stabilimento trevigiano di Susegana (il più automatizzato al mondo nella produzione di frigo), 1200 addetti, ci saranno 313 uscite (di cui 144 operai, il resto impiegati) rispetto ai 420 inizialmente individuati. Electrolux Italia manterrà la produzione di frigoriferi da incasso che a regime si assesterà sui 515.000 pezzi annui e sarà focalizzata sui segmenti di mercato a maggior valore aggiunto e complessità tecnologica. Dal punto di vista del processo si punterà a valorizzare ulteriormente la Piattaforma Genesi sotto il profilo dell’efficienza energetica. Gli investimenti sul sito raggiungeranno complessivamente i 18,5 milioni di euro entro il 2029. «Ci siamo resi disponibili – afferma l’assessore veneto Massimo Bitonci - a supportare il Piano con le politiche attive del lavoro per il ricollocamento individuale o collettivo e con gli strumenti regionali disponibili che dovessero essere ritenuti utili e necessari».

Forlì

Per il sito di Forlì, viene confermata la centralità strategica dello stabilimento di forni e sono previsti 15 milioni di euro di investimenti in tre anni. Il nuovo assetto produttivo prevederebbe una capacità di 1.283 milioni di pezzi all’anno e 13 linee produttive: sette dedicate ai forni elettrici, una alla tecnologia a gas e cinque ai piani cottura. Le eccedenze scendono a 194 lavoratori. «La Regione Emilia-Romagna farà fino in fondo la sua parte – assicura il presidente De Pasquale - lavorando perché tutte le 194 persone che eventualmente decidessero di uscire da Electrolux trovino una nuova occupazione».

Solaro (Milano)

Gli esuberi all’Electrolux di Solaro si limitano a 71, di cui 45 operai e 26 impiegati/quadri. Originariamente i licenziamenti dovevano essere 116, rispetto agli oltre 600 addetti. E, in prospettiva, un incremento fino a 700 mila lavastoviglie. La sindaca di Solaro, Nilde Moretti, che ha partecipato alla trasferta a Roma insieme agli altri sindaci o delegati dei comuni e delle regioni che ospitano siti produttivi Electrolux in Italia.

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