Un quindicenne su due è tutto «casa e scuola»

Tra gli adolescenti romani - rivela un'indagine Cnr - il 49,9% ha periodi di isolamento in cui esce solo per andare a scuola. In un anno si è più che dimezzata la quota di chi vede gli amici ogni giorno
Google preferred source
November 5, 2026
Un quindicenne su due è tutto «casa e scuola»
La mattina escono per andare a scuola.Poi tornano a casa e ci restano fino al giorno dopo. A quasi uno studente su due tra quelli intervistati a Roma dal Consiglio nazionale delle ricerche è capitato di passare un periodo così. Per alcuni è durato pochi giorni, per altri settimane. Per uno su quindici è andato avanti almeno sei mesi.
A raccontarlo è la seconda rilevazione del progetto MiB, con cui il Cnr segue per cinque anni un gruppo di adolescenti della capitale. Tra gennaio e aprile i ricercatori hanno intervistato 2.821 quindicenni che frequentano la classe seconda in 25 scuole superiori pubbliche. Rispetto all’anno scorso - è il primo risultato emerso - la quota di chi racconta di essersi isolato è rimasta praticamente stabile, passando dal 48,7 al 49,9 per cento. Tra le ragazze, però, il ritiro prolungato è quasi due volte più frequente. A uscire solo per andare a scuola per almeno sei mesi, infatti, è stato il 9,1 per cento delle studentesse contro il 4,6 per cento dei colleghi maschi. L’isolamento prolungato - più diffuso tra chi ha cittadinanza straniera e chi proviene da una famiglia a basso stato culturale - è ricorsivo: quasi la metà di chi lo ha vissuto ammette che l’esperienza si è ripetuta almeno tre volte.
Ma perché, una volta tornati da scuola, si smette di uscire? La risposta più frequente è che ci si sente incompresi. C’è chi dice di avere troppo da studiare e chi racconta di essersi chiuso in casa perché si sentiva depresso. Proprio quest’ultima risposta l’anno scorso era stata data dal 14,9 per cento di chi si era isolato; mentre quest’anno è stata usata come motivazione dal 21,4 per cento degli interpellati.
Intanto, guardando a tutti gli intervistati, si diradano gli incontri con gli amici in carne ed ossa. Un anno fa circa uno studente su tre li vedeva ogni giorno, oggi lo fa appena il 15 per cento. Anche quando si esce insieme, poi, il telefono entra a gamba tesa nella conversazione: tra i ragazzi appare diffusissimo il phubbing, ovvero l’abitudine di dare la precedenza allo schermo rispetto a chi si ha davanti. Un atteggiamento fastidioso se lo si subisce e che, però, il 55 per cento degli studenti giustifica dicendo di arrabbiarsi se viene interrotto mentre è online o sta chattando.
Il problema non sussiste quando si resta nella propria stanza. Qui il telefono è il ponte con l’esterno e tiene vivo il dialogo con i pari: quattro studenti su dieci, infatti, durante l’isolamento, hanno continuato a comunicare online con gli amici come prima (anche se quasi altrettanti dicono di averlo fatto meno). E proprio gli amici sono quelli che si sono interessati di più a ciò che stava succedendo mentre, secondo gli isolati, gli insegnanti sono stati coinvolti in questa fase solo nel 6,3 per cento dei casi. Tre studenti su dieci dicono addirittura che nessuno si è accorto di loro: eppure, ogni mattina, entravano in classe.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire