Tetto per gli studenti “stranieri”, l'Ue avvisa il Governo italiano: «No a discriminazioni»
La Commissione risponde a un'interrogazione della delegazione del Pd a Bruxelles. Valditara replica: misura per l’integrazione, andiamo avanti

La “trappola” la innesca la pattuglia del Pd a Bruxelles, con un’interrogazione alla Commissione europea sul tetto al numero di studenti di origini straniere in classe, introdotto dal Governo. La vicepresidente dell’esecutivo Ue, Roxana Mînzatu, risponde ricordando che i trattati «vietano la discriminazione in base alla nazionalità» e a quel punto le opposizioni insorgono. Anche se per il ministro competente, Giuseppe Valditara, «il problema non esiste».
La commissaria romena risponde per iscritto al testo firmato da tutti gli eurodeputati dem e le poche righe consegnate alla delegazione sono piuttosto eloquenti. L’esecutivo europeo, si legge nel testo, «è a conoscenza del decreto legge 170/2026 adottato dal governo italiano», «segue attentamente la questione» e monitorerà «da vicino i relativi sviluppi». Nel frattempo, però, ricorda che «la Corte di giustizia dell’Unione europea ha costantemente affermato che ogni cittadino dell’Ue può invocare il divieto di discriminazione in base alla nazionalità sancito dall’articolo 18 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea» e che il divieto «riguarda sia la discriminazione diretta (quando una norma distingue espressamente in base alla nazionalità) sia quella indiretta (quando altri criteri di differenziazione portano di fatto allo stesso risultato)». Tuttavia, prosegue il documento, una discriminazione diretta «può essere compatibile con il diritto dell’Ue se si fonda su una deroga espressamente prevista dai trattati (per esempio per motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza o sanità pubblica) o su una specifica disposizione del diritto derivato».
Tanto basta al capo delegazione del Pd, Nicola Zingaretti, per passare all’attacco: «Il decreto del governo Meloni sul tetto agli alunni stranieri in classe - accusa - non è solo fuori da ogni buon senso e dalla realtà delle nostre scuole, è anche fuori dai trattati europei. La scuola italiana non ha bisogno di quote, ma di investimenti: insegnanti di italiano come seconda lingua, mediatori culturali, classi meno affollate, più tempo pieno, lotta all'abbandono scolastico. Su questo la destra non fa nulla, anzi nella nuova legge di bilancio taglia migliaia di docenti e allora cerca un nemico. Chiediamo alla presidente Meloni di ritirare il decreto prima che sia l'Europa a imporglielo».
Valditara non si scompone: premette che «l'istruzione non è una materia di competenza esclusiva della Ue» e spiega che, «come indicano tutti i report internazionali, la norma è a favore della integrazione», perché si riferisce «a quegli stranieri che non conoscano la lingua e dunque non realizza alcuna discriminazione». Per di più, aggiunge, «nella gran parte dei Paesi europei gli studenti stranieri di primo arrivo sono addirittura inseriti in classi separate». È probabile che il ministro avrà modo di tornare sul tema durante il question time alla Camera programmato per oggi, ma per ora non sembra particolarmente preoccupato.
Intanto esulta anche la Flc Cgil: «La Commissione europea ci ha dato ragione e ha dato ragione alla Costituzione italiana - afferma la segretaria Gianna Fracassi - e a tutte quelle scuole, quegli insegnanti, quel personale scolastico che, sfidando anche lo stesso ministero, hanno appeso fuori dalle aule la scritta “qui nessuno è straniero” oppure “articolo 34” perché la scuola è aperta e secondo me dà il senso di quello che ha detto la Commissione Ue». Lo stesso fa la Rete degli studenti medi. La Lega invece difende il provvedimento: «Ancora una volta Bruxelles dimostra di essere lontana anni luce dai problemi reali dei cittadini - attacca Luca Toccalini, deputato e segretario federale di Lega giovani -. Mentre la Lega al Governo interviene con una misura di buonsenso come il tetto agli stranieri per evitare classi ghetto, l'Unione europea si preoccupa di richiamare l'Italia e agitare lo spettro della discriminazione. Invece di sostenere chi prova a risolvere problemi concreti, come il ministro Valditara, l'Ue preferisce impartire lezioncine e mettere ostacoli».
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